di
Aldo Tani
«Questo è un bel regalo di Natale, l’anno finisce in bellezza», ha sottolineato il lavoratore. «Questo test del carrello non è stato effettuato solo su di me, ma anche su altri colleghi che spero abbiano giustizia»
Alla fine Fabio Giomi ha avuto ragione. Il giudice del lavoro del tribunale civile di Siena ha riconosciuto l’illegittimità del licenziamento del cassiere della Pam, allontanato dopo aver fallito il test del carrello.
«L’azienda è stata condannata al reintegro del lavoratore, al pagamento del danno subito e alle spese processuali», ha fatto sapere Mariano Di Gioia, segretario Filcams Cgil. «Questo è un bel regalo di Natale, l’anno finisce in bellezza», ha sottolineato il lavoratore, che prima dell’udienza, aveva auspicato: «Spero davvero che le cose vadano nel miglior modo possibile e che tutti possano avere la certezza che questo problema venga risolto nel modo giusto».
Poi facendo un passo indietro su ciò che gli è accaduto ha aggiunto: «Questo test del carrello non è stato effettuato solo su di me, ma anche su altri colleghi, e questa sembra essere la strada intrapresa dall’azienda. Una strada che vogliamo fermare, perché io, insieme al sindacato, considero che il test del carrello non sia legittimo».
Prima che il giudice Delio Cammarosano si ritirasse in Camera di consiglio, azienda e sindacati in aula si erano confrontati per oltre due ore. «All’inizio c’è stato un tentativo di mediazione, ma è fallito, perché l’azienda ha rinnovato la proposta di ritirare il licenziamento, sostituendolo con dieci giorni di sospensione», aveva spiegato Di Gioia. Copione già visto davanti al prefetto una decina di giorni fa, con il confronto tra le parti che si era concluso con un nulla di fatto.
Giomi non era solo. Un centinaio di persone hanno sostato in presidio davanti al tribunale. Mobilitazione indetta dalla Cgil, che ha portato a Siena rappresentanti sindacali da tutta la Toscana. «Siamo di fronte a un licenziamento che, per come la vedo io, è completamente illegittimo ed è figlio di un inganno, un inganno cercato apposta per licenziare un delegato del nostro sindacato», ha detto il segretario toscano Rossano Rossi, che poi ha precisato: «Licenziare un lavoratore con un inganno, cercato una prima volta senza riuscirci e poi riproposto una seconda volta, è qualcosa di gravissimo. Dove si voglia arrivare con questo metodo non lo sa nessuno».
La vicenda che riguarda Giomi non è un episodio isolato in Toscana. A Livorno due persone sono state licenziate per lo stesso motivo, mentre nel Pisano una lavoratrice è stata sospesa per dieci giorni. Non è escluso quindi che adesso, dopo la sentenza, ci possano essere dei ribaltamenti di fronte anche negli altri casi.
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29 dicembre 2025
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