L’autopsia disposta dal pubblico ministero Antonio Pansa verrà eseguita nei primi giorni di gennaio, probabilmente il 2. Già la prima relazione potrebbe finalmente documentare che quello di Aurora Livoli, la diciannovenne trovata morta in un cortile tra via Paolo Paruta e via Padova a Milano, è stato un femminicidio, come sospettato fin dal principio dagli investigatori e dagli inquirenti. I lividi compatibili con lo strangolamento al collo e le ecchimosi sul volto, le condizioni del cadavere, rivestito in modo approssimativo, e il video restituito da una delle telecamere di sorveglianza, che riprende la ragazza arrivare con un uomo e, circa un’ora dopo, l’uomo allontanarsi da solo, sembrano andare tutti nella stessa direzione: omicidio.

La prima svolta: identificare Aurora Livoli

Ora, dopo la prima svolta arrivata nel pomeriggio di martedì, quando i genitori adottivi della vittima hanno riconosciuto la loro figlia nel frame pubblicato dai carabinieri per cercare di identificarla, la seconda svolta, quella per arrivare al presunto assassino, sembra più vicina.  

Per i carabinieri del Nucleo Investigativo, guidati dal colonnello Antonio Coppola e dal tenente colonnello Fabio Rufino, e per i militari della Compagnia Porta Monforte c’è un aiuto in più che potrà arrivare dai tabulati del telefono della ragazza, sparito assieme a documenti e denaro dalla scena del crimine. Ora che si conosce il nome della vittima, anche se non è mai stata censita a Milano, i detective hanno anche un’identità e un volto da cui partire. 

Chi è l’uomo ricercato per l’omicidio

Allo stesso modo, il video che ha permesso di trovare l’identità della vittima, ripreso nel cuore della notte da una telecamera privata posizionata in via Paruta, riprende anche l’uomo che era insieme a lei. I due percorrevano la strada lungo il marciapiede, in fila indiana: la ragazza davanti e lui dietro. Non sembra che tra i due ci siano attriti particolari. La foto dell’uomo – magro, con i capelli corti e ricci, più alto di Aurora Livoli – è già sui ‘taccuini’ investigativi di chi si è messo alla sua ricerca in città. I ‘segugi’ di via Moscova avrebbero già sentito qualcuno nelle scorse ore.

Cos’ha fatto Aurora Livoli a Milano?

Un altro punto che darà una mano alle indagini riguarda la ricostruzione più accurata possibile degli spostamenti della vittima. Aurora Livoli, nata a Roma e adottata a sei anni da una famiglia di Monte San Biagio, si era allontanata da casa il 4 novembre. Non era la prima volta che lo faceva e, durante queste ‘fughe’, sentiva la famiglia al telefono. 

Il padre, Ferdinando Livoli, odontotecnico, e la madre, Erminia Casale, architetta, l’avevano sentita per l’ultima volta la mattina del 26 novembre. Li aveva rassicurati sulle sue condizioni, ma aveva anche confermato di non voler fare ritorno a casa, lei che si era appena diplomata all’Itis Pacinotti di Fondi, indirizzo chimico. Dopo il 26 non si era più fatta sentire, tanto che i genitori si erano rivolti ai carabinieri, preoccupati. Capire i suoi spostamenti e le sue compagnie darà una mano a risalire al nome di quell’ultimo, fatale appuntamento.