Muovendosi sul limite sottilissimo tra ciò che è doping e ciò che non lo è, il ciclismo ora si sarebbe inventato una nuova pozione magica, contenuta in quella che è stata ribattezzata “Finishing bottle”, la borraccia del finale. Un mix nel quale spicca il Tapentadol, un antidolorifico “dieci volte più forte del Tramadol”, ma ancora tra le sostanze sotto osservazione da parte della Wada e solo per quanto riguarda il suo utilizzo in gara. La denuncia arriva dal MPCC, il Movimento per un ciclismo credibile, un gruppo di squadre sempre più sottile (ora le World Tour sono solo 7), che ha da poco cambiato presidente e ha lanciato l’allarme alla fine di un anno che ha visto il ciclismo battere tanti record di velocità. E ciò, naturalmente, ha sollevato nuovi interrogativi.

La denuncia del MPCC

Il Mouvement pour un Cyclisme Crédible (MPCC) ha rilasciato una dichiarazione in cui invita l’UCI a “fermare la crescente medicalizzazione dello sport” e a stabilire regole più severe sui prodotti che i ciclisti possono utilizzare. La dichiarazione cita i chetoni, che l’MPCC mette al bando ma che l’UCI ha recentemente sconsigliato senza vietarli formalmente, e soprattutto l’antidolorifico oppioide Tapentadol. L’MPCC è stato istituito nel 2007 e opera come organismo indipendente che mira a porre fine alla “zona grigia” relativa al doping e ai farmaci nel ciclismo. Stabilisce regole più severe a cui le squadre possono aderire volontariamente: attualmente ne fanno parte sette squadre WorldTour e quattro squadre femminili WorldTour.

La nuova fase del MPCC

Il gruppo ha un nuovo presidente, Emily Brammeier, responsabile delle comunicazioni della Picnic PostNL, che ha preso il posto dello storico presidente Roger Legeay. “L’MPCC è sempre più preoccupato per l’uso eccessivo di farmaci nello sport e invita il suo organo di governo a prendere provvedimenti contro l’espansione della cosiddetta zona grigia”, ha affermato l’organizzazione in una nota. “Questa zona grigia comprende sostanze e trattamenti medici non ancora vietati dalla Wada, ma che sollevano seri interrogativi etici quando utilizzati da atleti sani, anziché dai pazienti malati per i quali sono stati sviluppati. Il ciclismo ha bisogno che l’Uci agisca rapidamente e con decisione per proteggere sia la credibilità dello sport che la salute del gruppo, in modo che nessun atleta si senta costretto ad assumere prodotti discutibili solo per mantenersi al passo.”

“Uci troppo lenta”

Secondo l’MPCC, la rapidità dell’azione dell’Uci è un problema: “Le lunghe tempistiche dei processi antidoping senza un’azione rapida e concreta lasciano spazio a dibattiti su varie sostanze ogni anno, consentendo agli atleti di continuare a usarle nonostante le domande senza risposta sui loro effetti sulla salute o sul miglioramento delle prestazioni “. L’organizzazione ha anche chiesto se non sia più sicuro vietare i prodotti sotto inchiesta e poi reintegrarli se si scopre che non sono pericolosi.

La finishing bottle

“Le voci sulla cosiddetta ‘finishing bottle’ sono tornate a scuotere il gruppo” scrive il MPCC, “con diverse sostanze ‘al limite’ che verrebbero miscelate e distribuite tra i corridori per prepararli alle fasi conclusive della gara”. Sul Tapentadol, il MPCC è durissimo: “L’Uci ora monitora questa specifica sostanza, ma dobbiamo aspettare il risultato di un’altra lunga analisi mentre la salute dei ciclisti è a rischio e gli incidenti diventano sempre più frequenti?” hanno chiesto. L’MPCC ha invitato l’Uci a procedere più rapidamente nel processo decisionale, citando l’esempio dell’uso del monossido di carbonio e del suo successivo divieto come prova del fatto che l’organismo può agire rapidamente e adottare misure decisive per chiudere il dibattito sui prodotti contestati. “Ciò che è chiaro è che, finché persisterà questa zona grigia, la credibilità del ciclismo continuerà a risentirne e la salute dei ciclisti sarà a rischio”.

Il Belgian pot

Negli anni Novanta spopolava il Belgian Pot, un mix micidiale utilizzato soprattutto dagli atleti fiamminghi. Nel suo libro “Prigionieri del doping”, Philippe Gaumont lo raccontava così: “Ho sempre sentito dire dai veterani che assumere anfetamine per una lunga uscita di allenamento aiuta a sbloccare il motore”. Gaumont descrive l’uso del Belgian Pot durante una sessione di allenamento di sette ore del team Cofidis sulle montagne di Arcalis nel 1997, dove, grazie alla sostanza, distanziò facilmente gli scalatori della squadra. In seguito, divenne dipendente dal pot belge per allenarsi: “Non appena non mi sentivo bene con me stesso, assumevo il Belgian Pot”.