di
Elisa Messina

Le fiamme si sono propagate velocemente nel locale. Le autorità escludono l’attentato. L’ipotesi delle candeline scintillanti sulle bottiglie di Champagne e gli interrogativi sulle misure di sicurezza

Un incendio si sarebbe propagato velocemente all’interno del locale seminterrato provocando esplosioni e altri incendi che hanno trasformato quella sala del bar «Le Constellation» in un braciere ardente. Senza lasciare scampo a decine e decine di ragazze e ragazzi che stavano festeggiando il Capodanno. Questa sarebbe la dinamica della tragedia di Crans-Montana che alle 1.30 del 1 gennaio 2026 ha provocato la morte di 47 persone mentre altre 100 sono rimaste ferite. E così l’ha descritta  il consigliere di Stato Stéphane Ganzer alla tv svizzera. Gli inquirenti sono al lavoro per individuare con precisione le cause del disastro, raccogliendo le testimonianze di chi era sul posto. Sicuramente non si è trattato di un attentato: la procuratrice Generale Beatrice Pilloud durante la prima conferenza stampa ha escluso «assolutamente» questa ipotesi.

Ma allora che cosa ha scatenato il devastante incendio? E come è stato possibile che le fiamme si siano propagate così velocemente passando dal seminterrato al piano terra del locale e intrappolando le persone? Tra le prime ipotesi si è parlato di fuochi d’artificio o petardi esplosi all’interno, come dichiarato dall’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, e anche di candeline scintillanti accese dai camerieri sulle bottiglie di Champagne, ma su questi punti le autorità inquirenti non si sbilanciano.



















































Un altro tema su cui ci si sta concentrando per comprendere la gravità del disastro e il conseguente bilancio di vittime è quello delle misure di sicurezza presenti nel locale, un seminterrato, e dei materiali usati dopo la recente ristrutturazione: forse non si sono attivati per tempo i sistemi antincendio? E perché i giovani sono rimasti intrappolati? Davvero vi era una sola uscita e per di più stretta come emerge da alcune testimonianze? Ogni ipotesi è valutata attentamente.

Le dichiarazioni dei presenti aiutano a inquadrare la dinamica. Un testimone, Jeoffroy D’Amecourt, negherebbe l’ipotesi dei fuochi d’artificio: alla RadioTelevisione Svizzera infatti ha raccontato di aver sentito «una deflagrazione molto forte, verso le ore 1.30 della notte e non sembrava assolutamente provocata da un fuoco d’artificio, il rumore era davvero diverso». Ma è anche vero che l’esplosione, o meglio, le molteplici esplosioni, sono avvenute quando il fuoco era già partito. Quel che è certo è che il rogo ha avvolto subito l’ambiente affollato dai giovanissimi che facevano festa: almeno 200 persone in un locale non particolarmente ampio. La vice sindaca di Ascona, Michela Ris, citata dai media svizzeri, ha affermato, «conoscenti mi hanno detto che alcuni ragazzi sono usciti dal locale insanguinati, alcuni senza vestiti, è stata una vera carneficina».

Tra le testimonianze che contribuiscono a ricostruire la dinamica c’è quella di due giovani francesi coinvolte nell’incendio: hanno raccontato a BfmTv che il rogo sarebbe partito da alcune candeline di compleanno accese dai camerieri su bottiglie di champagne, poco prima della mezzanotte. «Una è stata avvicinata troppo al soffitto, che ha preso fuoco. In pochi secondi era tutto in fiamme, il soffitto era in legno».

Un’ulteriore testimonianza di un turista ha confermato la presenza delle stelle scintillanti accese sulle bottiglie: una di queste, racconta, era tenuta in mano da una ragazza seduta a cavalcioni sulle spalle di un giovane e le scintille avrebbero infiammato subito un elemento o una trave del controsoffitto – probabilmente di legno o di altro materiale infiammabile – propagandosi rapidamente nell’ambiente. 

E poi c’è la questione ambiente angusto: «La porta d’uscita era troppo piccola per tutte le persone presenti. Qualcuno ha rotto una finestra per permettere alla gente di scappare», hanno raccontato poi le due ragazze intervistate dalla tv francese, spiegando che i soccorsi sono arrivati «in pochi minuti». Confermata da altre testimonianze la fuga caotica dal locale ormai in fiamme, e le vetrine rotte per aprirsi un varco a fronte di una sola e stretta uscita. Nella conferenza stampa che si è tenuta in serata la procuratrice Pilloud non si è sbilanciata nei giudizi ma ha confermato che la scala di uscita era stretta.

Per descrivere la dinamica del rogo le autorità cantonali hanno raccontato ai media svizzeri che dentro il locale di Crans-Montana si sarebbe verificato un «flashover», ovvero un «fenomeno pericolosissimo che vede il fuoco propagarsi all’improvviso e con violenza in ambienti chiusi provocando una o più esplosioni». Con questo termine si intende il passaggio repentino da un incendio localizzato a un incendio generalizzato. Un fuoco può, per esempio, iniziare da un apparecchio in una stanza e se il calore si accumula sotto al soffitto, i gas di combustione si diffondono nello spazio e la temperatura sale molto rapidamente a diverse centinaia di gradi. Questo effetto può provocare l’accensione simultanea e improvvisa di altri materiali combustibili, come quelli presenti in un controsoffitto, con una propagazione fulminea delle fiamme. A quel punto la sopravvivenza è praticamente impossibile.

1 gennaio 2026 ( modifica il 1 gennaio 2026 | 17:55)