Sono complessivamente 35 i quadri di pregio appartenuti in vita all’avvocato Gianni Agnelli che sono scomparsi dal territorio italiano. A questi risultati sono giunti gli investigatori della guardia di finanza e dei carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal suo sostituto Stefano Opilio, che a settembre 2025 hanno aperto un’inchiesta per ricettazione ed esportazione illecita di opere d’arte al momento contro ignoti. A fare emergere la questione era stata, con una serie di servizi, la trasmissione televisiva Report di Rai 3.

Fra le opere scomparse risultano anche le 13 che erano state trovate a giugno 2024 nel caveau del Lingotto a Torino: sono risultate tutte delle copie, quindi si cercano gli originali. Per identificare le restanti 22 è stato decisivo un elenco, con tanto di documentazione, fornito da Margherita Agnelli (69 anni), che da tempo ha aperto una vertenza sull’eredità del padre e della madre Marella Caracciolo contro i suoi figli John (49 anni), Lapo (47) e Ginevra Elkann (46). I quadri della collezione dell’Avvocato, molti dei quali sarebbero stati acquistati negli anni ’80 negli Stati Uniti, valgono decine di milioni e potrebbero trovarsi in Svizzera, anche se non si esclude una loro collocazione (o, almeno, di parte di loro) in Marocco.

Si contesta la mancanza di segnalazione dello spostamento al Ministero

Uno dei quadri più pregiati della collezione si intitola ‘Il mistero e la malinconia di una strada’ ed è stato dipinto da Giorgio De Chirico. Soltanto quello è stato valutato sette milioni e mezzo di euro. Inizialmente era uno dei 13 quadri che si pensava si trovassero al Lingotto. Ma lì, come per gli altri, c’è soltanto una copia. Gli Agnelli o gli Elkann, in quanto proprietari, avevano il diritto di sposarli ovunque volessero ma, essendo state opere che si trovavano sul territorio italiano, avrebbero dovuto comunicarlo al Ministero dei beni culturali. La mancata segnalazione, qualora un giorno ricompaia l’originale, imporrà allo Stato di dare avvio alla procedura per confiscare l’opera.

Anche i funzionari ministeriali rischiano di finire nei guai

Se i proprietari che hanno effettuato gli spostamenti, ammesso che siano ancora viventi, rischiano di finire indagati, lo stesso vale anche per i funzionari dello stesso Ministero. Questi ultimi infatti, avrebbero avuto l’obbligo di informarsi sullo stato delle opere anche mediante l’ispezione diretta (in sostanza: guardandoli in prima persona) e riferendo del luogo in cui erano custoditi. I mancati controlli, secondo gli investigatori, potrebbero avere comportato la sparizione degli originali e la loro sostituzione attraverso la creazione di copie. L’ipotesi è che per diversi quadri questo sarebbe potuto accadere mentre Marella Caracciolo era malata e viveva in Svizzera. Oltre al già citato quadro di De Chirico, tra quelli che avrebbero fatto questa fine ci sarebbero anche ‘La scala degli addii’ di Giacomo Balla e ‘Glaçons, effet blanc’ di Claude Monet.

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