A partire dal 1° gennaio in Cina è stata applicata un’imposta sui contraccettivi simile all’IVA italiana del 13 per cento. Finora erano esentati dalla tassazione sulla base di una legge del 1994 che garantiva alcune esenzioni. Al tempo nel paese era ancora in vigore la “politica del figlio unico”, che obbligava le coppie ad avere al massimo un figlio: per questo la contraccezione era sussidiata e promossa.

Adesso però le priorità sono cambiate: in Cina è in corso una grossa crisi demografica, la politica del figlio unico è stata abolita e il governo cinese sta cercando di incentivare la natalità. Il governo non ha dato motivazioni ufficiali sulla ragione dell’aumento dell’IVA sui contraccettivi, ma è stato generalmente inteso come un ulteriore passo in questo senso.

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In Italia i preservativi sono soggetti a IVA del 22 per cento, mentre i contraccettivi ormonali hanno generalmente un’IVA del 10 per cento, ma dipende dai casi.