Dopo molti anni di assenza, l’attore comico Luca Medici (assai più noto come Checco Zalone) è tornato nel sale con un nuovo film per il quale è stato scelto il 25 dicembre 2025 come giorno di debutto. In soli quattro giorni di programmazione il lungometraggio è diventato il più visto di tutto l’anno nei cinema italiani. Un incasso superiore ai 30 milioni che ha permesso agli esercenti di tirare un sospiro di sollievo dopo una stagione non entusiasmante. Nonostante la dimostrata sintonia tra Zalone e il suo pubblico, non sono mancate le critiche di alcuni osservatori che hanno giudicato troppo prudente, smussata e buonista la comicità del comico barese che invece aveva colpito negli anni passati per il suo politicamente scorretto.
Zalone e il suo nuovo film campione di incassi
Ma se Zalone cerca di essere più accomodante e meno sferzante rispetto ai film giovanili, certamente non si risparmia quando c’è di mezzo il mondo della gastronomia, della cucina, dei ristoranti e dei prodotti agroalimentari simbolici. Nel film Zalone è un ricchissimo figlio di papà spaccone e volgare che non ha mai lavorato in vita sua. Passa la sua esistenza organizzando feste (tipo quella super cafonal per i suoi prossimi 50 anni) e scorrazzando sul suo yacht dove non possono salire a bordo alici che non siano “del Cantabrico” e dove il dramma più grande è l’eventuale rottura della macchina del ghiaccio con inaccettabili “cocktail caldi”. Questa routine all’insegna della superficialità e della riccanza viene turbata dalla figlia diciassettenne che scompare: Zalone riuscirà a rintracciarla e ad inseguirla in un rocambolesco viaggio che rinsalderà il loro rapporto.
“Buen Camino”, in breve
Zalone scopre le intenzioni della figlia grazie al racconto di un’amica di lei, che si confessa con Zalone in cambio di una “cena stellata” in un buffo ristorante dove uno chef internazionale si confronta con la cucina tradizionale romana, una canzonatura delle peggiori derive della cucina fusion di qualche anno fa. La ragazza cede e spiffera le intenzioni della figlia di Zalone solo quando riesce a servirsi con le mani da un improbabile carrello dei dessert. Solo a questo punto si scopre che la figlia di Zalone è partita per intraprendere il Cammino di Santiago de Compostela, probabilmente stufa di una vita troppo agiata e piena di facezie.

Cristal, la figlia di Zalone si chiama come uno Champagne
Da non trascurare che la figlia di Zalone si chiama Cristal, come lo Champagne che il protagonista non può fare a meno di ordinare ad ogni pasto. Con Cristal, Zalone soggiorna lungo il Cammino in scomodi ostelli dove i pasti poco invitanti sono all’insegna di una semplicità cui non è abituato. Zalone, non riuscendo ancora a calarsi nella parte del pellegrino, chiede chi sia “lo chef” addetto al refettorio scoprendo che si tratta di un pellegrino che arriva dall’Oriente.
Proprio per evitare una ulteriore cena preparata dall’asiatico, Zalone si offre di organizzare proprio lui un pasto in onore della figlia che ha superato alcune difficoltà e si è finalmente convinta a continuare il Cammino. La figlia Cristal, conoscendo le derive del papà raccomanda sobrietà, ciononostante Zalone non può resistere ai suoi istinti da riccastro viziato e fa la spesa in un ristorante a tre stelle Michelin e in una costosissima rivendita di pata negra. Per non deludere Cristal però versa un pregiatissimo vino francese in semplici taniche di plastica e organizza un catering finto-rurale facendo travestire lo chef pluristellato da contadino: materie prime di lusso in un contesto campagnolo e fintamente frugale, vi ricorda qualcosa?

La cucina stellata presa in giro dal cinema
Note per restituire un significativo termometro della società, dei vizi, dei tic e del sentire diffuso del paese, le commedie di Zalone non hanno mai evitato di parlare di cibo e di abitudini alimentari. Ma se in passato gli sketch erano più classici (l’italiano sempliciotto che, alla Alberto Sordi, non concepisce le piccole porzioni di un ristorante gourmet o la cucina non tradizionale di un ristorante italiano all’estero) questa volta nel mirino sembra esserci proprio la ristorazione stellata o almeno il suo coté macchiettistico. Guarda caso colta nel suo momento di più profonda crisi d’identità, accomunata nel film ad altri consumi fatui oggi in grande crisi tra l’altro proprio presso un pubblico giovane (personificato da Cristal) come le auto potenti (Ferrari di Zalone fatta passare come oggetto ridicolo e fuori luogo) o gli accessori di moda (scarpe da “3800k” o borsette introvabili che però non fanno breccia nella figlia).
Checco Zalone, una chiave di lettura
Ma se auto sportive e accessori fashion fanno veloci capatine nell’intreccio narrativo, è la gastronomia a essere presente con maggiore costanza nell’arco dell’ora e mezza. Le gag quindi si accaniscono sui consumi di lusso, sui cliché dell’alta cucina (lo chef stellato prima afferma che lui certe cose non le può fare, poi però in cambio di soldi si abbassa a qualsiasi servizio), sulle manie degli ingredienti blasonati ripetuti come filastrocche. Zalone certifica come nel percepito delle masse alcune esagerazioni guardate con indulgenza o curiosità una quindicina di anni fa, sono divenute oggi vuoti passatempi e liturgie noiose. Interessanti quasi solo per parvenu e arricchiti ancora convintissimi che nel 2025 basti un ristorante gourmet, un ingrediente ostentato o una bottiglia di champagne ingiustificatamente sovraprezzata per fare status. È un filone, questo di prender per i fondelli gli eccessi della cucina gourmet (che hanno contribuito ad affossare la cucina gourmet), che si è consolidato a partire dal film seminale The Menu del 2022 e che è permeato giù giù. Fino a Checco Zalone.
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