Tuffo con polemiche da Ponte Cavour, una troupe de Le Jene ha forzato il servizio d’ordine per il tradizionale salto inaugurale d’inizio anno nel Tevere pretendendo di far tuffare cronista e operatori al seguito e accusando Maurizio Palmulli, Mister Ok fino tre anni fa, di voler monopolizzare l’evento.

Tuffo con polemiche da Ponte Cavour, Maurizio Palmulli sconcertato dalla bagarre scatenata da Le Iene che lo accusano di voler monopolizzare l’evento

“Una provocazione bella e buona, in nome di un pessimo esempio di giornalismo che punta, evidentemente, a rovinare una consuetudine che va avanti dal 1946 con regole di sicurezza non scritte ma molto precise”, attacca Palmulli, ancora visibilmente irritato da un’incursione peraltro fischiata da centinaia di persone che attendevano il volo di Marco Fois, 63 anni, erede di una consuetudine sottoposta a norme di prudenza molto stringenti.

“Parliamo di un salto di 17 metri e mezzo che solo poche persone preparate possono fare in un contesto di relativa sicurezza“, spiega l’ex Mister Ok.

Il pericolo dietro l’angolo

“Io stesso durante i 36 anni in cui mi sono lanciato in quel punto mi sono fratturato un dito, bucato i timpani due volte e preso un tronco trascinato dalla corrente che mi ha aperto uno squarcio sul petto che ha richiesto 14 punti di sutura”.

“Per non parlare dei danni a due vertebre spinali, la d7 e la d9 che sono poi state il motivo dal mio ritiro dalle scene tre anni fa perché se ci avessi riprovato potevo finire in carrozzella. Non sono cose che si improvvisano -prosegue Palmulli- e non si tratta di voler monopolizzare nulla ma di consentire a questa tradizione di proseguire dando spazio ai giovani”.

Una tradizione antica

Marco Fois ha raccolto il testimone da Palmulli ed è lui il nuovo Mister Ok, ultimo di una lunga catena inaugurata subito dopo la fine della seconda guerra mondiale dal belga Rick De Sonay che la forgiò, con tanto di cappello a cilindro sul capo, per festeggiare il suo compleanno che cadeva il 1° gennaio del 1946. Mister Ok, perché quello era il gesto con cui rassicurava gli spettatori dopo essere riemerso dall’acqua.

Fois gestisce un furgoncino a Santa Maria Maggiore e fa panini tutta la notte per vivere. Questo solo per ricordare che quella del salto di Capodanno è rimasta una tradizione che non frutta guadagni ed è fuori dai condizionamenti della politica.

“Marco Fois si tuffa con me da 26 anni ed è stato un campione amatoriale dal trampolino dei dieci metri -prosegue Palmulli- piano piano stiamo inserendo altri due ragazzi, l’ultimo dei quali figlio ventenne di uno dei nostri saltatori che, per ragioni di salute, oggi non ha potuto esserci”.

“Ma quale esclusiva? Quei cronisti non hanno capito un bel niente sono venuti lì solo per fare caciara. Avrò tutto il diritto di valutare chi può lanciarsi o meno in un punto in cui l’acqua del Tevere è profonda appena 4 metri e mezzo e ha una temperatura media di circa 6 gradi in questo periodo dell’anno? Basta che qualcuno si faccia male e il gioco si rompe”.

Niente improvvisazioni

Gli imitatori incoscienti sono tanti, ma il tradizionale tuffo di Mister Ok non lascia spazio agli avventurieri.

“Una settimana prima dell’evento -continua Maurizio Palmulli- chiediamo l’autorizzazione ai vigili del fuoco che, sapendo come siamo organizzati chiedono il numero dei tuffatori e mandano sul posto un gommone attrezzato del gruppo sommozzatori che recupera subito chi si è lanciato. Non ci si può affidare alla presunta sicurezza di un salto a candela, perché su una traiettoria così lunga ci si scompone in un attimo”.

Tecniche diverse

Non a caso le tecniche dei vari Mister Ok sono sempre state personali e chiunque ne abbia raccolto l’eredità utilizza tecniche diverse.

Marco Fois esegue un tuffo carpiato con una rotazione e mezza prima dell’impatto che lo spedisce direttamente sul fondo. Mentre Maurizio Palmulli è passato alla storia per la sua tecnica spettacolare. Un volo a petto d’angelo verso quella superficie così nera e così in basso che solo a guardarla dalla spalletta del ponte mette davvero paura.

“Io mi tuffavo alla fiumarola -ricorda- ed entravo con la parte superiore del torace, questo fa sì che l’emersione sia praticamente immediata, non si va giù più di tanto e per questo c’è una spiegazione molto semplice”.

“Quando la gente faceva regolarmente il bagno nel Tevere in caso di emergenza il bagnino, o chi per lui, doveva essere in grado di mettere subito fuori la testa per cercare la persona rimasta in difficoltà e raggiungerla senza perdere tempo nella fase di riemersione. Ecco perché parlo di tradizioni da difendere”.

“Chiedo un confronto con Le Iene!”

Ma quest’uomo che assomiglia a un vichingo e continua a prestare servizio sulle spiagge libere di Ostia come marinaio di salvataggio non farà alcuno sconto alla troupe de Le Iene apparsa oggi a Ponte Cavour per una trasmissione di Italia Uno che, peraltro, Palmulli ha sempre apprezzato per le sue inchieste.

“Questa volta però mi hanno fatto davvero arrabbiare e chiederò un confronto con il giornalista che ha montato tutta questo ambaradan chiedendo di parlarci in studio, perché lo spirito di emulazione ispirato da quel servizio, può mettere a rischio la salute degli imitatori della domenica che non sanno quanta meticolosità ci vuole per preparare quel salto inaugurale di inizio anno”.

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