Il 2026 dei PC sarà
più difficile del previsto. A dirlo è l’ultimo aggiornamento di International
Data Corporation (IDC), che ha rivisto al ribasso le stime per PC e smartphone
a causa della carenza delle memorie e degli effetti collaterali del boom dell’intelligenza
artificiale.
Secondo gli scenari
più pessimisti delineati dagli analisti, le spedizioni di PC potrebbero calare
fino al 9% nel 2026, un peggioramento netto rispetto al -2,5% stimato appena un
mese fa. Anche nello scenario più moderato, il mercato segnerebbe comunque una
contrazione del 5%.
La revisione arriva dopo l’intensificarsi, a partire da
metà ottobre, della crisi globale di DRAM e NAND, una dinamica che IDC ammette
di aver inizialmente sottovalutato.
“IDC stava
monitorando la situazione delle memorie durante la preparazione delle
previsioni di novembre sui dispositivi, tenendone conto
nell’aggiornamento”, ha detto. “Tuttavia, la situazione si è
aggravata dopo la pubblicazione e riteniamo sia importante affrontarla”.
Alla base del problema
c’è una scelta strutturale dell’industria dei semiconduttori. La domanda
crescente di memorie da parte dei grandi operatori dell’IA ha spinto i
produttori a riallocare la capacità produttiva verso soluzioni ad alto margine. Una decisione
economicamente razionale, ma che riduce l’offerta per i dispositivi consumer e
rischia di protrarsi per anni, non per trimestri. La scelta di Micron di
chiudere Crucial è l’esempio più evidente.
Rame da record, crescita incredibile nel 2025. E anche in questo, c’entra l’enorme domanda per l’IA
Gli effetti si fanno
sentire anche sugli smartphone. Nei modelli di fascia media, dove i margini
sono già ridotti, l’aumento dei costi della memoria potrebbe tradursi in prezzi
più alti o in specifiche ridimensionate. IDC intravede così il rischio concreto
di una nuova contrazione del mercato globale degli smartphone nel 2026, fino al
5% negli scenari più negativi, accompagnata da un aumento dei prezzi medi e da
cicli di sostituzione più lunghi.
È però il segmento PC
a mostrare le tensioni maggiori. Qui la scarsità di memoria si sovrappone a due
fattori chiave: la fine del supporto a Windows 10 e la spinta verso i
cosiddetti “AI PC”. I costi crescenti di DRAM e SSD stanno già portando i
produttori ad annunciare rincari, con prezzi medi che potrebbero salire tra il
6% e l’8%. Le unità vendute, al contrario, rischiano di crollare quasi del 9%
su base annua, avvicinandosi ai livelli delle peggiori crisi storiche del
settore.
“L’impatto della
carenza è fortemente asimmetrico, creando vincitori e vinti in termini di
resilienza della supply chain e integrazione verticale”, ha sottolineato IDC.
“I produttori la cui attività si concentra principalmente nella fascia
bassa del mercato rischiano di risentirne in modo significativo. I modelli di
business di fornitori come TCL, Transsion, Realme, Xiaomi, Lenovo, Oppo, Vivo,
Honor o Huawei si basano su margini ridotti”.
I grandi produttori
invece, grazie a economie di scala e contratti di fornitura a lungo termine,
dovrebbero reggere meglio l’urto. Invece sono più esposti i marchi minori, i
system builder e il mercato gaming, dove le configurazioni con molta memoria
sono la norma e la sensibilità al prezzo è elevata.