Graziato da Al-Sisi a settembre, Alaa Abd el-Fattah è tornato a Londra nei giorni scorsi e si è scusato per i tweet di 15 anni fa. Ma i faragisti chiedono che gli sia revocata la cittadinanza
LONDRA – Diventa un caso politico, e un nuovo grattacapo per il governo di Keir Starmer, il ritorno in Inghilterra dopo più di 12 anni di carcere di Alaa Abd el-Fattah, tra i più famosi dissidenti egiziani. La ministra per gli Esteri Yvette Cooper ha avviato un’inchiesta interna per appurare le ragioni del «fallimento dell’informazione» che ha lasciato l’esecutivo all’oscuro di alcune dichiarazioni «ripugnanti» che el-Fattah aveva affidato ai social circa 15 anni fa.
Il blogger, nato e cresciuto in Egitto, aveva ottenuto la cittadinanza britannica nel 2021 grazie alla madre, Laila Soueif, cittadina britannica, che per arrivare a un maggiore impegno di Downing Street nella scarcerazione del figlio aveva intrapreso un lungo sciopero della fame, finendo varie volte in ospedale. La detenzione di Alaa era stata definita illegale a giugno anche dalle Nazioni Unite. La grazia da parte del presidente Abdel Fattah Al Sisi era giunta a settembre, ma il dissidente aveva ottenuto il permesso di lasciare l’Egitto e raggiungere la famiglia a Brighton solo pochi giorni fa. Starmer e altri membri del governo si erano detti «molto soddisfatti» del suo ritorno. Solo in seguito erano venuti alla luce commenti del dissidente che incitavano alla violenza contro i sionisti e le forze dell’ordine.
Mentre cresce il clamore, i conservatori e il Reform di Nigel Farage chiedono che venga presa in esame la possibilità di rescindere la cittadinanza a el-Fattah, una misura che è permessa dalla legge solo nel caso di soggetti che rappresentano un pericolo per la sicurezza nazionale. Se la cittadinanza era stata concessa a el-Fattah quando al governo c’erano i conservatori, Downing Street ha difeso i diversi interventi per assicurare la sua liberazione. Il portavoce del premier ha sottolineato che «il rientro di un cittadino britannico ingiustamente detenuto all’estero è l’espressione dell’impegno del Regno Unito per la libertà politica e religiosa. Questo non cambia il fatto che condanniamo questi tweet e li consideriamo abominevoli».
Con un comunicato, el-Fattah si è scusato «in modo inequivocabile» per parole che, ha sottolineato, appartenevano a «un giovane frustrato e arrabbiato in un periodo di crisi regionali (le guerre in Iraq, Lebano e Gaza), sullo sfondo dell’aumento della brutalità della polizia contro la gioventù egiziana». Nonostante i suoi commenti, ha precisato, «nel mondo reale» è sempre stato profondamente impegnato «nel movimento prodemocratico non violento».
Le polemiche, però, non accennano a spegnersi. Robert Jenrick, ministro per la Giustizia del governo ombra, ha accusato el-Fattah di credere di essere vittima di un complotto orchestrato dalla destra e dai sionisti e dato risalto ad alcune frasi della sorella dell’attivista, Mona Seif, che eveva elogiato «l’immaginazione» di uno degli attentatori del 7 ottobre che aveva varcato il confine di Israele con un aliante.
31 dicembre 2025 ( modifica il 31 dicembre 2025 | 16:55)
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