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Redazione Esteri
Il presidente russo non pronuncia mai la parola «pace» e ribadisce che «tutti i nostri piani diverranno realtà»
Sullo sfondo il Cremlino, sul gobbo da cui legge quasi 500 parole. Ne manca però una: «Pace». Vladimir Putin non la menziona mai nel suo discorso di fine anno (che in Russia andrà in onda poco prima di mezzanotte, ma il testo è stato già divulgato dalla Tass), a conferma di quello che Valerij Gerasimov, il capo di stato maggiore delle sue Forze armate, aveva riferito poche ore prima: la guerra continua anche nel 2026, con l’obiettivo di espandere le conquiste territoriali in Ucraina. Perché, sottolinea il presidente russo, «siamo fiduciosi che tutto quello che abbiamo pianificato, le nostre speranze e i nostri progetti, diventerà realtà». Il nostro futuro, continua lo zar, «ci è davanti, e ciò che sarà dipende in gran parte da noi».
Tutti i cittadini russi, spiega l’uomo che li governa da 26 anni, hanno le proprie esperienze personali. Ma queste sono «inseparabili dal destino della nostra patria» ed è quindi «la forza della nostra unità a determinare la sovranità e la sicurezza della Patria, il suo sviluppo e il suo futuro». Forza che si manifesta anche attraverso le armi e gli uomini in divisa che hanno invaso l’Ucraina il 24 febbraio del 2022. E che Putin definisce «eroi dell’Operazione militare speciale» da sostenere «con le parole e con i fatti».
Poi l’uomo del Cremlino si rivolge direttamente a loro: «Vi siete assunti la responsabilità di combattere per la vostra patria, per la verità e la giustizia. Milioni di persone in tutta la Russia sono con voi in questa notte di Capodanno. Vi pensano, simpatizzano con voi, sperano in voi. Siamo uniti nel nostro amore sincero, disinteressato e devoto per la Russia. Mi congratulo con tutti i nostri soldati e comandanti! Crediamo in voi e nella nostra Vittoria!».
Dunque, conclude Putin, continuiamo a «lavorare e a creare, a raggiungere i nostri obiettivi e ad andare avanti per il bene dei nostri figli e nipoti, per il bene della nostra grande Russia!». Il resto del mondo è avvisato.
31 dicembre 2025
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