C’è un filo rosso che attraversa il 2025 di Bikeitalia. È fatto di idee nate in garage, sogni coltivati con ostinazione, errori, svolte improvvise e decisioni prese quando nessuno guardava. È il filo dell’imprenditoria ciclistica italiana, quella vera, che non vive di slide ma di chilometri macinati, mani sporche e visione chiara.
Negli ultimi mesi abbiamo raccontato alcune delle storie d’impresa che sono state tra le più lette, condivise e commentate dalla nostra community. Storie diverse tra loro, ma unite da un tratto comune: la bicicletta non come prodotto, ma come scelta di vita e strumento per cambiare le cose.
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Da una borsa cucita a mano a un gruppo globale: il caso MissGrape
La storia di MissGrape è una di quelle che fanno rumore senza urlare. Parte nel 2012, quando il bikepacking in Italia era ancora una parola per pochi, e arriva nel 2025 con l’acquisizione da parte di Elite, uno dei nomi più solidi del ciclismo mondiale.

Michele Boschetti – come ci ha raccontato in una puntata del nostro podcast “From Bike to Business” – non ha mai cercato scorciatoie. Ha scelto di crescere lentamente, di dire molti “no”, di non snaturare il progetto. Il risultato è un marchio riconosciuto ovunque, che entra in un grande gruppo senza perdere identità e autonomia. Una lezione chiara: la visione conta più della velocità. E in un settore in crisi, spesso il problema non è il mercato, ma la mancanza di una direzione autentica.
Un negozio di provincia che diventa hub di esperienze: Baldoni Bike Shop
Forlì, Romagna. Da qui parte la storia di Augusto “Gus” Baldoni, una vita intera passata in sella, tra agonismo, viaggi impossibili e amicizie che nascono pedalando. Il suo Bike Shop non è solo un negozio: è un punto di incontro, un laboratorio di idee, un luogo dove progettare nuove esperienze.

La collaborazione con Canyon e il progetto Collect & Ride raccontano un nuovo modello di negozio: aperto, competente, capace di accogliere chiunque senza pregiudizi. E poi c’è Gusoline, il marchio di bici su misura nato quasi per gioco e diventato una realtà solida. Per non parlare dell’amicizia con Jovanotti nata grazie all’amore per il viaggiare in bicicletta. Qui l’imprenditoria è esperienza vissuta, non teoria. E si sente.
Reinventare la pieghevole senza compromessi: Landerghini Bikes
Antonio Landerghini è un ingegnere veneto con la testa sempre accesa. Un giorno, durante una trasferta di lavoro, si accorge che la bici è l’unica cosa che non riesce mai a portare con sé. Le pieghevoli non lo convincono. E allora decide di inventarne una nuova.

Nasce così Landerghini Bikes: biciclette full size che si smontano e rimontano in meno di un minuto, senza perdere rigidità, estetica o prestazioni. Un’idea semplice e potentissima, protetta da brevetti internazionali e già pronta a dialogare con i grandi marchi. È l’innovazione che risolve problemi reali: furto, portabilità, libertà di movimento.
Una visione che mette le persone al centro: WD99 e Cristina Simi
Tra le storie più ispirazionali del 2025 c’è senza dubbio quella di Cristina Simi, fondatrice del marchio WD99. Una donna che – prima degli altri – ha visto nella bici elettrica una risposta al traffico, allo stress, a una città che sembrava non lasciare spazio alle persone.

WD99 non è solo un’azienda che produce ebike. È un manifesto: produzione in Italia, lavoro artigianale, attenzione al benessere dei dipendenti, una rete di concessionari trattati come partner. Qui l’innovazione non è solo tecnologica, ma culturale. E dimostra che si può crescere senza perdere umanità.
Cosa ci raccontano queste storie
Se c’è una cosa che queste esperienze ci insegnano è che nel mondo della bici non vince chi copia, ma chi crede davvero in ciò che fa. Chi ascolta, chi sperimenta, chi accetta di cambiare strada senza tradire quello in cui crede.
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