di
Stefano Pancini

Ancora gravi le condizioni della donna fuggita da una comunità e investita a sua volta da un’automobile

C’è un amaro sapore di contrappasso, di quelli che Dante avrebbe riconosciuto senza esitazione, nella parabola umana e giudiziaria di Angelika Hutter. La donna che due anni e mezzo fa, a Santo Stefano di Cadore, travolse e uccise una famiglia intera su un marciapiede, oggi è sospesa tra la vita e la morte, in un letto della terapia intensiva, dopo essere stata a sua volta investita da un’auto. Un cerchio tragico che lascia dietro di sé non solo il dolore dei familiari che hanno perso i loro cari, ma diversi interrogativi che non trovano risposta.

L’incidente 

La 34enne Angelika Hutter, designer tedesca, si trovava nella comunità sanitaria di Ronco Veronese, dove stava scontando la pena per la morte di Marco Antonello, 47 anni, di sua suocera Maria Grazia Zuin, 67 anni, e del piccolo Mattia, di appena due anni. Nel pomeriggio di domenica 28 dicembre ha scavalcato la recinzione di Casa Don Girelli, struttura psichiatrica di Ronco Veronese, tentando una fuga durata solo dieci minuti. Lungo la provinciale 19 è stata investita da un suv Volvo guidato da un 77enne veronese. L’impatto è stato violentissimo. Angelika Hutter è attualmente ricoverata nel reparto di Rianimazione neurochirurgica del Polo Confortini dell’ospedale Borgo Trento di Verona. È sedata, intubata, piantonata dalle forze dell’ordine. Ha riportato un grave trauma cranico. Il bollettino medico parla di condizioni «gravi ma stabili», senza un imminente pericolo di vita. Solo con il passare dei giorni si avrà modo di vedere se le sue condizioni potranno migliorare.



















































Il profilo della donna 

Ma chi è Angelika Hutter, il cui nome è legato alla tragedia avvenuta a Santo Stefano di Cadore? Il 6 luglio 2023 era al volante di un’Audi a noleggio. Nel centro del paese, lungo via Udine, sbandò perdendo il controllo dell’auto e piombò sul marciapiede dove una famiglia veneziana in vacanza stava passeggiando. Marco Antonello e la suocera Maria Grazia morirono sul colpo. Gravissimo il piccolo Mattia, che si trovava nel passeggino spinto dal padre. Fu trasportato in eliambulanza all’ospedale di Belluno, ma non sopravvisse. Si salvarono la madre del bambino, Elena Potente, ferita a un piede, e suo padre Lucio, praticamente illeso.

L’arrivo dei carabinieri 

Quando arrivarono i soccorsi, Angelika era seduta sul marciapiede, sotto shock. Nell’auto i carabinieri trovarono coperte, vestiti, bottiglie d’acqua, ortaggi: sembrava vivesse lì dentro. Disse di essere disoccupata, di stare «girando l’Italia». Un viaggio iniziato tempo prima e di cui restano molte zone d’ombra. A fine maggio 2023 era stata a Bolzano, nel centro commerciale “Twenty”, dove un litigio con un commesso aveva richiesto l’intervento della polizia. Nello zaino aveva un martello: fu denunciata per porto di oggetti atti a offendere. Poi il vuoto, fino alla tragedia di luglio. «Sono in un baratro, non ricordo nulla», disse al suo avvocato, Giuseppe Triolo, dal carcere della Giudecca. Piangeva spesso, magrissima, il volto scavato, lontana anni luce dalle foto che la ritraevano sorridente. «Si sente addosso la responsabilità di aver ucciso tre persone», spiegò a quel tempo il suo legale. In carcere le sue condizioni psichiche peggiorarono: depressione profonda e un’aggressione ad altre detenute e agli agenti. Fu disposto un trattamento sanitario obbligatorio. Nel frattempo, la perizia psichiatrica accertò una seminfermità mentale e l’assenza di volontarietà nell’investimento. Gli esami tossicologici esclusero l’uso di alcol o droghe.

Natali in Romania poi la gioventù in Germania 

Nata in Romania, cresciuta in Germania dopo l’emigrazione dei genitori, Angelika aveva vissuto ad Alholming, un piccolo paese bavarese. I vicini la ricordano come una ragazza riservata, tranquilla. Su Instagram si definiva “artista”: acquerelli, opere multimediali, mobili decorati a mano. Tutto cancellato, oggi. Nell’ottobre 2022 qualcosa si spezzò: caricò un materasso in auto e partì verso il sud Europa. I genitori la ritrovarono a gennaio 2023 in Grecia. Da lì, raggiunse Bolzano dove fu denunciata per aver nel suo zaino un martello. 

Il processo per lastrage 

Il processo, per quanto successo a Santo Stefano di Cadore, si è concluso ventotto mesi dopo a quel fatidico 6 luglio 2023 con il patteggiamento (4 anni e 8 mesi): una pena ridotta, tenendo conto della seminfermità mentale. Nel marzo 2024 il trasferimento nella struttura psichiatrica di Ronco Veronese. Fino a domenica scorsa, quando ha tentato di scappare. Ma sulla via di fuga ha incrociato i passi con un’auto che l’ha travolta.


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31 dicembre 2025