Marcello Cervellin, tutto e subito. Per forza. La continuità sulla via tracciata da e con Carlo Parisi a combaciare con la necessità del Volley Bergamo 1991 di dare una scossa dopo una fase assai critica. Da secondo a primo, il coach classe 1978 ha preso le redini rossoblù all’indomani della sconfitta di San Giovanni in Marignano e, in sette giorni, ha già mostrato il suo imprinting. Un qualcosa da prolungare a dovere nel nuovo anno, i cui piani sono un libro aperto così come la ricetta da seguire.
Coach cosa lascia il trittico Busto-Novara-Conegliano?
«Tanta stanchezza, poca possibilità di allenarsi e la gran parte del tempo dedicata alle partite e alle terapie per accorciare i tempi di recupero di Montalvo e Strubbe. Ma anche parecchi spunti sul piano del lavoro per fare uno step ulteriore che ci consenta di tenere il passo. Inoltre molta consapevolezza di chi siamo, ossia una squadra che deve essere ancor più cattiva e aggressiva per cercare di ottenere punti contro ogni avversario».
Il suo debutto alla ChorusLife Arena con Busto?
«Avrei voluto qualche giorno in più per godermelo. Il pre gara è stato fantastico, un clima magnifico. Poi molte sfumature le ho riviste a mente fredda. Come il bellissimo striscione dedicato a Parisi dalla Nobiltà Rossoblù».
E quando la società ha scelto lei?
«Il primo pensiero è andato a Carlo, colui che mi ha voluto a Bergamo dopo l’esperienza condivisa a Firenze. Inizialmente c’è stato più dispiacere per la situazione rispetto alla gioia per la chance che mi si stava presentando. Poi ovvio che un allenatore debba pensare a come incidere nel più breve tempo possibile. Nelle due sedute tra il ko di Cervia e il match con Busto c’è stata solo la possibilità di qualche piccolo aggiustamento, ma il solco è quello tracciato da Parisi. Un indirizzo che ha senza dubbio agevolato il mio compito».
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