di
Valentina Rorato
I numerosi episodi di discriminazione vanno a impattare sul modo in cui un bambino, o un ragazzo, concepisce sé stesso e il suo futuro: nel 92% dei casi ci sono conseguenze psicologiche
Usare la voce per esprimere se stessi e mettersi in relazione con gli altri. È una delle cose più naturali al mondo, ma a chi soffre di balbuzie o di un altro disturbo del linguaggio può risultare complesso e faticoso.
Una complessità amplificata dagli stereotipi e dalla necessità di questa società – iperperformante e giudicante – di andare sempre tutti allo stesso ritmo. Quando la comunicazione si trasforma in una sfida, può avere ripercussioni sulla salute mentale delle persone.
È questa è una delle tante conseguenze del voice shaming, termine coniato dall’Associazione Vivavoce per identificare tutte le forme di discriminazione di chi fatica a parlare in modo fluente.
La storia di Alessia
Lo sa bene Alessia, studentessa di 24 anni all’Università San Raffaele di Milano, che ha concluso la laurea magistrale in Biotechnology and Medical Biology da poco. Gli esami orali, soprattutto nel triennio, non sono stati semplici.
«Nel mio ambito è richiesto un linguaggio molto scientifico», racconta Alessia. «Con la balbuzie, quello che si tende sempre a fare è cercare la strada con le parole più facili, e non sempre coincidono con il linguaggio scientifico che si dovrebbe tenere in determinati contesti». Non sono mancati nel suo percorso gli episodi di voice shaming, anche da parte di professori. «A un esame, a cui volevo prendere un volto alto, ero agitatissima e ho balbettato veramente tanto. Il professore mi ha interrotto per dirmi: “Ho bisogno che tu tenga un linguaggio più scientifico, perché io non ti capisco, e se continui a parlare in questo modo, per me puoi tornare la prossima volta”. Ho dovuto accettare un 21 che, oggettivamente per quanto avevo studiato e quanto mi ero preparata, non meritavo assolutamente».
Le conseguenze psicologiche
Alessia non si è arresa. È riuscita comunque a portare a termine con successo il suo percorso di studi. Non è, purtroppo, sempre così.
Quasi il 75% delle persone con balbuzie subisce voice shaming e nel 92% dei casi ci sono importanti conseguenze psicologiche.
È quanto emerge dal terzo Annual Report dell’Osservatorio Voice Shaming presentato dall’Associazione Vivavoce. «Mi sono sentito chiedere: c’è bisogno di parlare di voice shaming? Sì, perché c’è bisogno di dare un nome a tutti questi episodi di discriminazione vera e propria che vanno ad impattare sul modo in cui anche un ragazzino concepisce sé stesso, il suo futuro, il rapporto con gli altri. C’è bisogno di dare dignità scientifica a questo fenomeno. C’è bisogno di iniziare a costruire una nuova cultura della voce», commenta Giovanni Muscarà, presidente di Vivavoce.
I problemi della discriminazione
Il dato più interessante dell’Osservatorio 2025 riguarda l’impatto del voice shaming (VS) sulla salute mentale: oltre l’85% delle vittime racconta di aver sofferto di ansia da moderata a elevata e il 50% ammette di aver avuto sintomi depressivi. «L’impatto negativo della balbuzie è notevolmente amplificato nel caso si subiscano forme di voice shaming. Il fatto di essere discriminati per il modo di parlare genera infatti un circolo vizioso tra esperienza discriminatoria, disagio emotivo e riduzione delle opportunità di espressione», spiega Antonio Schindler, otorinolaringoiatra, foniatra e direttore scientifico dell’Osservatorio Voice Shaming di Vivavoce.
Infatti, chi vive questo tipo di discriminazione fa i conti maggiormente (43%) con emozioni negative (come rabbia, inadeguatezza, isolamento e frustrazione) o sviluppa comportamenti evitanti (come l’interruzione del contatto visivo o dell’eloquio per paura di balbettare). Anche il pensiero ripetitivo negativo è una costante per chi ha subito VS (80%), così come la difficoltà a gestire le emozioni in maniera funzionale (78%).
I condizionamenti sul futuro
«Per noi esseri umani, la voce è lo specchio della nostra identità, della nostra personalità. E quindi qualsiasi processo che può interrompere la fluidità linguistica andrà a ripercuotersi, soprattutto a livello psicologico», spiega il professor Jubin Abutalebi, neurologo cognitivo e professore di neurolinguistica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, che sottolinea quanto l’impatto del voice shaming possa essere più grave nei giovani, con conseguenze a lungo termine sulla loro vita. «I contesti prevalenti in cui si subisce voice shaming sono la scuola, in primis, e l’ università».
Purtroppo, questa forma di discriminazione condiziona le scelte di vita nel 74% dei casi. «Ricordo un mio ex tesista, ragazzo veramente brillante. Dopo il dottorato, avrebbe potuto avere una carriera come ricercatore universitario. Cosa ha fatto? Il tecnico. È andato via dall’università. Molte volte il giovane che soffre di balbuzie da adulto sceglie una occupazione in cui magari parlare, presentare non è necessario». Quasi il 57% degli intervistati conferma il VS ha influenzato in qualche modo le scelte scolastiche o lavorative, e in generale alcune scelte importanti nel corso della vita (74,5%).
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27 dicembre 2025
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