Ha devastato l’impianto di videosorveglianza, ingerito quattro accendini, dato fuoco a due materassi e minacciato di morte il medico di guardia del carcere. Un detenuto della casa di reclusione di Rebibbia ha creato nel giro di 24 ore un vero e proprio pandemonio all’interno dell’istituto. Con non poca difficoltà, alla fine è stato bloccato dagli agenti di polizia penitenziaria. La vicenda è stata resa nota dal sindacato Cnn-Spp.

Caos a Rebibbia

I momenti di tensione sono cominciati il 26 dicembre. L’uomo di nazionalità tunisina – e presumibilmente in crisi di astinenza – aveva ingerito quattro accendini e due batterie. Trasportato prima all’ospedale Sandro Pertini e poi al nosocomio San Giovanni, è stato sottoposto a intervento medico per l’estrazione degli oggetti dal corpo. Nonostante la sua intenzione di creare scompiglio nel presidio sanitario, è stato contenuto dagli agenti per poi essere riaccompagnato a Rebibbia.

Materassi a fuoco, telecamere distrutte

Tutto sembrava finito, ma non è stato così. La sera successiva, infatti, ha chiesto di essere seguito con una terapia che però non era stata indicata dai medici. Così è andato su tutte le furie. In prima battuta ha oltraggiato e minacciato di morte la dottoressa di guardia all’interno del carcere. Dopodiché, ha devastato il piano, rompendo le telecamere, i neon e mandando in cortocircuito molte zone della sezione. Inoltre ha rotto vetri e schermi dei televisori, oltre a danneggiare quadri elettrici e parte dell’arredamento. Come una furia, infine, ha dato fuoco a due materassi. In quei frangenti, inoltre, ha minacciato di uccidersi se non avesse ottenuto le medicine che aveva richiesto. Gli agenti intervenuti, dopo una lunga mediazione, sono riusciti a farsi consegnare la lama con cui nel frattempo si era procurato dei tagli sul corpo. A seguire, è stato calmato e medicato. In quei frangenti i detenuti sono stati temporaneamente evacuati.

“Situazione inaccettabile”

Gianluca Garau, componente nazionale del sindacato Cnpp-Spp, è intervenuto sulla vicenda. E ha commentato: “L’ennesimo grave evento critico verificatosi all’interno dell’istituto evidenzia, ancora una volta, le condizioni operative ormai insostenibili in cui è costretto a lavorare il personale di polizia penitenziaria e non solo. Un solo detenuto, in evidente stato di agitazione, è riuscito a devastare un’intera sezione – ha sottolineato – distruggendo impianti di sicurezza, danneggiando strutture, appiccando incendi e mettendo a serio rischio l’incolumità di detenuti e operatori, con la sezione ancora aperta oltre l’orario di chiusura per l’impossibilità di intervenire in maniera tempestiva”. 

“Nuovamente – ha aggiunto – è stato solo grazie al senso del dovere, alla professionalità e allo spirito di sacrificio del personale intervenuto, richiamato in servizio e costretto a operare in condizioni di estremo pericolo, che si è evitato un bilancio ben più grave. Parliamo di uomini e donne della polizia penitenziaria che hanno garantito evacuazioni, sicurezza e ordine senza adeguati mezzi, senza organici sufficienti e senza tutele adeguate. Come organizzazione sindacale – ha concluso Garau – non possiamo più accettare che eventi di tale gravità vengano trattati come ordinaria amministrazione. La carenza cronica di personale, l’assenza di reparti idonei alla gestione dei detenuti ad alta problematicità, il mancato supporto sanitario e psichiatrico e il continuo sovraccarico di lavoro stanno trasformando le sezioni detentive in teatri di emergenza permanente”.