La Lituania ha formalmente abbandonato la Convenzione di Ottawa, il trattato internazionale che vieta l’uso, la produzione e lo stoccaggio delle mine antiuomo. Il recesso è diventato effettivo sabato 27 dicembre, a sei mesi esatti dalla notifica ufficiale inviata al segretario generale delle Nazioni Unite.

Il provvedimento

Secondo quanto riferito dai media lituani, il ministero della Difesa aveva già anticipato che, una volta completata l’uscita dall’accordo, il Paese avrebbe avviato colloqui per valutare l’acquisto o la produzione di mine anti-persona. Nella stessa data è entrata in vigore anche la decisione della Lettonia di ritirarsi dalla Convenzione. Il percorso che ha portato a questa scelta era iniziato nei mesi precedenti: a marzo i ministri della Difesa di Lituania, Lettonia, Estonia e Polonia avevano diffuso una dichiarazione congiunta invitando all’uscita dal trattato, iniziativa alla quale si era poi unita anche la Finlandia. A maggio, il Parlamento lituano aveva dato il via libera definitivo al ritiro. Nonostante la maggioranza dei Paesi dell’Unione europea resti vincolata alla Convenzione di Ottawa, alcune grandi potenze – tra cui Stati Uniti, Russia, Cina, India e Pakistan – non vi hanno mai aderito.

La storia della Convenzione di Ottawa 

La Farnesina ricorda che la convenzione conclusa nel 1997 ed entrata in vigore nel 1999, è stata ratificata inizialmente da 164 Stati, inclusa l’Italia. L’universalizzazione della partecipazione al Trattato resta, quindi, uno degli obiettivi principali nel quadro della sua attuazione efficace. Attualmente, gravi preoccupazioni sono suscitate dal diffuso ricorso a questi tipi di armi da parte di attori non statuali, che sono anche in grado di produrle in proprio o di ricorrere a ordigni di circostanza noti come ordigni esplosivi improvvisati (Improvised Explosive Devices – Ieds). Altre aree di lavoro attuali riguardano la distruzione degli stock, la bonifica delle aree minate (e relative richieste di proroga ai termini finali per il raggiungimento di tali obiettivi), le misure di trasparenza e, soprattutto, l’assistenza alle vittime. Distruzione degli stock: la Convenzione impegna gli Stati parte alla distruzione di tutte le mine antipersona in loro possesso o sotto il loro controllo, «al più presto» ma in ogni caso non oltre i quattro anni dall’entrata in vigore del Trattato per lo Stato interessato. L’unica eccezione alle disposizioni sulla distruzione riguarda mine che possono essere tenute ai fini di addestramento relativo a tecniche di rilevamento, bonifica o eliminazione e in numeri comunque minimi necessari a tali fini. A oggi, 157 Stati membri hanno eliminato l’interezza dei loro depositi, che cumulativamente contano oltre 47 milioni di ordigni.

In cosa consiste

Il Trattato impone ai suoi membri l’identificazione delle aree contaminate, la loro segnalazione e delimitazione che garantisca la protezione dei civili finché il processo di bonifica non sia terminato. La bonifica totale deve intervenire entro 10 anni dall’entrata in vigore della Convenzione per lo Stato interessato, salvo richiesta di proroga che, comunque, non può superare un ulteriore periodo di 10 anni. Le disposizioni sull’assistenza alle vittime sono di centrale importanza nella Convenzione di Ottawa e, al tempo della sua negoziazione, rappresentarono una novità nel panorama degli strumenti di disarmo e controllo degli armamenti.


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