Un libro invece uscito pochi anni fa e che merita una sosta è senza dubbio “La racchetta di Freud”. I giorni delle feste sono la dimensione ideale in cui abbandonarsi alle pagine di Paolo Catanzaro cui va il merito di aver ricostruito attraverso un accurato lavoro d’archivio la passione che Sigmund Freud nutriva per il tennis. Una passione totalizzante, luciferina, folle. E non poteva essere altrimenti, visto il fecondo incontro tra colui che per primo ha saputo indagare i meandri oscuri della mente e uno sport i cui trionfi poggiano in larga parte sulla tenuta mentale dei suoi protagonisti. Freddo, razionale, empirico, tra le pagine di questo breve libro il dott. Freud ci viene invece riconsegnato come posseduto, attanagliato in modo irredimibile a una passione che sente attrarlo ma di cui non riesce a venire a capo in termini logici. E da capitale della Mitteleuropa, elegante e affettata, ecco venirci incontro una Vienna ora patria febbrile di visite concluse anzi tempo, e di un frenetico via vai di gente tanto entusiasta nel consegnarsi al suo nuovo demone quanto ignara delle conseguenze cui andrà incontro. 

Altra lettura che ben si addice a queste festività è l’ultimo libro scritto da Massimo Grilli, “Le stelle del tennis. Campioni, numeri, record. Uno show lungo 150 anni”. I nomi che vi troverete, così come i luoghi, le vicende, le curiosità, i record e quant’altro, sono coordinate che tutti gli appassionati potranno aver incontrato almeno una volta. Per chi invece di tennis è ancora per lo più digiuno, il libro è l’occasione perfetta per cominciare ad incuriosirsi, sorridendo e senza fatica. Perché l’opera di Grilli, sostenuta da un certosino lavoro d’archivio, non è fredda come i numeri e le statistiche (tra le altre cose) che lì andrete incontrando. Al contrario. Si gonfia di stupore e meraviglia, si colora di dettagli e nuove sfumature, e si lascia leggere come un unico romanzo d’appendice, campione dopo campione, stagione dopo stagione. Al punto che, a lettura finita, ci si chiede davvero se quanto appena sfogliato non sia invece un romanzo che al di là dei nomi e degli anni non racconti invece un’unica storia: quella dell’uomo che un giorno impugnò una racchetta e che, illudendosi di poterla domare cambiando materiali e fisico, oggi si ritrova ancora al punto di partenza: goffo e sublime, imperfetto eppure ancora capace, anche solo per un attimo e con un solo gesto, di produrre un soffio d’eternità, appena avvertito e già svanito. Effimero, e per questo eterno.