IL PUNTO – Tensioni a Mar-a-Lago: il faccia a faccia tra Trump e Netanyahu tra Gaza e il caso Somaliland

Non sarà una visita di cortesia quella che vedrà impegnato Benjamin Netanyahu a Mar-a-Lago lunedì prossimo. All’indomani del vertice con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Donald Trump si appresta a ricevere il Primo Ministro israeliano in un clima di crescente pressione. Il Tycoon è infatti deciso a spingere sull’acceleratore per l’avvio della “fase due” del piano per Gaza, cercando al contempo di ricomporre un’armonia diplomatica minata da recenti e profonde divergenze.

Lo strappo sul Somaliland

L’ultimo terreno di scontro riguarda il Somaliland. Il governo di Tel Aviv ha recentemente annunciato il riconoscimento ufficiale di questo territorio, rendendo Israele il primo Paese membro dell’ONU a compiere tale passo. Sebbene il presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi, abbia celebrato l’evento come l’inizio di una “partnership storica”, la mossa ha sollevato un coro di condanne internazionali.

La Somalia ha denunciato un “attacco deliberato” alla propria sovranità, ottenendo la convocazione di una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Anche la Turchia, l’Unione Africana e gli Stati del Golfo hanno espresso fermo dissenso. Persino Donald Trump si è mostrato scettico: pur dichiarando che la questione verrà “studiata e valutata”, il leader statunitense ha inizialmente opposto un secco rifiuto, liquidando provocatoriamente la vicenda con la domanda: “Qualcuno sa veramente cos’è il Somaliland?”.

Strategie nel Mar Rosso e il futuro di Gaza

Secondo gli analisti, la scelta di Netanyahu risponde a una precisa strategia: rafforzare le alleanze nel Mar Rosso — anche in vista di possibili operazioni contro gli Houthi — per compensare lo stallo della normalizzazione con il mondo arabo causato dal conflitto a Gaza.

Tuttavia, il cuore del colloquio in Florida resterà il futuro della Striscia. Trump preme per l’attuazione della seconda fase dell’accordo di pace, che prevede l’insediamento di un governo tecnocratico palestinese e il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione. L’obiettivo del Tycoon è arrivare al World Economic Forum di Davos, in gennaio, con basi solide per una risoluzione definitiva che includa il disarmo di Hamas e il ritiro delle truppe israeliane.

Lo scetticismo di “Bibi”

Netanyahu ha già manifestato forte scetticismo verso i piani elaborati da Jared Kushner e Steve Witkoff. Secondo fonti vicine ad Axios, il Premier israeliano tenterà di sfruttare l’incontro di lunedì per riportare Trump sulle proprie posizioni, cercando di arginare un pressing americano che si fa ogni ora più insistente.