Under 23La categoria elite/Under 23 in Italia Può contare su un bacino di circa 1.500 atleti.
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Per avere in mano delle cifre più affidabili sulla stagione che verrà bisogna aspettare almeno fino a marzo, quando le gare saranno già cominciate e i tesseramenti e gli organici si saranno stabilizzati. Ma in linea di massima non dovrebbero essere poi così tanto differenti da quelle dell’ultima annata. Per quanto riguarda la categoria italiana Elite/Under 23, le formazioni registrate erano 53; 524, invece, gli elite; gli Under 23, infine, erano 1.037. Nel conteggio rientrano anche quelle squadre la cui attività è modesta e quei corridori che si trascinano per abitudine e che d’estate magari smettono, senza dimenticare chi pratica le altre discipline del ciclismo e chi, invece, sfrutta la strada per rendere meglio in pista, in mountain bike o nel ciclocross. Insomma, non tutti i 1.561 atleti ufficialmente contemplati hanno pedalato e corso con continuità su strada da febbraio a ottobre.

La categoria, a livello internazionale ancor prima che a livello italiano, sta vivendo una fase di assestamento. Se da una parte la nascita dei vivai professionistici sta rendendo sempre più esclusivo e spietato l’accesso alla massima serie, dall’altra l’Unione Ciclistica Internazionale ha deciso prima di tornare ad escludere i professionisti dai mondiali, dagli europei e dal Tour de l’Avenir, e poi di interrompere la Coppa delle Nazioni di categoria, specificando di voler dare maggiore enfasi a quella degli junior. Rimanendo sul suolo italiano, la divisione ha subito un evidente ridimensionamento: una buona parte dei migliori elementi militano all’estero e tante squadre hanno cessato l’attività (Zalf e Palazzago, per citarne due) oppure cambiato aria (la Mbh Bank sbarcata tra i professionisti, la Mastromarco entrata a far parte degli juniores, il Cycling Team Friuli confluito interamente nella Bahrain-Victorious diventandone la development).

ZalfLa Zalf, una delle squadre simbolo del dilettantismo italiano, ha chiuso i battenti a fine 2024 (foto: Angela Faggion).

Si avvertono i primi scricchiolii provenire anche dalla categoria precedente, quella degli juniores. Nonostante il mondo del professionismo le rivolga un’attenzione sempre maggiore, tenere i ritmi frenetici che il ciclismo moderno impone è dura. Ed è così che in Italia, per motivi diversi, hanno deciso di fermarsi sia la Otelli che il F.lli Giorgi. Alle difficoltà di gestire nella maniera corretta lo sviluppo fisico e psicologico di adolescenti a malapena maggiorenni, si affianca l’impotenza nel veder volare lontano i più talentuosi: nelle squadre giovanili sparse per l’Europa occidentale, se non direttamente tra i professionisti.

I numeri sono bassi. È preoccupante constatare che, in Italia, la serie in teoria più vicina al professionismo, vale a dire quella degli elite e degli Under 23, può contare su un bacino di appena 1.500 atleti circa, una parte dei quali come detto ormai arresa all’evidenza di un talento insufficiente o interessata a brillare in altre discipline e non su strada. Il malessere di una categoria riflette e allo stesso tempo amplifica un disturbo più generalizzato. Le medaglie e i trionfi raccolti ai massimi livelli sono il frutto di talento, dedizione e capacità di una rosa ristretta di nomi tra corridori e tecnici, la cosiddetta punta dell’iceberg; ma nel lungo periodo sono destinati a estinguersi, se dall’universo giovanile non arrivassero nuove leve a sufficienza.

MBH BankLa MBH Bank-Ballan, formazione di riferimento della categoria Under 23 negli ultimi anni, a partire dal 2026 diventerà professional (foto: Mario Zannoni).

Più che cercare di aumentare la portata e la qualità delle strutture e delle attività già presenti, la priorità adesso è portare i ragazzi in bicicletta, invogliarli a scegliere il ciclismo come sport principale: ma quante possibilità ci sono che nei prossimi anni il numero degli Under 23 o degli juniores in Italia torni ad aumentare sensibilmente stagione dopo stagione se la sicurezza e la sensibilità stradali sono ai minimi storici, e se l’assenza di un campione e di una grande squadra professionistica continua a privare il movimento di una stella polare alla quale volgersi per orientarsi?

Siccome la qualità può dipendere anche dalla quantità (banalmente: se il bacino da cui attingere è molto ampio, ci sono ottime possibilità di pescare qualcosa di buono), di tutte le proposte avanzate dagli addetti ai lavori la meno convincente è quella che vorrebbe la chiusura della categoria degli Elite/Under 23, ritenuta ormai ammuffita, a fronte di un più esteso impulso agli allievi e agli junior. Il mondo dilettantistico non starà attraversando il suo periodo più florido, d’accordo, ma cosa rimarrebbe di ciclistico in Italia se dovessero scomparire anche alcune delle corse più belle e quelle poche vere società semiprofessionistiche nate negli ultimi dieci anni? Che fine farebbero la seconda e la terza scelta degli juniores, potenzialmente valide ma scartata dai vivai? E chi rimpolperebbe la lista dei partenti di tante corse professionistiche, se le continental chiudessero i battenti? Se non vogliamo che il ciclismo faccia la fine di altri sport, praticamente scomparsi dalla quotidianità quand’anche in grado di distinguersi in ambito olimpico e internazionale, l’ultima cosa da fare è cancellare di proposito un’intera categoria.