ROMA – «I successi del tennis? Mi spiegano che devo dire che siamo stati fortunati, oltre i nostri meriti. Altrimenti diventiamo più antipatici». Angelo Binaghi, pratico e determinato fin da ragazzino. Cagliaritano, ingegnere, classe ’60, negli anni ’80 tra i primi sedici d’Italia, due podi in doppio alle Universiadi. Dal 2001 presiede Federtennis e padel. Intanto, si gode l’attimo. «I gioielli? La conferma di Sinner in Australia e il successo a Wimbledon, la Paolini agli Internazionali d’Italia: da decenni mancava il trionfo di un’italiana nel singolo. Nel 2026 speriamo di vincerli anche nel maschile: è passato mezzo secolo dal titolo di Panatta».
E la terza Coppa Davis di fila?
«È stata quella che speravamo di vincere meno. Mancavano Sinner e Musetti ma al di là delle grandi prove di Berrettini e Cobolli, il pubblico di Bologna ci ha aiutato».
Nel rush finale cosa le sta più a cuore?
«In 45 giorni abbiamo vinto la Coppa Davis con gli uomini a Bologna, in Cina la Billie Jean King Cup con Paolini, Errani e Cocciaretto. Sinner ha vinto Vienna, Pechino, Parigi e le Atp Finals. Più due Slam. Paolini ha vinto gli Internazionali d’Italia a Roma: nel 2026 ci basterà fare un quinto, se accadrà sarà un anno da cornice».
Numeri e titoli: come va la sfida al calcio?
«Nei successi siamo davanti per distacco e la popolarità cresce. I dati Nielsen dicono che abbiamo sei milioni trecentomila praticanti. Il calcio ne ha sei milioni seicentomila. Il trend di crescita va avanti da vent’anni. Il calcio ha fatto la storia dello sport italiano. Noi siamo gli emergenti, sentono che stiamo arrivando».
Presidente, sempre di vedetta su Sinner?
«È facile difenderlo per quel che fa in campo e per quel che dice fuori. È un italiano anomalo, specie rispetto ai campioni dello sport, nella maggior parte istrioni e vivaci. Alberto Tomba, Valentino Rossi, Marco Pantani sono stati campioni opposti di quel che Jannik è e vuole essere».
Perché la bordata agli “opinionisti da strapazzo”?
«Sinner ha zittito coi risultati chi lo ha messo alla gogna, meriterebbe una statua. Non ha cambiato niente di se stesso se non che vince e guadagna molto di più. Lui e gli altri, Paolini e Errani, piacciono e sono esempi per i giovani anche per il comportamento impeccabile extra campo».
Cosa avete nel mirino per quest’anno?
«Procederemo su binari paralleli. Sinner, Musetti e Paolini devono fare il meglio in campo. Noi dobbiamo dare il massimo nel promuovere e organizzare i grandi tornei. Nella crescita complessiva del sistema ci accomuna l’etica del lavoro e il voler crescere giorno dopo giorno».
© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Tennis