Dal 1° gennaio
Se l’immobile è per locazione turistica diventa obbligatorio aprire la partita Iva. E a Verona raggiunti i 3.422 alloggi totali

Un alloggio turistico in centro. Con l’anno nuovo arriva la stangata sulla terza casa

Un alloggio turistico in centro. Con l’anno nuovo arriva la stangata sulla terza casa
Anno nuovo e nuovo giro di vite per gli affitti brevi. Dal primo gennaio, quindi tra poche ore, entrerà in vigore quanto prevede la legge di Bilancio 2026 che sarà approvata alla Camera martedì.
La terza casa
Dal terzo immobile dato in locazione turistica sarà obbligatorio aprire la partita Iva, perché si presumerà l’esercizio di un’attività di impresa. A questa mini-stretta, che riguarderà solo alcune migliaia di case, se ne potrebbero aggiungere presto altre, artefici Regioni e Comuni, a regolamentare profili amministrativi e urbanistici di gestione del fenomeno.
Partendo dalle novità fiscali, la manovra ha mantenuto il sistema di tassazione attuale sul primo immobile in affitto breve, al 21% con cedolare secca; il secondo, passerà al 26%. Dal terzo scatterà appunto l’obbligo di partita Iva; fino al 31 dicembre 2025 la presunzione di attività imprenditoriale è legata al limite del quinto affitto. Da ciò arriverà un maggiore gettito Irpef (uscito dal perimetro della cedolare) che la relazione tecnica della legge di Bilancio stima in 13 milioni di euro l’anno, a regime. Poca cosa, insomma. Molti proprietari, inoltre, aggireranno il nuovo limite dei tre immobili. Potranno intestare la terza casa a figli o parenti, darla in affitto lungo, cederla in comodato, per poi avviare un subaffitto.
«Attività in crisi»
«In Finanziaria troviamo l’ennesimo tentativo di scoraggiare le locazioni brevi. Dalle nostre attività, intanto, arrivano segnali di crisi», afferma Edoardo Nestori, presidente dell’associazione dei locatori turistici del Veneto. «Il turismo esprime numeri in sostanziale stabilità, mentre l’offerta di immobili in affitto breve è esplosa», evidenzia. «Conseguentemente si abbassano i prezzi e anche il numero di notti occupate per immobile. Tutti fattori che aggiunti a costi di gestione ed adempimenti in aumento scoraggiano i proprietari ad indirizzarsi verso questa forma di locazione».
I numeri
I numeri li snocciola l’assessore al patrimonio del Comune di Verona, Michele Bertucco. Solo nel capoluogo, nel 2014, gli immobili destinati ad affitti brevi erano 56. Nel 2024 sono saliti fino a quota 3.422 (dati aggiornati al 30 giugno scorso). Analogamente il fenomeno è cresciuto in provincia, in particolare sul Garda e nell’immediato entroterra.
«L’amministrazione», aggiunge, «ha licenziato una delibera urbanistica che limita il proliferare di questo genere di locazioni nel centro storico, entro le mura patrimonio Unesco». La vera stretta sugli affitti brevi potrebbe derivare, però, dalle iniziative delle Regioni. La Corte Costituzionale ha appena dato il via libera alla legge regionale della Toscana (che prevede il cambio di destinazione d’uso per abitazioni usate stabilmente come unità ricettive con conseguenze in caso di vendita, ndr), consentendo quindi a Comuni e governatori di andare a limitare il ricorso a questo tipo di locazioni. L’Emilia-Romagna ha quasi immediatamente licenziato un testo simile. Anche il Veneto potrebbe prendere posizione. «Meglio ancora sarebbe se una legge nazionale prevedesse regole uguali in tutta Italia», riprende Bertucco.
Secondo il report di Deloitte Economics «Why Verona – Il Bello e il Buono», l’anno scorso la provincia di Verona si è collocata al quinto posto nello Stivale per numero di arrivi (5,8 milioni) e presenze totali (19,5 milioni). Tuttavia, analizzando l’andamento degli ultimi dieci anni e confrontandolo con le prime cinque province italiane, Verona è in testa in Italia per incremento del numero di arrivi (+4,2%) e seconda per aumento delle presenze (+3,1%). Una performance che non si potrebbe neppure ipotizzare senza il contributo del mercato degli affitti turistici, che hanno attratto una quota di visitatori sempre in crescita. «Inutile perdersi in provvedimenti fiscali e normativi ulteriori ed oltretutto tardivi. Il mercato fa le leggi e sugli affitti brevi le potenzialità di crescita sono oramai al lumicino, anzi molti proprietari stanno pensando di tornare alle locazioni tradizionali oppure lasciano le case sfitte», tira le conclusioni Nestori.