Da oggi è nei cinema Primavera, il film con Michele Riondino, Tecla Insolia, Andrea Pennacchi e Fabrizia Sacchi (e con la partecipazione di Valentina Bellè e Stefano Accorsi) che racconta la storia di un’orfana dell’Ospedale della Pietà di Venezia, che nel 1716 incontrò un nuovo maestro di violino che le cambia la vita: Antonio Vivaldi.

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Prodotto da Warner Bros e Indigo Film, e tratto dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa, il film è diretto da Damiano Michieletto, all’esordio alla regia cinematografica ma già noto per le sue regie teatrali, soprattutto d’opera. Originario di Scorzè, ha lavorato nei più importanti teatri d’Italia e non solo, sarà direttore creativo della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina, ma ha scelto Venezia per il suo film, un contesto che conosce bene. Lo abbiamo raggiunto per qualche domanda. 

Possiamo dire che hai “scelto” Venezia, per questo tuo primo film?

Sì, quando è nata l’idea di fare un film, con la produzione che aveva apprezzato dei miei lavori al Teatro dell’Opera di Roma, è iniziata un’interlocuzione, avevo portato diverse proposte, tra cui questa. Non è un caso.

Cosa rappresenta per te questa città?

Tanto. Qui ho fatto la mia prima scuola di teatro, all’Avogaria, nel campus di San Sebastiano mi sono laureato, qui mi sono formato e ho lavorato tante volte, alla Fenice, al Goldoni. Si tratta di una città di riferimento per me, per i miei amici, mi ha permesso di sentirmi in un luogo che conosco e ho vissuto. 

Finora è stato apprezzato dalla critica, ma ti chiedo, perché andare a vedere questo film?

Perché è un bel film, a Chicago ha vinto il premio del pubblico, è piaciuto. Spero sia un film che possa renderci orgogliosi della nostra storia, di quello che la città ha creato, io mi sono appassionato girandolo, studiando per poterlo scrivere, spero che il pubblico si appassioni allo stesso modo. 

Avete creato una storia globale, il film è stato venduto in molti paesi diversi. È anche una storia veneziana?

Venezianissima, al 100%, racconta un poco cos’era la Repubblica. Per risolvere un problema sociale, quello dei bimbi abbandonati, la Serenissima si inventa di educarli con la musica, di creare un’orchestra di altissimo livello. Con la cultura si mangia, verrebbe da dire, con quei soldi finanziavano l’orfanotrofio. Fa capire il coraggio, la fantasia, il grande orgoglio veneziano. A prescindere dal nome di Vivaldi, che oggi è un nome conosciuto nonostante non sia stato molto fortunato in vita. Sono le nostre radici, che non si vedono ma ci sono, l’identità passa di qui. 

2 Tecla Insolia e Michele Riondino_DSC3698b_foto di Kimberley Ross-2Tecla Insolia (Cecilia) e Michele Riondino (Vivaldi) in una scena del film

Per te, la scelta di puntare su una storia che avesse la musica al centro, non è casuale…

No, è parte del mio lavoro. Ho sempre raccontato storie con la musica, dandole un valore narrativo e non solo di accompagnamento, così ho voluto fare sul grande schermo. 

Nel film si parla molto di soldi, di contratti, è un rimando anche all’attualità?

Non direi, leggendo le commedie di Goldoni, non ce n’è una in cui non si parli di soldi. C’era un’economia che riguardava le famiglie, i commerci, i mercanti. Nel film c’è una prospettiva, quella della grande potenza, sullo sfondo del film c’è una guerra, che non si vede ma c’è. L’economia è una caratteristica di tutte le grandi città che hanno fatto la storia. L’ingegno è una caratteristica dei veneziani, così come l’audacia, direi. L’arte produce economia. Oggi Venezia è una città che vive soprattutto di turismo, ma secondo me l’importante è dare ai turisti la qualità, la creatività, mi arrabbio invece quando vedo una città che si vende. 

L’istituto della Pietà esiste ancora, ma oggi ospita un hotel. Non ci avete potuto girare, ma avete tenuto un rapporto?

Certo, hanno un museo, in cui abbiamo studiato, hanno gli strumenti musicali, ci hanno raccontato la storia dell’Istituto. Purtroppo la chiesa è stata pesantemente rimaneggiata nel XIX secolo, e resta poco degli interni settecenteschi. Ma abbiamo lavorato anche in un altro contesto veneziano, il complesso dell’Ospedaletto, in Barbaria de le Tole, lì suonava un’orchestra e ci sono ancora le grate, la cantoria, gli arredi. Ci siamo ispirati per ricostruire la chiesa della Pietà dell’epoca. 

Un film tra verità storica e fantasia?

Questo ho amato del romanzo di Scarpa, partire da un fatto storico, Vivaldi che insegna all’orfanotrofio della Pietà, l’educazione delle orfane, per costruire un racconto fantastico, dall’immaginario incontro di queste due anime. E noi su quel racconto abbiamo costruito una nuova storia con caratteristiche cinematografiche, una sorta di fiaba, con al centro la musica. 

Da oggi 25 dicembre “Primavera” è in tutte le sale italiane

Tecla Insolia_DSC06797__foto di Elio di PaceUna scena del film in Laguna