L’ultima trasformazione di Nino Frassica, l’infaticabile. In “Seduci & scappa”, il nuovo film-tv della collana Purché finisca bene in onda il 2 gennaio in prima serata su Rai1 con la regia di Fabrizio Costa, l’attore interpreta un ex istrione teatrale che vive isolato tra cimeli di scena e ricordi in un paesino affacciato sul mare della Calabria: è Zio Calogero, un tipo eccentrico e scontroso, incapace di tollerare intrusioni nel suo mondo e la presenza degli altri. Ma tutto cambia con l’arrivo di una nipote in fuga con la sua bambina da un ex compagno truffatore e in cerca di una vita migliore anche a costo di ricorrere a rocamboleschi espedienti.
Le due insegneranno allo scorbutico parente la gioia dell’affetto familiare e la condivisione (nel cast anche Mariana Lancellotti, Francesco Arca, Elena Sophia Senise). Frassica è un attore eclettico, sempre a cavallo tra comicità surreale, la cifra che lo ha reso unico, e interpretazioni realistiche. Come il Maresciallo Cecchini in Don Matteo (la 15ma stagione andrà in onda l’8 gennaio su Rai1 mentre sono ancora in lavorazione a Spoleto gli ultimi episodi) o il padre del martire della mafia Livatino nell’imminente film di Michele Placido Il giudice e i suoi assassini. E non riesce a stare con le mani in mano. Mentre sta scrivendo un nuovo libro, proprio sul set a Spoleto ha realizzato una striscia comica: Il dietro le quinte del dietro le quinte di Don Matteo che andrà su RaiPlay in contemporanea con la popolare fiction.
Intanto, cosa l’ha spinta a interpretare “Seduci e scappa”?
«Oltre al desiderio di tornare a lavorare con la produzione Pepito e con il regista Costa, mi piaceva l’idea che questo film-tv fosse un’alternativa alle lunghe serie. Interpretare il personaggio di Zio Calogero, poi, era un invito a nozze».
Perché?
«Mi ha offerto l’occasione di cambiare. È un ex attore che utilizza il suo mestiere a fin di bene, all’inizio è scorbutico ma poi si affeziona alla nipotina. Esistono davvero dei tipi così e io amo interpretare personaggi reali, che puoi incontrare nella vita».
Come il Maresciallo di “Don Matteo”?
«Sì, dopo tanti anni non mi ha ancora stancato perché alle investigazioni affianca la sua vita quotidiana ricca di umanità. Nella nuova stagione Cecchini affronterà il trauma di dover andare in pensione per essere sostituito da una nuova marescialla».
Com’è nata l’idea della striscia sul dietro le quinte?
«Sui set ci sono tanti tempi morti. Chi li colma parlando al cellulare, chi disegna come un tempo facevo io, chi fa l’unicinetto… delle 10 ore del nostro lavoro quotidiano, il 97 per cento è attesa. Allora ho convocato una mini-troupe, solo un regista e un fonico, e mi sono divertito a gironzolare nel backstage: il risultato è una striscia comica carica sketch e trovate, al montaggio abbiamo avuto l’imbarazzo della scelta».
Intende usare il format anche per altre trasmissioni?
«Io lancio l’idea, sperando che porti dei frutti. E penso che sarebbe giusto trasmettere la striscia appena realizzata su Rai1 dopo Don Matteo, magari con il titolo Dopo Don: è un contenuto autoironico sulla fiction e dura soltanto pochi minuti. Togliamoli a Bruno Vespa che ne ha troppi… è un’idea a basso costo che porterebbe una salutare novità nei palinsesti».
La Rai ha bisogno di idee?
«Certo, avverto una grande esigenza di rinnovamento. Ci sono tanti giovani che per proporre i loro progetti vanno a bussare all’azienda. Che però, secondo me, non è tanto propensa ad accogliere le novità».
Per colpa di chi?
«Non voglio accusare nessuno in particolare, ma il sistema. La Rai cos’è? Un palazzo, un’entità inafferrabile? Non sai mai con chi parlare, a chi riferirti. Il mio sogno per il 2026 è avere un dialogo più… snello proprio con la tv pubblica».
A proposito di innovatori, ha letto il libro-intervista di Andrea Scarpa “Mettetevi comodi” sul suo scopritore Renzo Arbore?
«Sì, e racconta benissimo Renzo: ci ho ritrovato tutto il suo spirito dai tempi di Quelli della notte fino ad oggi».
A parte i film e le fiction, lei che altro sta facendo?
«Sto scrivendo il nuovo romanzo che si intitolerà Ada e Amedeo. Devo consegnarlo a settembre e spero di farcela, mi sono imposto di scrivere un libro all’anno».
Ma non si stanca ad avere così tanti impegni?
«No. Ho 75 anni, ma faccio le cose che mi divertono di più».
Ma un momento libero, mai?
«E cosa dovrei farci? Non amo i viaggi e non mi piace nulla all’infuori del mio lavoro che è tanto vario e mi porta su strade sempre diverse. Come faccio a stancarmi?. Se vuole saperla tutta, io lavorerei ancora di più».
Addirittura?
«Certo. Ma purtoppo non ho tempo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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