Tra agosto e settembre l’Aston Villa di Unai Emery sembra una squadra in declino. Quella con l’età media più alta del campionato inglese e con l’attacco più sterile. Il primo gol in campionato arriva solo il 21 settembre, una bomba da fuori area di Matty Cash che piega le mani del portiere del Sunderland. Al termine di quella gara allo Stadium of Light, terminata 1-1 nonostante il Villa l’avesse affrontata in superiorità numerica per un’ora di gioco e andando anche in vantaggio, Unai Emery è molto duro in conferenza stampa. «Non stiamo giocando come vorrei. Dobbiamo recuperare la nostra identità. Non sono frustrato dai risultati, ma da come stiamo giocando. Non siamo a nostro agio. Dobbiamo cercare di recuperare la nostra personalità e la nostra sicurezza. Siamo spesso pigri». In quel momento l’Aston Villa è terz’ultimo in Premier League, senza vittorie e con un solo gol segnato.
Ora dicembre è praticamente finito è l’Aston Villa è terzo in classifica. Una scalata perentoria da una parte all’altra della classifica, grazie una striscia di vittorie incredibile a composta da partite avvincenti, rimonte disarmanti, gol all’ultimo minuto. In tutte queste partite a un certo punto Emery esultava saltando sulla riga del limite dell’area tecnica, i capelli lunghi pettinati all’indietro col gel immobile, la bocca spalancata. Dopo il gol vittoria di Rogers contro il Manchester United si è tolto il giubbotto per sventolarlo come un asciugamano. Novembre e dicembre sono stati i suoi mesi: ha battuto prima il City di Guardiola e poi l’Arsenal di Arteta, un 2-1 siglato all’ultimo secondo dopo un batti e ribatti in area lungo 10 secondi finché Emiliano Buendia non ha trovato la conclusione giusta per battere Raya. Un’azione che fotografa la caparbietà del Villa nei momenti cruciali delle partita.
Nel weekend del Boxing Day il Villa ha consolidato il terzo posto in classifica battendo il Chelsea per 2-1 in rimonta a Stamford Bridge grazie a una doppietta rabbiosa di Ollie Watkins, subentrato nel secondo tempo. La squadra di Emery ha effettivamente recuperato la propria identità e nel farlo ha cambiato completamente le prospettive della stagione. Dal 28 settembre ha vinto 12 partite su 13 in Premier League, concedendo solo una sconfitta al Liverpool che sa di sollievo nella loro disastrosa stagione. Attualmente vive una striscia undici vittorie consecutive in tutte le competizioni, un record per il club che non capitava dal 1914. Il primo posto in classifica, occupato dall’Arsenal è lontano solo 3 punti. Due anni fa esatti, l’Aston Villa viveva un altro grande dicembre battendo in pochi giorni sia l’Arsenal che il Manchester City. Allora quello ci sembrava il grande capolavoro di Emery, ma allora non sembrava una pretendente. Uno scherzo del destino, o del calendario, ha messo di fronte per l’ultima partita dell’anno la squadra di Emery proprio contro quella di Arteta in quella che ora è una partita decisiva e che scioglierà qualche dubbio.
L’Aston Villa è in qualche modo diventata una pretendente per il titolo in Premier. Dobbiamo considerarla perché oggi è terza a due punti dall’Arsenal, ma resta ancora difficile immaginarla poter fare la corsa a portaerei come i Gunners e il Manchester City. L’inizio di stagione con un mese intero a secco di gol faceva presagire una brutta annata e confermava l’idea che perdere Rashford e Asensio fosse un brutto colpo. Guardando i dati degli xG la squadra di Emery è in over-performance. In Premier League ha segnato 29 gol prodotti da 19.1 xG creati (dati FBRef) e ne ha concessi 19 di fronte a 24.9 xGA. Numeri che parlano di una squadra che sta massimizzando tutto in entrambe le fasi: per quanto potrà continuare così?
Se gli xG spiegano poco il grande momento della squadra di Emery lo fa un po’ di più l’atteggiamento resiliente dei giocatori in campo. Il Villa affronta le partite come un pugile bravo a incassare per lunghi tratti dell’incontro e capire quando e come trovare il colpo del KO. Il rendimento della squadra cambia tra il primo tempo, dove tende ad andare in svantaggio, e il secondo. Dei 29 gol segnati in Premier 18 sono arrivati durante la seconda frazione, a cui vanno aggiunti 7 tra il trentesimo e il quarantacinquesimo minuto. Sono nove i gol realizzati da giocatori subentrati.
Per trovare questi gol ci si sta affidando soprattutto a Morgan Rogers, il giocatore più in ascesa. In questa stagione Rogers ha segnato 7 gol, con due doppiette per battere in rimonta (ovviamente) il West Ham e il Manchester United. Rogers, che ha 23 anni, è un talento peculiare, forse tra tutti quello che ricorda di più il primo Dele Alli. Sa ricevere spalle alla porta a centrocampo per poi girarsi e andare via all’uomo, sa attaccare la profondità con e senza palla, è un giocatore elettrico e sfrontato che migliora nella finalizzazione stagione dopo stagione. In Inghilterra qualcuno si chiede se possa addirittura soffiare il posto da titolare di Jude Bellingham nella Nazionale di Tuchel in vista del Mondiale.
Durante il primo mese del campionato Rogers sembrava un giocatore appannato. Da quando il livello delle sue prestazioni è tornato quello della stagione scorsa il Villa ha svoltato. Emery gli ha anche cambiato posizione nel sistema di gioco ormai marchio di fabbrica del tecnico basco (il 4-2-3-1 che si modella in 4-4-2 o 4-2-4 a seconda dell’avversario). Ha deciso di farlo partire largo sulla fascia sinistra rispetto a quella da mezza punta centrale o trequartista dello scorso anno. Una scelta che sta pagando dazio come ha scritto Michael Cox su The Athletic. Al momento, Rogers sta attraversando uno di quei periodi di forma smagliante in cui sembra che non possa sbagliare. Se la palla arriva a portata del suo piede destro nei pressi dell’area, finirà in rete, come ha scritto Jonathan Wilson sul Guardian.
Il gol di Rodgers rientrando sul destro seguito dall’esultanza che condivide con l’amico Cole Palmer.
Quella della posizione di Rogers è l’unica grande novità nel sistema di Emery. Wilson si è chiesto quanto affidarsi completamente a Rogers sia sostenibile per Emery, e proprio pochi giorni dopo contro il Chelsea l’allenatore basco ha trovato in Ollie Watkins da subentrato un’alternativa. Il suo ingresso ha cambiato l’inerzia della gara, con il Villa che soffriva ma che poi ha trovato un riferimento per vincere i duelli sugli attacchi alla profondità, come confermato da Watkins stesso dopo il match. «Emery nel secondo tempo ha cambiato perché il Chelsea giocava uomo contro uomo, ma aveva un difensore centrale in più quando noi giocavamo lunghi. Così, quando sono entrato nel secondo tempo, ha fatto giocare Sancho e Rogers ali, e credo che questo ci abbia dato un po’ più di spazio, e poi ha messo Youri (Tielemans) come numero 10, così avevamo un uomo in più in avanti. Un genio tattico, direi». Quanti attaccanti incensano così il proprio allenatore dopo essere rimasti fuori dall’undici titolare?
L’Aston Villa è una squadra affiatata, la spina dorsale della rosa non è mai cambiata da quando è arrivato Emery, e se gli sta riuscendo un po’ tutto, specie cambiare a partita in corso, è anche perché tanti giocatori hanno alzato il proprio livello in questa stagione. John McGinn, che parte a destra sul lato opposto di Rogers, è un esempio lampante. L’esterno scozzese è il veterano della squadra: ci militava in Championship nel 2019 e aveva contribuito al ritorno in Premier con un gol nella finale playoff a Wembley contro il Derby County. Pur avendo ridotto sensibilmente il suo contributo in termini di gol rispetto a due stagioni fa, continua a collezionare tante giocate preziose nei momenti chiave delle partite sia in attacco, come il passaggio in profondità per il primo gol di Rogers contro lo United, che in difesa: contro il Chelsea ha fatto una giocata difensiva decisiva incredibile anticipando in scivolata Garnacho a un metro dalla porta, inseguendo il contropiede del Chelsea dalla propria area.
La sua energia è insostituibile per Emery, come quella dell’altro veterano, Matty Cash (in gol sia contro l’Arsenal che contro il City). A centrocampo a salire di livello è stato Boubacar Kamara, portando una nuova dose di equilibrio nel reparto in entrambe le fasi. Tielemans è più protetto dalla sua presenza che ben si associa a quella di Onana. Kamara è più bravo degli altri a trattare il pallone ed è il principale appoggio al centro del campo per costruire quando il “Dibu” Martinez rinuncia al lancio lungo.
Da segnalare poi il ritorno ad alti livelli di Emiliano Buendia. Il trequartista argentino ha finalmente recuperato una forma fisica eccellente dopo il grave infortunio al ginocchio che gli aveva fatto saltare tutta la stagione 2023/24. Sembrava destinato ad andarsene in estate dopo il rientro dal prestito al Leverkusen e invece si sta rivelando un giocatore decisivo, mostrando gli stessi lampi di qualità di quando vestiva la maglia del Norwich. Ha segnato 4 gol in campionato.
Ora bisogna farsi davvero la domanda: l’Aston Villa può vincere la Premier League?
Nel proprio stadio ha un record impeccabile. Dal 25 agosto 2024 ha perso in casa solo due volte, sempre contro la stessa squadra, il Crystal Palace. Far diventare il proprio campo un fortino è uno dei requisiti essenziali per ambire al titolo in Inghilterra. La costanza nei risultati e la capacità di avviare strisce di vittorie consecutive è un’altra cosa necessaria che il Chelsea sta facendo. Per dire, il Chelsea dopo aver battuto l’Arsenal ha perso la gara successiva contro il Leeds, vanificando lo statement game contro la prima in classifica. Non perdere il ritmo in un campionato così equilibrato è importante. Il Villa dopo averlo trovato, non hai mai perso ritmo, nemmeno in Europa League.
L’Aston Villa è stata una squadra sottovalutata a inizio stagione. Ma mai sottovalutare Emery. Che l’allenatore basco con la stessa rosa e gli stessi principi di gioco sia in grado di contendere le stesse posizioni di Arteta e Guardiola non può sorprendere più di tanto. Solo 8 mesi fa l’Aston Villa stava per compiere l’impresa contro il PSG giocando un grande quarto di finale in Champions League. Come sarebbe andata la storia se Pacho non si fosse trovato sulla linea per respingere il tiro di Maatsen in pieno recupero nella gara di ritorno scongiurando un supplementare in un Villa Park infuocato?
Oggi, dopo anche una grande Champions League disputata la scorsa stagione, il Villa sembra più consapevole della propria forza. Ora affronterà la squadra di Arteta senza Kamara e Cash, squalificati. Due pedine importanti nello scacchiere tattico di Emery, ma quale allenatore sa fronteggiare meglio le situazioni difficili?
Nel match program distribuito al Villa Park per la gara del 6 dicembre contro l’Arsenal aveva scritto una nota per i tifosi: “Dobbiamo restare umili. Molte persone che oggi ci mettono in lotta per il titolo ad agosto pensavano fossimo una squadra finita”. Mentre Emery, pragmatico e che sembra cominciare le stesse frasi che usa Massimiliano Allegri in Italia – “meglio vincere cinque partite di fila 1-0 che una per 5-0” “Le parole sulla corsa al titolo sono vuote fino ad aprile o maggio” – insiste sul fatto che sia troppo presto per parlare di una possibile lotta per il titolo, Arteta non ha dubbi: «Ci sono anche loro per il titolo. Guardate cosa stanno facendo e quanto sono stati costanti, cosa ha fatto Unai con il club. Quindi penso che meritino pienamente questo riconoscimento».
Per la partita inaugurale della stagione contro il Newcastle, la coreografia della curva al Villa Park raffigurava Emery e i giocatori incorniciati dalla scritta “No limits to our dreams”. Non ci sono limiti per i nostri sogni. Nel 2026 vedremo se ci saranno davvero dei limiti.