di
Giulio De Santis
Svolta nell’indagine della procura di Roma sui dipinti dal valore inestimabile sottratti al patrimonio italiano
L’inchiesta sulla composizione della collezione di opere d’arte della famiglia Agnelli è a una svolta. Si è infatti accertato che sono 35 i quadri d’autore che la Procura di Roma sta cercando. La lista è (in parte) coperta da segreto istruttorio. Per certo si sa che fanno parte di questa «collezione segreta» dipinti di Monet, di Picasso, di De Chirico. La ragione della segretezza, imposta dai magistrati è legata alla seconda svolta dell’indagine: per alcuni di questi quadri si avvierà il procedimento di confisca una volta che sarà individuato il luogo in cui si trovano.
Di sicuro, secondo gli inquirenti, non sono più in Italia. Dopo un passaggio sul territorio italiano, gli investigatori ritengono che siano stati trasportati fuori dal Paese, forse in Svizzera, ma senza darne comunicazione al ministero della Cultura.
Va ricordato che gli Agnelli, in quanto proprietari, hanno la libertà di trasferire un’opera d’arte, ovunque vogliano e in qualunque momento lo desiderino. Ma ogni possessore di beni di particolare pregio artistico e patrimoniale è obbligato a segnalare il trasferimento. In caso di mancata comunicazione al ministero, è inevitabile la confisca.
Dove punta l’inchiesta
Da dove nasce la novità? E’ una domanda cruciale nell’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e il pm Stefano Opilio. L’indagine, per ora senza indagati, ipotizza i reati di ricettazione e esportazione illecita di opere d’arte. È stata avviata nell’ambito della contesa tra Margherita Agnelli (69 anni) e i tre figli, John (49 anni), Lapo (47) e Ginevra (46) relativa all’eredità dell’avvocato Gianni Agnelli, padre di Margherita, venuto a mancare il 24 gennaio del 2003.
Nel corso della querelle, è emerso che di tredici dipinti, elencati nell’inventario allegato al testamento, si sono perse le tracce. Di alcuni sono state trovate delle copie, come per esempio, «La scala degli adii» di Giacomo Balla, il «Mistero e malinconia di una strada» di Giorgio De Chirico, «Glaçons, effet blanc» di Monet.
La tutela sui dipinti
La questione non ha solo rilevanza nel contenzioso tra Margherita e i figli. I dipinti, avendo un immenso valore artistico e patrimoniale, sono tutelati anche dallo Stato. Per cercare i tredici quadri d’autore è stato necessario acquisire le carte che compongono l’inventario della famiglia Agnelli che riguarda la loro collezione privata. Un’operazione compiuta, innanzitutto, attraverso la collaborazione con altre procure, come per esempio quelle di Milano e Torino, dove sono da tempo incardinati procedimenti che hanno avuto per oggetto i quadri scomparsi.
Ma poi è intervenuto un nuovo fattore: la collaborazione di Margherita. L’avvocato Dario Trevisan, storico legale di Margherita, ha messo a disposizione degli inquirenti certificati, liste private, bolle d’accompagnamento, contratti d’assicurazione dei dipinti. Una mole di materiale fondamentale, perché attraverso l’esame cartaceo è saltata fuori l’esistenza di ventidue dipinti di cui si ignorava che gli Agnelli fossero in possesso. Alcuni di questi sarebbero stati acquistati dall’avvocato Agnelli negli anni ottanta e novanta negli Stati Uniti.
Poi, attraverso una serie di passaggi, sarebbero arrivati in Italia per essere esposti nelle residenze private della famiglia. In questo caso, secondo una prima sommaria ricostruzione, l’ingresso nel nostro Paese non avrebbe alcun rilievo penale. Avrebbe dovuto essere segnalato l’acquisto, ma tuttavia il tempo trascorso rende irrilevante la questione. Queste opere si troverebbero ancora oggi in Italia. Pertanto non c’è alcun interesse della Procura ad approfondire l’argomento.
La procedura di confisca
Diverso è invece il discorso per quanto concerne il contenzioso tra Margherita e i figli. Materia che, come detto, esula dalle competenze della procura. L’esistenza di una parte dei ventidue quadri di cui la procura è alla ricerca e che non si trova più in Italia, è documentata da atti, allegati alla causa testamentaria e dalle bolle di trasferimento tra le residenza italiane della famiglia. Tuttavia a un certo punto se ne perdono le tracce. Come se fossero spariti nel nulla. Il sospetto che siano stati portati in Svizzera è fondato sul fatto che per un periodo sarebbero stati conservati nei «porti franchi» elvetici, zone libere da vincoli doganali. Poi sarebbero stati trasferiti nelle residenze svizzere degli Agnelli.
Adesso la Procura ha come obiettivo primario quello di far riemergere opere di valore per il patrimonio italiano. Nessuno sa per quale motivo si sia deciso di trasferirli all’estero. E le ipotesi sono diverse: sottrarli all’eredità? Motivi fiscali? Gli inquirenti non cercano risposte a queste domande. L’importante adesso è rintracciare i quadri. In un secondo momento, i proprietari potranno regolarizzare la situazione.
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30 dicembre 2025
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