Manubri, wildcard, caschi da cronometro, calendario, rapporti. Dal primo gennaio sono entrate in vigore diverse modifiche al regolamento tecnico dell’Uci, che potrebbero sembrare insignificanti dall’esterno, ma stanno già suscitando scalpore e discussione nel gruppo.

1. Larghezza minima del manubrio di 40 centimetri
Negli ultimi anni, per inseguire la massima aerodinamicità visto che obbligano a tenere le spalle poco aperte, i manubri sono diventati sempre più stretti. Ma questa posizione, se da un lato rende il corridore più veloce, non consente di controllare al meglio la bici. Quindi l’Uci ha imposto che la larghezza minima del manubrio dovrà essere di 40 centimetri, misurata tra i due punti più esterni. Per evitare che i corridori possano inclinare le leve dei freni molto verso l’esterno, aggirando la norma, l’Uci ha limitato anche l’angolazione delle stesse leve dei freni. Resta il nodo del ciclismo femminile. Il direttore sportivo dell’AG Insurance-Soudal, Fien Delbaere, ha dichiarato: “Per le squadre WorldTour nel ciclismo femminile, la larghezza standard del manubrio è compresa tra 36 e 38 cm”. Lieselot Decroix, responsabile delle prestazioni della FDJ-Suez, ha aggiunto: “A quanto pare, l’anatomia femminile non è stata presa in considerazione”.

2. Wildcard solo per le squadre che sono tra le prime trenta della classifica Uci.
L’invito o meno delle squadre a Giro, Tour e Vuelta è stato a lungo monopolio degli organizzatori, ma l’Uci sta regolamentando sempre di più il sistema delle wildcard. Dal primo gennaio gli organizzatori dei tre grandi giri devono invitare i primi tre ProTeam della classifica a squadre, invece dei primi due. E solo le squadre tra le prime trenta di tale classifica (si considera quella del 2025) sono ammesse ad avere una wildcard, fino al raggiungimento del numero massimo di team al via. Un problema che toccherà le ProTeam italiane – attualmente la Polti VisitMalta è 28a, la Bardiani CSF 7 saber è 30a, la Siolution Tech Noppo Rali è 31a mentre ovviamente più indietro è la MBH Bank CSB Telecom Fort che è al debutto nella categoria) che temono di perdere l’invito al Giro d’Italia, salvezza della loro stagione. Roberto Reverberi, team manager della Bardiani-Csf, ha spiegato: “Questo ti costringe a correre in modo scorretto, anche tattico: non concentrarti sulla vittoria finale, ma sulla classifica e sui punti. I punti sono ingiusti e mal distribuiti: è più importante vincere una corsa 2.2 in Asia che una tappa della Coppi e Bartali“.

3. Divieto di casco da cronometro nelle tappe in linea
È stata una delle immagini più straordinarie della Volta Algarve: Wout van Aert che si presenta al via di una tappa indossando… un casco da cronometro. “Diversi test in galleria del vento hanno dimostrato che il casco da crono è significativamente più veloce di uno standard”, aveva spiegato l’ex compagno di squadra Nathan Van Hooydonck. Indossare un casco da cronometro nelle tappe in linea è diventata rapidamente una tendenza, ma l’Uci ha detto basta: dal primo gennaio c’è il divieto. Per differenziare i caschi da cronometro da quelli tradizionali, l’Uci ha fissato alcuni criteri: il casco per una tappa in linea deve avere almeno tre prese d’aria, non è consentita la visiera integrata e il casco deve poter essere riposto in una scatola di dimensioni pari a 450 × 300 × 210 millimetri.

4. Calendario: il Tour de Suisse passa da otto a cinque giorni.
Nel nuovo calendario Uci cambiano i nomi di alcune corse: la Gand-Wevelgem ora si chiama In Flanders Fields (da Middelkerke a Wevelgem) e il Delfinato diventa Tour Auvergne–Rhône-Alpes. Ma il cambiamento più sorprendente è che il Tour de Suisse passa da otto a cinque giorni. Pensate che la corsa elvetica, nel suo periodo d’oro, prevedeva fino a undici tappe. Ora gli organizzatori sostengono il formato compatto, pensato per garantire un futuro certo alla corsa. Non solo: nel 2026, le gare maschili e femminili si sovrapporranno completamente. Il presidente dell’Uci David Lappartient aveva immaginato il 2026 come un anno di grandi cambiamenti: niente sovrapposizioni tra Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico e per  “adattarsi ai cambiamenti climatici” si era ipotizzato lo spostamento di alcune classiche primaverili in autunno. Nulla di tutto questo avverrà.

5. Nessun limite al numero massimo di rapporti
C’è stata grande discussione sul fatto che l’Uci volesse mettere un freno all’esasperazione dei rapporti, fissando il numero massimo di denti della moltiplica anteriore. In particolare l’Uci voleva introdurre come rapporto più lungo il 54×11, che sviluppa 10,46 metri a pedalata. Il motivo? Rapporti eccessivamente lunghi consentono altissime velocità e quindi possono essere causa di cadute. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato belga (BCA) ha bloccato l’iniziativa, perché questa misura escludeva la combinazione 54×10 del produttore americano Sram e quindi limitava la concorrenza. Lidl-Trek e Visma- Lease a Bike per esempio utilizzano il popolare gruppo Red AXS di Sram. Il tribunale belga ha dato ragione al ricorso del produttore americano e quindi nel 2026 non ci sarà alcuna limitazione ai rapporti-monstre.