C’è qualcosa di davvero inquietante che accompagna l’uscita dell’ultima stagione di Stranger Things: l’ondata di critiche feroci contro Millie Bobby Brown per il suo aspetto “irriconoscibile”. Il pubblico non le perdona di essere cresciuta e l’accusa di aver fatto ricorso alla chirurgia estetica. Ma problema non è lei, è chi continua a sezionare e giudicare il corpo delle donne
30 Dicembre 2025
@Netflix
L’attesissima quinta stagione di Stranger Things è uscita e i social sono invasi da meme e scene della serie tv, ma i riflettori sono soprattutto puntati su Millie Bobby Brown, che interpreta Undici.
Peccato però che nella maggior parte dei casi è stata presa di mira da insulti e critiche al vetriolo. Per cosa? Per il suo aspetto fisico. L’attrice britannica, che ha 21 anni, è accusata di essere “rifatta”, “irriconoscibile” e “inespressiva”. In tanti non le perdonano il fatto di essere cresciuta e non essere rimasta la bambina 12enne della prima stagione della serie, cristallizzata per sempre nell’immaginario collettivo.
Il diritto di cambiare ed evolversi senza essere giudicati
Una parte dell’opinione pubblica sembra non accettare una verità semplicissima: i volti cambiano, i corpi si evolvono. Il problema, però, è che alle donne – specialmente se famose – questo cambiamento non viene concesso. Proprio qualche mese l’attrice si era sfogata sui social raccontando il suo disagio per essere costantemente sotto la lente di ingrandimento (deformante) di fan, di giornalisti inopportuni e dei media in generale e non per il suo talento. Un tabloid inglese aveva addirittura titolato “Perché la Gen Z come Millie Brown invecchia così male?”.
“Voglio prendermi un momento per affrontare qualcosa che ritengo più grande di me, – esordisce l’attrice, 21 appena compiuti a febbraio – qualcosa che riguarda ogni giovane donna che cresce sotto i riflettori. Penso che sia necessario parlare di questo. Ho iniziato in questo settore quando avevo 10 anni. Sono cresciuta davanti al mondo e, per qualche motivo, le persone non riescono a crescere con me. Invece si comportano come se dovessi restare bloccata nel tempo, come se dovessi essere ancora come quando recitavo nella prima stagione di Stranger Things. Questo non è giornalismo. Questo è bullismo. Il fatto che gli scrittori adulti passino il loro tempo a dissezionare il mio viso, il mio corpo, le mie scelte, è inquietante. Il fatto che alcuni di questi articoli siano scritti da donne? Anche peggio”.
Millie Bobby Brown non ci sta: non ha intenzione di lasciarsi schiacciare da questa macchina che è come un tritacarne nei confronti di chi lavoro nel mondo dello spettacolo.
“Le persone deluse non riescono a sopportare di vedere una ragazza diventare donna alle sue condizioni, e non alle loro. Mi rifiuto di scusarmi per essere cresciuta. – continua nel video di sfogo – Mi rifiuto di reprimermi per essere all’altezza di aspettative irreali di persone che non sopportano di vedere una ragazza diventare una donna. Non mi vergognerò per come sono, come mi vesto, o come mi presento. Siamo diventati una società dove è molto più facile criticare che fare un complimento. Perché la reazione istintiva è dire qualcosa di orribile piuttosto che dire qualcosa di carino? Se per te è un problema, mi chiedo: cos’è che ti mette così a disagio? Facciamo meglio. Non solo per me, ma per ogni ragazzina che merita di crescere senza paura di essere fatta a pezzi per esistere semplicemente”.
Parole lucide, dirette, difficili da contestare. Eppure, nonostante tutto, il meccanismo si ripete e il tritacarne torna in azione. Articoli e commenti spietati si moltiplicano, il corpo delle donne resta terreno di giudizio pubblico. Segno che, evidentemente, quella lezione non l’abbiamo ancora imparata.
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