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Su quale sarebbe stato il finale di Stranger Things circolavano, da tre anni e mezzo a questa parte, milioni e milioni di teorie, spiegate nei video di quasi ogni content creator mondiale che si occupi di film e serie, oltre a quelle formulate, nella mente o con amici e familiari, da praticamente tutti gli spettatori di questo show che ha reso Netflix così popolare da comprarsi la Warner Bros. con gli spicci. Eppure, si può dire che praticamente nessuno ci aveva preso. 

Una circostanza ancor più incredibile se si considera che il finale scritto dai gemelli Duffer è, a ben guardare, così semplice da evocare metafore (“Analogie” ci correggerebbe Dustin come ha fatto con Steve) come l’uovo di Colombo o il nodo gordiano tagliato da Alessandro Magno. 

C’era chi aveva ipotizzato viaggi indietro nel tempo di 11, o di Vecna, per annullare tutto, e quando Henry ha rivissuto nella sua memoria il dolore non solo fisico di quel giorno nella grotta per un attimo ci abbiamo anche creduto. A differenza di quell’altra teoria su un viaggio nel tempo dal futuro di una dottoressa Kay che si sarebbe rivelata una matura 11

C’era chi era matematicamente sicuro che 11+8+1 sarebbe stato il 20 previsto da Eddie come necessario per battere il vero nemico, il Mind Flayer che aveva traviato Henry fino a farlo diventare Vecna. E di nuovo, quando Will, a differenza dei suoi compagni di liceo Joyce e Hopper, aveva provato a far leva sui buoni sentimenti di Henry, per un istante ci abbiamo sperato in un ravvedimento decisivo dell’ultimo momento, anche perché mancava ancora quasi un’ora alla fine quando, invece, Vecna è finito sotto i colpi di accetta di colei che lo aveva diretto in quello spettacolo scolastico.

Era a quel punto evidente che non fosse possibile che il Mind Flayer fosse stato creato dalla mente malvagia di Henry/1/Vecna, come qualcuno aveva ipotizzato

Così come, dopo l’uscita del non esaltante volume 2, era abbastanza scontato che difficilmente 11 avrebbe potuto sperare di battere Vecna senza sacrificare in qualche modo anche sé stessa e la sorella Kali: 8 aveva ragione, Kay e chi le dava gli ordini non avrebbero rinunciato al progetto di creare nuovi bambini con super poteri usando il loro sangue. 

Perciò, quando abbiamo notato che dopo la scomparsa di 11/Jane mancavano ancora quasi quaranta minuti alla fine abbiamo sperato fino all’ultimo in una sua ricomparsa come nella seconda stagione. In un ricongiungimento finale di tutti gli amici di Hawkins.

Invece, la semplice conclusione scelta dai creatori di questa serie tv è riuscita nell’impresa di commuoverci e sorprenderci allo stesso modo. 

Perché sì, il flash di Mike sugli inibitori di potere accesi mentre 11 stava in piedi sulla soglia ci aveva fatto sperare persino che alla fine fosse segretamente tornata a vivere nel seminterrato dei Wheeler, invece tutto si è chiuso con un racconto del D&D Master Mike ai compagni di diploma Dustin, Lucas, Will e Max. 

Un racconto che ci ha rassicurato sul futuro del loro legame ben più della tipica promessa da sbornia emotiva formulata dai più cresciuti compagni di avventure su quel tetto, e che, tra le centinaia di citazioni di cui è farcita Stranger Things, ci ha non sappiamo se volutamente riportato alla memoria il discorso di Tyrion Lannister sull’importanza del raccontare storie nel finale di Game of Thrones. 

Perché ci ha ricordato che, alla fine, Stranger Things è solo una storia che è arrivata al suo lieto fine.

Per fortuna avevano torto quelli che credevano che questa storia sarebbe terminata con la rivelazione che era tutta una fantasia, una storia appunto, di un Mike scioccato dalla morte dell’amico Will. 

Per fortuna avevano torto anche coloro che erano pronti a scommettere che nel finale sarebbero morti Steve (che è stato esposto dai Duffer solo per farci venire un coccolone, questo è ovvio), Dustin (che col finale del suo discorso alla cerimonia diploma ci ha fatto emozionare pù di tutti), Lucas (capace di respingere un Demo con un calcio in “faccia” mentre tiene Max in braccio), Will (che chissà come accendeva le luci appese da Joyce in soggiorno), Jonathan, Joyce, Hopper, Holly, Derek, Murray, di nuovo Steve, il professor Clarke, Erica senza cui non puoi scrivere America, Max che era appena tornata, Vicky o secondo qualcuno persino Enzo dell’omonimo ristorante. 

Alla fine la cosiddetta “plot armor” ha protetto tutti gli amati protagonisti di questa serie, sacrificando la sola Kali, che non è mai stata un’amata protagonista di questa serie. E quindi ribadiamo quel “tutti” perché, essendo tra coloro che hanno cercato “luoghi con tre cascate in America” a metà del primo episodio di ST 5, non abbiamo alcun dubbio che i capelli più lunghi di 11/Jane mentre arriva a quel panorama che sicuramente qualcuno decifrerà, se esiste, siano la prova che la nostra Maga di Santa Markovia è davvero riuscita a scappare, con l’aiuto della morente sorella Kali, e a rifugiarsi in un villaggio lontano da tutto e da tutti. I pessimisti diranno che no, i capelli non sono più lunghi, o che lo sono solo nel racconto colmo di speranza di Mike, ma a questo punto neanche i Duffer e Millie Bobby Brown potranno convincerci che 11 sia davvero morta.