di
Redazione Esteri

I militari erano stati dispiegati per tenere a bada proteste contro la politica di Trump sui migranti. Diverse sentenze giudiziarie però li avevano ritenuti illegittimi

«Stiamo ritirando la Guardia Nazionale da Chicago, Los Angeles e Portland, nonostante il fatto che la criminalità sia stata notevolmente ridotta grazie alla presenza di questi grandi patrioti in quelle città». Lo scrive il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un post sul social Truth. «Portland, Los Angeles e Chicago sarebbero state distrutte se il governo federale non fosse intervenuto», ha aggiunto, «torneremo, forse in una forma molto diversa e più forte, quando la criminalità ricomincerà a crescere – È solo una questione di tempo! È difficile credere che questi sindaci e governatori democratici, tutti estremamente incompetenti, vogliano che ce ne andiamo, soprattutto considerando i grandi progressi che sono stati fatti». In realtà, il dispiegamento di militari voluto dall’amministrazione in alcune città degli Stati Uniti soprattutto per sedare le proteste contro le misure anti-migranti – come a Portland, in Oregon, dove per settimane si è manifestato contro l’agenzia per la migrazione Ice – è stato giudicato illegittimo dal più alto organo giudicante del Paese, la Corte Suprema, in più sentenze.

A dicembre per esempio la più recente: la Corte Suprema americana aveva respinto la richiesta di schierare i soldati della Guardia Nazionale in Illinois e in particolare a Chicago, nonostante le forti obiezioni delle autorità locali. La decisione ha visto addirittura divisi i sei giudici conservatori della Corte Suprema, con tre a favore e tre contrari. I tre giudici liberali si sono schierati con i contrari. La Corte ha respinto almeno provvisoriamente la posizione dell’amministrazione Trump secondo cui la situazione nella metropoli è così caotica da giustificare l’invio di truppe della Guardia Nazionale per situazioni di emergenza, in questo caso per garantire lo svolgimento dei blitz contro gli immigrati.  



















































A Portland i militari erano presenti da settembre, per affrontare i «terroristi interni», così Trump all’epoca: cioè i manifestanti che attaccavano le misure anti-immigrazione dell’Ice locale. Persino il sindaco, a Portland, si era schierato contro il loro invio: «Come altri sindaci in tutto il Paese, non ho chiesto – e non ho bisogno – dell’intervento federale», aveva detto, spiegando che la sua città ha protetto la libertà di espressione, «affrontando al contempo episodi occasionali di violenza e distruzione di proprietà».

E a Los Angeles, la seconda metropoli del Paese, attraversata a giugno da grandi proteste di strada, i militari erano arrivati a inizio estate. Proiettili di gomma sulla folla, scontri anche a San Francisco e il governatore della California che denuncia l’«illegittimità» del dispiegamento. Un argomento che negli scorsi mesi è stato sollevato da più parti, ma che solo con la sentenza della Corte Suprema l’amministrazione ha recepito. 

Nel dettaglio, i giudici della Corte Suprema a dicembre, deliberando sul caso Chicago, si sono soffermati su una questione preliminare: sono stati dell’avviso che l’amministrazione Trump non è riuscita a dimostrare quale legge sulla Guardia Nazionale permette al Presidente di inviare l’esercito «per proteggere il personale e le proprietà federali nell’Illinois». La mossa di Trump di schierare la Guardia Nazionale, caratteristica del suo uso senza limiti del potere esecutivo, si basava sulla valutazione secondo cui l’area di Chicago stava sprofondando in un «caos senza legge». 

1 gennaio 2026