di
Giulio De Santis
Chiesto il processo anche per due dirigenti Acea. L’accusa contestata: omicidio stradale
A quasi quattro anni dalla morte di Leonardo Lamma, venuto a mancare il 7 aprile del 2022 in un incidente stradale a Corso Francia, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio di quattro dirigenti, due comunali e due di Acea, con l’accusa di omicidio stradale
Dinamica della tragedia secondo l’accusa.
Lamma, secondo l’accusa, avrebbe perso il controllo della moto su un dosso da ripianare dopo la chiusura di una voragine, apertasi a causa della rottura di una tubatura. Riparazione provvisoria, per altro, che secondo la procura avrebbe dovuto essere segnalata per allertare i motociclisti e autisti. Sempre secondo l’accusa, il dosso avrebbe, comunque, dovuto essere transennato.
Chi sono gli imputati che rischiano il rinvio a giudizio
L’udienza preliminare è stata fissata per il 6 marzo del 2026. Della tragica dinamica per la procura, sarebbe, innanzitutto, responsabile il capo del corpo dei vigli urbani del Gruppo Cassia, Barbara Luciani. Sul banco degli imputati siederà anche Andrea Ruggeri, all’epoca dirigente del Simu, rimasto coinvolto anche per la morte di Gaia e Beatrice. Il ruolo di Ruggeri, suo malgrado, è centrale anche in un altro processo. Il dirigente è stato infatti rinviato a giudizio per la scomparsa di Gaia e Beatrice, morte il 12 luglio del 2022 a causa di un salto corsia sulla tangenziale che, per l’accusa, sarebbe stato causato dall’assenza di di un guardrail all’altezza di via del Foro Italico. La lista degli accusati dal pm Attilio Pisani comprende due dirigenti Acea. Il primo è Maurizio Del Preposto, responsabile dei lavori di ripristino della strada a Corso Francia per via della rottura di una tubatura, e Luigi Romano, alla guida dell’impresa che ha svolto i lavori per conto di Acea.
Il ruolo ancora da chiarire del guidatore di un furgoncino
C’è infine un quinto accusato dalla morte di Leonardo Lamma: Regison Manjali. L’uomo, quel drammatico pomeriggio, era alla guida di un furgoncino. Una sua manovra potrebbe aver confuso Lamma, già in precario equilibrio dopo essere passato sul dosso, fino a farlo cadere. Per ora, Manjali è solo indagato, avendo la procura chiesto nei suoi confronti un supplemento di indagine. La storia processuale della vicenda è stata fin dai primi passi travagliata.
Le richieste di archiviazione della procura sempre bocciate
La procura ha infatti chiesto tre volte l’archiviazione, sostenendo che il dosso, qualora Lamma ci sia passato sopra con il mezzo, non sia stato rilevante nella tragedia. Tuttavia, nelle tre occasioni i genitori del 19enne, Stefano e Paola Lamma, assistiti dagli avvocati Antonio De Fazi e Massimiliano Capuzi, si sono opposti all’iniziativa degli inquirenti, ottenendo la bocciatura da parte del gip delle richieste della procura. La nomina di un nuovo consulente dell’accusa, l’ingegner Lucio Pinchera, ha permesso la svolta. L’ingegner Pinchera ha infatti stabilito che il dosso sarebbe stato decisivo. Lamma ci sarebbe passato sopra, le cattive condizioni del manto stradale gli avrebbe impedito di tenere il mezzo in equilibrio e, a quel punto, sarebbe scivolato sull’asfalto fino ad andare a sbattere contro lo spartitraffico. Conclusioni cui già da tempo erano giunti i consulenti dei genitori di Lamma, Francesco De Gennaro e Mario Scipione.
L’amicizia tra Gaia, Camilla e Leonardo. Il murales che li ricorda.
Il dramma di Leonardo è concatenato alla tragedia di Gaia e Camilla. Lamma, amico di Gaia, andò con le due ragazze la sera del 22 dicembre del 2019. Le giovani, al ritorno a casa, vennero poi investita Corso Francia, sulle strisce pedonali vicino al ristorante T-Bone. Ora un murales, all’ingresso del viadotto, ricorda le loro tragedie.
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28 dicembre 2025
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