I mercatini di Natale magari non saranno il luogo dove andare a cercare chissà quali chicche gastronomiche o ricercatezze artigianali, tuttavia c’è un limite alla sciatteria. In uno dei mercatini di Natale più famosi d’Italia questo limite si è abbondantemente superato. A Roma a Piazza Navona ti aspetteresti la fiera natalizia più bella del mondo, collocata com’è tra monumenti irripetibili, per di più nell’anno del Giubileo. E invece trovi qualche sparuto stand di artigiani o produttori di presepe, troppa paccottiglia di pupazzi e peluche made in China o Vietnam e poi loro: i banchi di gastronomia e di dolciumi. Aiuto.

La Befana a Piazza Navona. A Roma un mercatino di Natale di basso livello
Il livello è così basso che si fa fatica a credere ai propri occhi. I banchi dei dolciumi presentano distese di prodotti industriali, improbabili ciambelle da farcire con altri prodotti industriali, snack confezionati a volontà all’insegna del packaging e dello zucchero. Sembra di essere in un discount sulla Tiburtina o in un ODStore sul Raccordo e invece sei sotto la facciata di una chiesa di Francesco Borromini e di fianco ad una fontana di Gian Lorenzo Bernini.

Non si capisce quale sia il senso di dover venire fino a qui e poi sfamarsi con (nella migliore delle ipotesi) normalissimi prodotti industriali. Ci saranno “specialità gastronomiche che contribuiranno a ricreare l’atmosfera tipica delle feste” promettono sul sito del Comune, ma non c’è nulla di tutto questo nella realtà dei fatti. Solo Mars, Bounty, M&M, Toblerone, Lion, KitKat, Duplo e mille prodotti confezionati simili. Sono prodotti dignitosissimi per stare vicino alla cassa dell’Autogrill, ma quale è la logica di allestirci mezza dozzina di banchi di un mercatino di Natale? Su Instagram il sindaco Roberto Gualtieri dice che la manifestazione è “sempre più bella”, ma sfidiamo chiunque a portarci un mercatino di Natale in Italia o in Europa con un’offerta gastronomica più deludente di questa.

Forse è il più grande tradimento che si può rivolgere ai bambini che vengono con gioia da generazioni in questa fiera. Ovvero far sì che loro incoscientemente associno lo spirito natalizio e dell’Epifania coi dolciumi industriali. E per fortuna che l’obiettivo di questa manifestazione dovrebbe proprio essere – sono gli intendimenti del Comune messi nero su bianco nei bandi – quello educativo, ludico e didattico verso i più piccoli. Invece c’è un girone infernale di sconsigliabili prodotti confezionati (plastica dappertutto, tra l’altro) e gli stand dedicati alle attività per i ragazzi, alle 19 del giorno di Natale, erano tutti chiusi.

Per quanto riguarda i banchi che prediligono prodotti salati, le cose non cambiano molto purtroppo: salumi di grandi brand industriali e focacce non propriamente sfornate da un Gabriele Bonci. Ma com’è possibile che con tutti i giovani artigiani, con tutti i ristoratori validissimi, con le tante realtà meravigliose che fanno street food di eccellenza a Roma, non si lavori per una fiera natalizia che porti in Piazza Navona tutto il meglio della città invece che questa offerta ad elevatissimo tasso di squallore? Nel frattempo il pubblico anno dopo anno diserta sempre di più: una volta venire a Piazza Navona a Natale era un’impresa, nella piazza non entrava uno spillo. Oggi solo qualche coraggioso si spinge fin qui e pochissimi – per fortuna! – azzardano l’assaggio delle pizze bianche farcite o delle povere ciambelle fritte che chiedono pietà da dietro i vetri dei banconi.

Un mercatino di Natale monopolizzato
Ma se alcuni banchi hanno prodotti poco interessanti, non basterebbe rivolgersi ad altri? Normalmente dovrebbe essere proprio così ed è così in tutti i mercatini. Ma qui no. Questo mercatino infatti ha un’ulteriore caratteristica: i banchi gastronomici e di dolciumi hanno tutti gli stessi prodotti. E anche la stessa disposizione della merce, la stessa grafica di pessimo gusto, gli stessi accessori. Giri per la piazza e trovi un’offerta clonata più e più volte. Stessi prezzi, stessi prodotti, zero concorrenza, zero diversità. Viene proprio meno il sale di questi eventi che sta nella diversa offerta nelle varie bancarelle che competono tra loro.

Piazza Navona. La maggior parte dei banchi ad una sola famiglia di ambulantiGuardando gli assegnatari dei “posteggi” (così si chiamano gli stand in termini burocratici nei bandi comunali) risulta in effetti ricorrere lo stesso cognome: Mario Tredicine, Dario Tredicine, Tania Tredicine, Alfiero Tredicine, Stefano Tredicine. Ci sono poi Pierina Franceschelli (moglie di Dino Tredicine), Anna Maria Cirulli (moglie di Mario Tredicine) e alcuni banchi sono della famiglia Molinaro, storica alleata della famiglia Tredicine. Insomma avete capito bene: la Fiera della Befana di Piazza Navona, uno dei mercatini di Natale più storici e importanti d’Italia, è stata appaltata ad un’unica assai discussa famiglia, quella che gestisce a Roma centinaia di bancarelle e camion bar in città da quarant’anni. Qualche anno fa, quando sindaco era Ignazio Marino, piuttosto che allestire una fiera con queste caratteristiche si decise di non farla affatto. E visti i risultati di oggi forse non fu una scelta sbagliata.

Una scelta ancora più indovinata sarebbe azzerare tutto e ripartire da zero facendo un bagno di realtà e riconnettendosi alla verità, ammettendo di avere il mercatino di Natale peggiore d’Italia e puntando a trasformarlo nel migliore. Basterebbe volerlo. In attesa che questa volontà politica si concretizzi, l’unico cibo consigliabile in Piazza Navona sono forse le caldarroste: vi costeranno uno sproposito perché vendute in regime di monopolio dalla stessa famiglia di cui sopra (incredibile ma vero!), però almeno vi eviterete un insulso prodotto industriale pieno di zuccheri e coloranti che potrete trovare dovunque.
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