Nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio la rete televisiva MTV ha dismesso i suoi canali dedicati alla trasmissione di videoclip e programmi musicali 24 ore su 24, negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in altri paesi in Europa. La decisione del gruppo Paramount Skydance, proprietario del conglomerato di reti di cui MTV fa parte, era nota da ottobre. Riguarda canali che erano ancora attivi in alcuni paesi, seppure molto meno seguiti di un tempo: MTV Music (l’unico che era ancora attivo anche in Italia), MTV Live, MTV 80s, MTV 90s e altri. Resta invece attivo come al solito il canale generalista della rete (in Italia sul 131 di Sky), da tempo dedicato soprattutto ai reality show e all’intrattenimento.
Il canale principale e più famoso tra i dismessi, MTV Music, ha concluso le trasmissioni come le aveva cominciate, nel 1981: mandando il videoclip della canzone dei Buggles Video Killed the Radio Star. Nel Regno Unito i video conclusivi erano diversi a seconda del canale (MTV 90s, dedicato ai successi degli anni Novanta, ha mandato Goodbye delle Spice Girls). In Italia diversi canali MTV di solo musica, tra cui MTV Hits, MTV Classic e MTV Rocks, avevano concluso le trasmissioni già tra il 2015 e il 2020.
Anche se i canali chiusi da MTV non avevano il seguito avuto nei decenni scorsi, la notizia ha suscitato diversi commenti sui giornali e sui social, perlopiù nostalgici. Il canale televisivo MTV era nato negli Stati Uniti. A mezzanotte e un minuto del 1° agosto 1981 aveva trasmesso le immagini del conto alla rovescia di un lancio spaziale, mentre il creatore della rete e vicepresidente esecutivo della Warner, John Lack, annunciava: «Ladies and gentlemen, rock and roll». A quel punto era partito il tema musicale di MTV, sulle immagini dell’allunaggio dell’Apollo 11 e di una bandiera con il logo di MTV.
La fine annunciata delle trasmissioni ha anche fornito uno spunto di riflessione sulle ragioni per cui i canali televisivi che davano solo videoclip e programmi musicali siano diventati nel tempo impopolari ed economicamente insostenibili.
I videoclip sono ancora parte del business della musica, ma la diffusione avviene perlopiù su piattaforme come YouTube e TikTok. Realizzarli è diventata in generale un’attività molto meno prolifica, centrale e influente rispetto agli anni di massima popolarità di MTV. E Internet è ormai da tempo il principale punto di accesso alla musica per qualsiasi pubblico, incluso quello più giovane, sui cui gusti e sulle cui abitudini MTV aveva appunto fondato il suo successo.
Per almeno tre decenni, prima di una grave crisi dell’industria musicale dopo Internet, la popolarità dei video trasmessi su MTV era stata un fattore in grado di influenzare fortemente le vendite dei dischi e di fare di quei dischi dei grandi successi commerciali. I videoclip fecero la fortuna di grandi artisti come Michael Jackson e Madonna, richiedevano enormi investimenti e spesso ci lavoravano registi e attori celebri.
Tra gli anni Novanta e i primi Duemila, anche per cercare nuove opportunità di guadagni, MTV aveva ampliato l’offerta includendo anche programmi non musicali: serie animate e reality, tra cui soprattutto Gli Osbourne, che introdusse un genere nuovo.
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Per effetto dell’influenza storica di MTV i videoclip sono stati considerati per lungo tempo un formato sia di promozione musicale, sia in qualche misura artistico. Ma nell’industria di oggi circolano in generale molti dubbi sul fatto che siano ancora un mezzo proficuo. Jennifer Byrne, responsabile dello sviluppo dell’azienda di produzione inglese Academy Films, ha detto al Guardian che «le etichette non sono più disposte» a investire nei video come un tempo, e che ora la domanda che si pongono è «come si fa a raggiungere tutti questi pubblici diversi e a montarlo [il video] in 10 modi diversi?».
Secondo Byrne i video musicali sono però ancora una sorta di rampa di lancio per i registi, come per esempio fu per Daniel Kwan e Daniel Scheinert, registi del film Everything Everywhere All at Once, vincitore di sette premi Oscar. Cominciarono nel mondo dei videoclip musicali, come anche Jonathan Glazer, regista inglese del film La zona d’interesse, molto attivo come regista di videoclip.