Tom Dumoulin rivive gli ultimi anni della sua carriera, non senza qualche critica alla gestione di alcuni momenti da parte della sua ex squadra, la Visma | Lease a Bike (all’epoca Jumbo-Visma). Il classe ’90 è approdato nella corazzata neerlandese nel 2020, dopo aver ottenuto i successi più importanti della sua carriera con il Team Sunweb ma anche a seguito della brutta caduta al Giro d’Italia 2019, che lo ha costretto a una lunga fase di recupero. Negli anni con la nuova squadra, il vincitore del Giro d’Italia 2017 non ha mai brillato particolarmente, mettendosi a servizio di Primoz Roglic nel Tour de France 2020 sfumato solo nella cronoscalata finale e raccogliendo un solo successo, il campionato nazionale a cronometro del 2021. Poi, nel 2022, la scelta di lasciare il ciclismo professionistico, non senza qualche pensiero su cosa sarebbe potuta essere la seconda parte della sua carriera se avesse fatto scelte diverse.
In un’intervista a De Pacer, il 35enne ha raccontato le difficoltà dei suoi ultimi anni: “Ora posso guardare indietro a quel periodo difficile con gratitudine perché ha portato molto anche a me. Non mi sono sentito affatto felice per qualche anno. Volevo essere un corridore da qualche parte e non ero ancora pronto a fermarmi, ma tutto il mio corpo stava lottando. Avevo avuto alcuni infortuni gravi, che mi hanno fatto essere costantemente in difficoltà. Mi sentivo male, perché sentivo anche la pressione alla Jumbo-Visma. Mi sono allenato e ho corso male, facendo tutto quello che potevo fare per rientrare”.
Nell’intervista, Tom Dumoulin ha anche riflettuto sul documentario Netflix sul Tour de France 2020 della Jumbo-Visma, nel quale a volte appare un po’ avulso dallo spirito di squadra: “Non ho ancora visto quel documentario del Tour de France 2020. Non ho voglia di riguardarmi in un periodo in cui stavo attraversando un momento davvero difficile. Non mi sentivo protetto dalla mia squadra. Per quanto mi riguarda, quel documentario non avrebbe mai dovuto essere pubblicato nei Paesi Bassi in quel modo”.
Infine, il neerlandese confessa le sue sensazioni negli ultimi anni da professionista: “Mi sentivo quasi un prodotto, non un essere umano con dei sentimenti. Con la consapevolezza di oggi, la mia carriera sarebbe durata più a lungo. Allo stesso tempo però sono orgoglioso di guardare indietro alla mia carriera. Non mi pento di nessuna scelta che ho fatto: non ho rimorsi e non incolpo nessuno di niente. Penso che i momenti migliori siano stati le mie vittorie. Ad un certo punto ero a un bivio. Ho notato che non soddisfacevo le aspettative e ho dovuto fare un passo indietro come corridore. Mi è stato chiesto se volessi correre come hanno fatto Robert Gesink e Tony Martin negli ultimi anni della loro carriera, quando sono diventati gregari per i leader. Ma io non l’ho mai vista come una possibilità per me”. Così è arrivata la decisione di ritirarsi, ad appena 32 anni.
