Dalla periferia al successo cinematografico. Una storia di un ragazzo che, partito dal basso, è riuscito a farsi valere in un mondo “dove spesso c’è poca meritocrazia” e che è difficile da conquistare, specialmente per chi non ha una famiglia benestante alle spalle. Alessio De Leonardis, classe 1982, sta raccogliendo i frutti della dura gavetta grazie al suo ultimo lavoro, il docufilm “Semplice cliente”, pellicola che narra le “gesta” del bidello dell’Aquila Mario Magnotta, divenuto “virale”, quando ancora non c’erano i social, negli anni ’90.
La storia di Alessio De Leonardis
Nato e cresciuto a Colle Prenestino, Alessio ha sempre vissuto nella periferia est di Roma. “Ho iniziato a studiare cinema dopo il liceo – racconta a RomaToday – ho avuto la fortuna di incontrare persone che facevano questo mestiere e a 20 anni ho ottenuto il mio primo lavoro come assistente alla regia nel cinema, poi sono diventato aiuto regista a 22 anni” collaborando con i Fratelli Taviani e Marco Risi tra gli altri.
L’esordio alla regia
Il grande esordio alla regia arriva nel 2022 quando, insieme al cantautore Fabrizio Moro, scrive e dirige il film Ghiaccio. “Fabrizio è un fratello” dice ancora. Il film, che parla di una giovane promessa della boxe, riscuote un bel successo, più della seconda pellicola realizzata sempre insieme a Moro, “Martedì e Venerdì”.
Semplice cliente
La svolta, però, arriva nel 2025 quando Alessio decide di realizzare un docufilm su Mario Magnotta. Bidello a L’Aquila, Magnotta divenne celebre in Italia in seguito ad alcuni scherzi telefonici realizzati da alcuni studenti della scuola dove lavorava. Grazie al passaparola e al “traffico” di musicassette, strumenti oggi ormai preistorici, la vicenda del Magnotta fece il giro d’Italia, così come alcune frasi divenute ormai storia.
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“Non pensavo potesse avere un successo così grande – dice Alessio – dovevamo fare un paio di anteprime che, poi, sono diventate più di 40 perché andavano sempre esaurite”. Ecco perché, dal 12 gennaio, il docufilm tornerà in sala in tanti cinema. E, intanto, ci sono diverse piattaforme di streaming interessate all’acquisto del prodotto.
Il viaggio a L’Aquila
“Sono cresciuto con le cassette di Mario” ammette Alessio. “Progetti grandi, oggi come oggi, richiedono molto più tempo e denaro, specialmente in questo periodo di crisi del cinema. La formula del docufilm è più semplice a livello produttivo. Mi ero reso conto che nessuno aveva mai raccontato questa storia e ho deciso di farlo io”. Alessio è stato a L’Aquila dove ha parlato con i ragazzi che avevano organizzato gli scherzi. “Poi, sono riuscito a parlare anche con la figlia di Mario che, in passato, si era sempre rifiutata di parlare di questa storia. In questo modo ho ottenuto il materiale necessario per l’opera”. Ha creduto in questo lavoro, poi, Stefano Bacchiocchi, della Duende Film, che ha prodotto “Semplice cliente”.
Le difficoltà
Non è stato semplice ottenere il successo che, comunque, sembra essere effimero. “In questo mondo si vive di alti e bassi – spiega Alessio – il cinema è un lavoro molto settoriale. Soprattutto i registi, nella maggior parte dei casi, sono persone che generalmente, per fortuna loro, vengono da situazioni più facili. All’inizio, quando vuoi provare a fare questo mestiere, è difficile camparci”. A maggior ragione per chi arriva da una famiglia di operai. “Per pagarmi gli studi lavoravo di notte, facevo il magazziniere, commesso, il rider per le pizze. Insomma, occorre fare sacrifici e rinunce”. Non è quindi la periferia in sé l’ostacolo maggiore: “il problema è l’estrazione sociale e la voglia di fare. Ti metti in gioco e facendo sacrifici arriva quella sana rabbia che porta a impegnarti. Conosco tanti talenti che non hanno quella voglia di sacrificarsi”.
I prossimi lavori
Alessio non si vuole fermare. Ha già in mente un altro lavoro “su un personaggio che vive a Roma da una vita e del quale non si è mai parlato” ma, ovviamente, il nome è top secret. Intanto, “è già pronto un film che dovrebbe vedere la luce nel 2026” rivela ancora il regista. Insomma, nonostante il successo vuole continuare a premere il piede sull’acceleratore: “Si può passare dalle stelle alle stalle ma, l’importante, è continuare a lavorare senza mollare”.