di
Francesco Bertolino

«L’oracolo di Omaha» ha deciso di andare in pensione dopo aver costruito in 60 anni un impero finanziario a prova di crisi. Ora toccherà a Greg Abel guidare Berkshire Hathaway e decidere come investire i 380 miliardi che ha in cassa

Il 31 dicembre sarà l’ultimo giorno di lavoro di Warren Buffett, 95 anni compiuti lo scorso 30 agosto. «L’oracolo di Omaha», uno dei più celebri investitori di sempre, ha deciso che anche per lui è giunta l’ora della pensione. A partire dal 1°gennaio del 2026, perciò, Buffett lascerà al braccio destro Gregory Abel la guida di Berkshire Hathaway, colosso finanziario che custodisce attività per 1.200 miliardi e vale a Wall Street oltre 1.000 miliardi. 

Gli inizi nel tessile

Buffett è considerato dai più il miglior selezionatore di aziende nella storia del capitalismo statunitense: nella rosa delle sue scommesse vincenti figurano Apple, Coca-Cola e American Express, solo per citare alcune delle partecipazioni più note presenti nel portafoglio di Berkshire Hathaway, che oggi include oltre 200 aziende. 
La sua carriera ha però avuto inizio da un errore: l’acquisto di una piccola azienda tessile del New England, Berkshire Hathaway appunto, scalata dall’allora 30enne Buffett fra il 1962 e il 1965. «Nonostante il prezzo che ho pagato per Berkshire sembrasse conveniente, la sua attività tessile era destinata all’estinzione», ha ricordato l’anno scorso nella sua tradizionale lettera agli azionisti. Una sentenza che ha aperto spazi inimmaginabile per la vecchia ditta, trasformata in una finanziaria arrembante e spregiudicata.



















































Il fiuto per gli affari

Da allora, infatti, Buffett ha inanellato una serie di affari d’oro, seguendo una ricetta apparentemente semplice: comprare al giusto prezzo aziende di qualità, cioè a basso rischio e capaci di generare ogni anno utili elevati. Facile a dirsi, più difficile a farsi: Buffett ha dimostrato negli anni di saper scovare in anticipo imprese dotate di un vantaggio competitivo tale da consentir loro di registrare una profittabilità superiore alla concorrenza, anche in periodi di crisi. Nel tempo sono così arrivati gli investimenti in Visa, Mastercard e American Express, semi-monopolisti nei pagamenti elettronici, e in Apple e Coca-Cola, marchi scelti da fedelissimi clienti. 

L’intuito assicurativo

L’altra intuizione di Buffett è stata quella di comprare due grandi compagnie assicurative, National Indemnity e Geico, tuttora motore degli investimenti di Berkshire Hathaway. I premi versati dai sottoscrittori delle loro polizze hanno fornito alla società una fonte abbondante di capitali a basso costo da investire in altre aziende, quotate e non. La strategia di Buffett prevede infatti di comprare partecipazioni di minoranza in grandi gruppi scambiati in Borsa e di prendere possibilmente il controllo di imprese più piccole attive nello stesso settore ma ancora in mani private. 
«Woody Allen ha una volta spiegato bene perché l’eclettismo funziona – ha scritto nel 1995 Buffett per spiegare la sua strategia – il vero vantaggio di essere bisessuale è che raddoppia le tue chance di avere un appuntamento il sabato sera». 

I ritorni eccezionali

Questa combinazione di capitale a basso costo e di investimenti mirati su aziende di qualità ha consentito a Berkshire Hathaway di battere l’S&P 500, l’indice principale di Wall Street, e a Buffett di attrarre alle assemblee annuali degli azionisti una pletora di piccoli investitori adoranti. D’altronde, chi avesse investito 100 dollari nel 1965 in Berkshire oggi si troverebbe in portafoglio quasi 10 milioni di dollari; chi avesse puntato la stessa cifra sul S&P 500 avrebbe in mano «soltanto» 90 mila dollari. Un divario enorme di rendimento scavato soprattutto durante le crisi finanziarie, quando l’affidabilità percepita di Buffett ha consentito a Berkshire di perdere poco o nulla in Borsa. E, soprattutto, di comprare a prezzi di occasione titoli in aziende di grande avvenire. Da cui la più celebre citazione dell’oracolo di Omaha: «Bisogna essere timorosi quando gli altri sono avidi e avidi quando gli altri sono impauriti». 

Gli errori dell’oracolo

Non che la carriera da investitore di Buffett sia stata priva di inciampi e cantonate. Una delle maggiori è stata la decisione di investire in Heinz e poi di sostenerne la fusione con Kraft: l’aggregazione fra i due colossi alimentari si è rivelata un flop finanziario e industriale tanto che Kraft Heinz sta ora studiando come ridividersi in due società autonome e distinte. Berkshire, intanto, ha dovuto svalutare la sua partecipazione nel gruppo di 4 miliardi. Ma nessuno ha ritenuto di doverne chiedere conto a Buffett tanta e tale la reputazione che il gestore è riuscito a conquistarsi in 60 anni sul mercato. Ed è questo – la pazienza sua e dei suoi azionisti – una della altre grandi doti che ha consentito a Berkshire Hathaway di diventare una holding di investimento senza eguali nel mondo. 

Il successore Abel

La domanda che ora tutti gli investitori si pongono però è: questi vantaggi competitivi saranno ancora così forti dal 1° gennaio 2026? In altri termini, quanto il successo di Berkshire Hathaway sopravviverà a Warren Buffett? Toccherà a Greg Abel dimostrarlo. Il nuovo numero uno dovrà in particolare spiegare al mercato come intende investire i 380 miliardi di liquidità accumulati da Berkshire Hathaway. Sinora gli azionisti non hanno messo né fretta né pressione a Buffett affinché ponesse a reddito questa enorme mole di denaro; con Abel potrebbero diventare più impazienti e chiedere, per esempio, che il gruppo torni a pagare un dividendo a distanza di 58 anni dall’ultimo stacco cedola del 1967. 

Nuova app L’Economia. News, approfondimenti e l’assistente virtuale al tuo servizio.

SCARICA L’ APP

Iscriviti alle newsletter de L’Economia. Analisi e commenti sui principali avvenimenti economici a cura delle firme del Corriere.

30 dicembre 2025