di
Enrico Marro e Massimiliano Jattoni Dall’Asén
L’intervento sull’Irpef riduce dal 35 al 33% l’aliquota di prelievo sul secondo scaglione di reddito imponibile, quello tra 28 mila e 50 mila euro lordi: come cambia la busta paga
La legge di Bilancio interviene con numerose norme sugli stipendi, determinando aumenti vari per quelli medio-bassi, con l’obiettivo di aumentare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione e di favorire gli incrementi legati alla contrattazione e ai miglioramenti della produttività. In sostanza, l’impatto medio non è espansivo, ma difensivo. Parliamo, quindi, di qualche decina di euro in più al mese, nella migliore delle ipotesi. Una risposta prudente alle richieste di sindacati e imprese di alleggerire il costo del lavoro senza compromettere gli equilibri di finanza pubblica.
Fino a 440 euro in più col taglio dell’Irpef
In primis interviene sull’Irpef riducendo dal 35 al 33% l’aliquota di prelievo sul secondo scaglione di reddito imponibile, quello tra 28mila e 50mila euro lordi. Lo sconto complessivo per il ceto medio vale quasi 3 miliardi di euro e si distribuirà su più di 13 milioni di contribuenti. Le buste paga vedranno un aumento del netto, variabile in base al reddito. Per uno stipendio netto di 2 mila euro per 13 mensilità l’incremento sarà di 15-16 euro al mese, circa 200 euro in più all’anno.
Lo sconto Irpef
Lo sconto sull’Irpef oscillerà da un minimo di appena 20 euro all’anno per chi ha un imponibile di 29mila euro lordi, passando per circa 140 euro in più con 35mila euro di reddito, fino a un massimo di 440 euro, circa 33 euro in più al mese (considerando la tredicesima), per chi ha un imponibile di almeno 50mila euro. Di questo beneficio massimo godranno tutti coloro che hanno un reddito fino a 200mila euro lordi. Oltre questa soglia scatterà invece un taglio delle detrazioni fiscali di 440 euro tale da azzerare il taglio dell’Irpef (a meno che le detrazioni siano pari a zero o comunque inferiori allo sconto Irpef). Per i redditi più elevati – oltre i 200mila euro – l’effetto viene in parte compensato da una riduzione delle detrazioni.
Aumenti contrattuali, aliquota del 5%
Arriva anche una tassazione agevolata al 5% sugli aumenti di stipendio derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi di lavoro. La novità riguarda gli incrementi retributivi corrisposti, nel 2026, ai lavoratori dipendenti del settore privato con un reddito complessivo da lavoro dipendente non superiore nel 2025 a 33mila euro lordi (inizialmente il tetto era fissato a 28mila euro lordi, ma è stato alzato con un emendamento). La misura riguarda i lavoratori del settore privato con reddito non superiore a 33 mila euro e una platea stimata in circa 3,8 milioni di persone.
L’aliquota agevolata
La norma dispone che, quando gli aumenti della retribuzione avvengano in attuazione dei rinnovi dei contratti collettivi di lavoro sottoscritti negli anni 2024, 2025 e 2026, non si applichi la tassazione ordinaria Irpef, ma un’aliquota sostitutiva forfettaria del 5%. Su una retribuzione lorda di 32mila euro, un aumento di 100 euro lordi al mese porterebbe a un aumento del netto in busta paga di 95 euro, contro i circa 65 della tassazione ordinaria, con un guadagno di circa 30 euro al mese. La relazione tecnica del governo stima che la platea interessata a questa agevolazione sia di circa 3,8 milioni di lavoratori del settore privato. La misura costerà un minor gettito pari a 643 milioni.
Premi di risultati tassati dell’1%
Il governo, con la legge di Bilancio, ha rimesso mano anche al trattamento fiscale dei premi di risultato e su quelli derivanti dalla partecipazione agli utili da parte dei dipendenti. Obiettivo: incentivare la contrattazione integrativa, finora limitata per lo più alle grandi aziende, per legare maggiormente le dinamiche salariali agli andamenti della produttività e ai risultati d’azienda. Le norme già prevedevano da molti anni un’aliquota agevolata del 10%, poi ridotta al 5%, per i lavoratori del settore privato con determinati redditi. Il prelievo vigente nel 2025 è del 5% e vale sia sui premi di risultato contrattati in azienda sia sulle somme derivanti da accordi di partecipazione agli utili d’impresa.
Premi non superiori ai 3mila euro
L’agevolazione si applica ai dipendenti con redditi da lavoro non superiori a 80mila euro lordi e sugli importi dei premi non superiori a 3mila euro annui. La manovra riduce ulteriormente, per il 2026 e il 2027, l’aliquota all’1% e aumenta a 5mila euro il tetto entro il quale si applica. Ipotizzando un premio di risultato di 1.500 euro lordi il netto sarà di 1.485 euro, con un prelievo di appena 15 euro (l’1% appunto) contro 1.425 euro previsti ora, con un guadagno quindi di 60 euro una tantum. La relazione tecnica stima in 250mila i lavoratori interessati, per un minor gettito di 171 milioni. La manovra, inoltre, proroga per il 2026 l’esenzione fiscale del 50% dei dividendi derivanti da azioni attribuite ai lavoratori al posto dei premi di risultato.
Sconti fiscali su turni
Il prossimo anno le tasse si alleggeriranno anche sulle voci di stipendio relative a maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, lavoro festivo, lavoro nei giorni di riposo settimanali e indennità e altri emolumenti inerenti al lavoro a turni. Queste voci, fino a un massimo di 1.500 euro annui, saranno sottoposte a una tassazione agevolata. La manovra introduce infatti per il 2026 un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali regionali e comunali, pari al 15%. Il riconoscimento di questa cedolare secca scatterà, limitatamente ai dipendenti del settore privato, a condizione che il reddito da lavoro non sia stato superiore, nel 2025, a 40mila euro lordi. La relazione tecnica del governo stima in 2,3 milioni i lavoratori interessati, per un minor gettito di 621 milioni di euro.
Le maggiorazioni festive e notturne
Dalla questa norma sono esclusi i lavoratori del turismo con reddito annuo fino a 40mila euro lordi per i quali è invece confermata fino al 30 settembre del 2026 l’attuale maggiorazione del 15% della retribuzione lorda per turni notturni e prestazioni festive che finisce in busta paga esente da tasse. La manovra prevede anche un aumento del tetto esentasse per i buoni pasto elettronici, che passerà da 8 a 10 euro al giorno, mentre quello per i buoni cartacei rimarrà fermo a 4 euro. Il vantaggio economico stimato per ogni lavoratore che utilizza il buono al massimo può raggiungere circa 440 euro all’anno.
Redditi aggiuntivi, resta la flat tax
Qualche novità, con la legge di Bilancio, anche sulla flat tax del 15% (e appena il 5% per i primi cinque anni) per i lavoratori dipendenti e i pensionati che hanno anche redditi da lavoro autonomo con la partita Iva. La manovra proroga per tutto il 2026 il tetto di 35mila euro di reddito (da lavoro dipendente o da pensione) percepito nell’anno precedente per poter accedere o restare nel regime forfettario. Senza questa proroga si sarebbe tornati al tetto di 30mila euro. Resta invariato, nonostante diverse forze di maggioranza abbiano spinto per un aumento, anche il limite di 85mila euro anni di ricavi o compensi, da non superare per poter beneficiare della flat tax. La relazione tecnica del governo stima in 12mila le nuove adesioni al regime agevolato, grazie alla proroga del tetto di reddito a 35mila euro. Secondo le dichiarazioni dei redditi presentate nel 2024, si contano 194mila lavoratori dipendenti e pensionati con partita Iva in regime forfettario, di cui 153mila dipendenti e 41mila pensionati. Questi numeri descrivono una crescita del 40% negli ultimi cinque anni. E oggi lavoratori dipendenti e pensionati con la flat tax rappresentano circa il 10% di tutti i contribuenti che applicano il regime forfettario.
Famiglie e pubblico impiego
Sul fronte delle politiche familiari, il bonus per le lavoratrici madri con due figli sale da 40 a 60 euro al mese, per redditi fino a 40 mila euro e fino al compimento del decimo anno del secondo figlio. Novità anche per il pubblico impiego: i compensi accessori, entro il limite di 800 euro e per redditi fino a 50 mila euro, saranno assoggettati a un’imposta sostitutiva del 15%. Un intervento che mira a rendere più netti emolumenti spesso frammentati.
2 gennaio 2026 ( modifica il 2 gennaio 2026 | 07:40)
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