David Lappartient traccia il bilancio dell’attività dell’Unione Ciclistica Internazionale durante il 2025. Nel corso di un seminario tenutosi alcuni giorni fa con le squadre WorldTour maschili e femminili e con i rappresentanti di corridori, team e organizzatori, il presidente del massimo organismo mondiale del ciclismo ha fatto il punto sui risultati raggiunti quest’anno dall’UCI, e durante l’incontro sono stati discussi diversi temi importanti in aree chiave del ciclismo professionistico su strada. Uno di questi è la lotta al doping, che, come dimostrato da alcune positività emerse nelle scorse settimane (la più rilevante delle quali è stata quella di Oier Lakzano), non riguarda solo il presente ma anche il passato.
“Abbiamo ribadito l’impegno incondizionato dell’UCI nella lotta al doping, nella vigilanza costante e nella rianalisi dei campioni fino a dieci anni dopo, che è quello che abbiamo fatto quest’anno rianalizzando 300 campioni – ha dichiarato Lappartient – Ciò richiede anche ricerca e risorse, in particolare attraverso l’autorità di controllo indipendente, l’ITA. Per noi non esiste un piano B: dobbiamo combattere il doping nel modo più efficace possibile“.
Altro argomento significativo affrontato è stato quello della sicurezza in gara, attorno alla quale non sono però mancati gli scontri e le polemiche con squadre e corridori durante il 2025: “Sono state fatte molte cose. Sono stati introdotti i cartellini gialli, le transenne e gli standard si sono evoluti, gli ostacoli sono protetti molto meglio. Dopo di che, ci sono delle cose che hanno funzionato un po’ meno perché, quando volevamo condurre i nostri test, abbiamo visto che c’era molta riluttanza. Come quando volevamo testare la limitazione dei rapporti o i localizzatori GPS“.
Per evitare gli incidenti più gravi, l’UCI vuole cercare di ridurre la velocità in gara e per questo motivo ha posto l’attenzione anche sull’equipaggiamento, introducendo nuove norme a riguardo negli scorsi mesi: “La velocità media si è alzata di 2 km/h negli eventi WorldTour negli ultimi cinque anni. È tanto. E quando si guadagnano 2 km/h, aumenta esponenzialmente il rischio di cadute, quindi l’equipaggiamento per noi è fondamentale“.
A livello economico è stata sottolineata la crescita degli stipendi dei corridori, ma anche le maggiori difficoltà delle squadre a far fronte a certi costi, tanto che alcuni team sono stati costretti a chiudere i battenti: “I budget sono aumentati in maniera significativa, anche i salari dei corridori sono molto alti, per le donne sono aumentati del 30% all’anno negli ultimi tre anni. Tuttavia, due squadre del WorldTour maschile sono scomparse, anche se sono state sostituite. Ma ciò dimostra che la situazione finanziaria delle squadre rimane complessa“.
Inevitabilmente si è parlato anche di quanto accaduto all’ultima Vuelta a España, con la questione della Israel-Premier Tech e la politicizzazione dello sport, riguardo alla quale Lappartient ha ribadito la neutralità dell’UCI: “Il nostro messaggio è chiaro: siamo politicamente neutrali. Siamo uno strumento per avvicinare le persone, non uno strumento per sanzioni“.
Il numero uno del ciclismo mondiale ha inoltre ribadito l’impegno dell’UCI sul clima: “Il mondo sta cambiando, il cambiamento climatico è una realtà. A questo proposito dobbiamo essere uno sport responsabile e quindi stiamo anche trasformando il nostro sport, e vogliamo che i nostri partner facciano lo stesso. Tutti stanno affrontando la questione per arrivare gradualmente, senza dubbio, a renderla uno dei criteri di valutazione o anche un criterio per assegnare le licenze WorldTour“.
