Caro Aldo,
non capisco il senso del discorso di Natale di Zelensky, sognare la morte di Putin e nello stesso tempo pregare per la pace. C’è qualcosa che mi sfugge o forse non ho capito bene le sue parole?Roberto Romano
Caro Roberto,
È lecito augurarsi la morte del tiranno, o rallegrarsene? Il dilemma è antico come il mondo. Alceo invitava a brindare per la morte del tiranno Mirsilo, e Orazio riprendeva il tema — nunc est bibendum — per la sconfitta di Cleopatra e Antonio. Augurarsi la morte del tiranno Putin, criminale di guerra, è legittimo. Tuttavia farlo in un discorso pubblico, nel momento in cui il Papa implora peraltro inascoltato dai russi la tregua di Natale, non è una grande idea. Tanto più quando — purtroppo — non si sta vincendo la guerra. In questi quattro anni ci siamo sempre detti ammirati dalla resistenza del popolo ucraino, e non abbiamo cambiato idea. Tuttavia, nel momento in cui si discute su come porre fine alla guerra, esprimere l’auspicio che l’interlocutore muoia non sembra il prodromo migliore alle trattative. Certo, c’è stato un momento in cui a sentire gli Stati Uniti Putin non era più l’interlocutore. Purtroppo non è andata così. Putin non è stato scalzato dal potere, e se a farlo fosse stato Prigozhin probabilmente le cose sarebbero messe ancora peggio. Certo, Putin è quello che è. Non si accontenta del Donbass; vuole un suo uomo a Kyiv. La guerra non finisce non soltanto per la questione dei territori, ma perché non si riesce a definire l’assetto post bellico. L’Ucraina entrerà nell’Unione europea? Avrà le garanzie di non essere più attaccata, e nel caso disgraziato che lo fosse, di potersi difendere? Questo è il vero interrogativo. Il resto appartiene alla propaganda. La propaganda del Cremlino la conosciamo: aggressiva, mendace, minacciosa. La superiorità etica dell’Ucraina è legata al fatto non solo che è il Paese aggredito, ma che è una democrazia. E un leader democratico non si esprime così, neanche quando il nemico si merita questo e altro.
27 dicembre 2025
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