“Helen Mirren ha rotto la sua regola di non interpretare mai dei malati terminali per sostenermi come regista donna esordiente”. E con un nome del genere dalla sua parte, Kate Winslet è partita già in vantaggio per il suo debutto dietro la macchina da presa con Goodbye June, dramma natalizio disponibile su Netflix. Ma non era il suo unico asso nella manica. Lo dimostra un cast corale di attori strepitosi – Toni Collette, Johnny Flynn, Andrea Riseborough, Timothy Spall e la stessa Winslet – e una sceneggiatura capace di bilanciare dramma e umorismo firmata da Joe Anders, figlio ventiduenne della stessa regista avuto con Sam Mendes.
“Sapevo che scriveva, ma non mi aspettavo che fosse così bravo già alla prima lettura. Si è ispirato alla scomparsa di mia madre nel 2017: ha preso quello spunto emotivo e ne ha creata una immaginaria”, ricorda Winslet. “Inizialmente volevo solo produrlo e recitare la parte di una delle sorelle. Poi ho capito che non potevo lasciarlo andare. Mi sembrava troppo personale. Volevo che mio figlio rimanesse coinvolto. È stato meraviglioso averlo sul set”.
La pellicola è ambientata poco prima di Natale, quando un imprevisto problema di salute della matriarca June getta nel caos quattro fratelli adulti e il loro esasperante padre alle prese con complicate dinamiche familiari e una possibile perdita. Una storia che l’attrice ha sentito sua al punto da farla sentire pronta a confrontarsi con la sua prima regia. “Negli ultimi dieci anni, registi come Danny Boyle e Frances Lee, insieme ad alcuni membri della troupe, mi hanno spesso detto che pensavo come una regista e mi chiedevano quando avrei fatto il grande passo”, ricorda Winslet.
“Quando è arrivato Goodbye June, mi sono sentita sorprendentemente pronta. Non volevo dirigere qualcosa finché non fossi stata certa di poter supportare gli attori in una storia così delicata e divertente. Avevano bisogno di sentirsi protetti e io mi sentivo pronta a creare quell’ambiente per loro”. Il risultato è un film profondamente emozionante, ma anche ricco di parentesi comiche che si inserisce in una lunga tradizione di dramedy inglesi.
“Per me il tono è un incrocio tra Segreti e bugie e Quattro matrimoni e un funerale. Ha quel battito tipicamente britannico – confida la regista – L’umorismo era fondamentale. Di fronte a una perdita, capitano momenti assurdi o battute involontarie. Il personaggio di Spall usa l’ironia perché non riesce ad accettare di perdere la moglie dopo 50 anni passati insieme. Anche il personaggio di Toni Collette è straordinario: è una figura familiare, qualcuno che potresti aver incontrato davvero. Cerchiamo sempre versioni di noi stessi nelle storie che vediamo al cinema”.
Una storia nella quale per il pubblico sarà facile specchiarsi. “Mi auguro – dice Winslet – che offra alle persone il coraggio di affrontare conversazioni che altrimenti non avrebbero mai il coraggio di fare con i propri cari. L’amore è prezioso e non sappiamo mai quanto tempo ci resta”.
Manuela Santacatterina