Secondo l’ultimo focus dell’Osservatorio del vino di Uiv e Ismea, gli spumanti italiani superano la soglia simbolica del miliardo di bottiglie prodotte e commercializzate, raggiungendo quota 1,03 miliardi, di cui oltre 360 milioni destinate al periodo delle feste, tra Natale e Capodanno. La produzione nel 2025 è aumentata dell’1,8% rispetto al 2024, che già era stato un anno record, dopo una crescita quasi triplicata negli ultimi 15 anni.

Export spumante stabile ma con punte di eccellenza

Sul fronte internazionale, la performance delle bollicine italiane resta solida. Circa 7 spumanti italiani su 10 sono destinati ai mercati esteri, confermando la capacità del comparto di mantenere quote di mercato importanti, evitando flessioni che avrebbero potuto penalizzare l’intera filiera.

Particolarmente degno di nota è il segmento del Prosecco, e in particolare il Conegliano Valdobbiadene, che chiude l’anno con una crescita a doppia cifra del 10%. Anche i metodo classico mostrano segnali incoraggianti: le denominazioni principali come Franciacorta e Trentodoc crescono costantemente, mentre le produzioni di nicchia, come Oltrepò Pavese e Alta Langa, consolidano la propria presenza sul mercato di qualità.

Gli Stati Uniti sono la prima piazza mondiale

Se il mercato domestico garantisce volumi stabili, l’export trova negli Stati Uniti il suo principale driver di crescita qualitativa. Gli Usa sono la prima piazza al mondo per domanda di vino, come sottolineano i dati Uiv-Ismea, dove le bollicine italiane superano addirittura i bianchi nella preferenza dei consumatori americani. Oggi, infatti, gli spumanti tricolori rappresentano il 37% del vino italiano consumato negli Usa, seguiti dai bianchi con il 36% e dai rossi con il 17%.

Questa leadership è il frutto di anni di strategia commerciale, marketing territoriale e promozione della qualità. Gli spumanti italiani non sono più percepiti solo come vini da festa o da celebrazione, ma come prodotti di alta gamma in grado di competere con le bollicine francesi e di affermare la loro identità distintiva sul palcoscenico globale.

Il successo americano, inoltre, riflette una conoscenza sempre più approfondita del pubblico statunitense nei confronti dei marchi DOCG e DOC, del territorio di produzione e delle metodologie di vinificazione.

Ottimi risultati anche per la domanda interna

Guardando complessivamente le vendite di spumanti, tuttavia, a trainare il settore non è l’export, come accadeva negli anni precedenti, bensì la domanda interna.

In Italia, infatti, le bollicine registrano un incremento del 5% rispetto ai volumi del 2024, con oltre 106 milioni di bottiglie stappate durante le feste, il 96% delle quali prodotte nel nostro Paese. Al contrario, le importazioni di sparkling stranieri sono in calo del 8%, a testimonianza di una preferenza sempre più marcata dei consumatori italiani per i prodotti Made in Italy.

Guardando al futuro, le bollicine italiane si trovano davanti a sfide e opportunità. Da un lato, la stabilità della produzione e la crescita della domanda interna rappresentano un terreno solido su cui continuare a investire. Dall’altro, l’export, pur stabile, richiede un’attenzione costante a dinamiche competitive, logistiche e tariffarie internazionali.

Particolare attenzione dovrà essere rivolta ai mercati emergenti, dove la cultura del vino italiano è in crescita, ma la concorrenza locale e internazionale è intensa. Strategie di branding, partnership commerciali e investimenti nella formazione dei distributori e sommelier locali potranno giocare un ruolo chiave nel consolidamento della presenza italiana all’estero.