Il 2026 è appena cominciato e la seconda parte della Serie A comincerà tra poco. Nel frattempo abbiamo già potuto formarci un’opinione su alcuni giocatori di Serie A. Questa lista comprende quelli da cui non ci aspettavamo molto, che magari neanche conoscevano se non per il nome, e che invece stanno giocando molto bene. Sono giocatori diventati improvvisamente molto desiderati sul mercato, entrati nelle grazie dei tifosi. Alcuni diventeranno delle presenze fisse in Serie A, altri magari finiranno in Premier League, altri ancora forse spariranno da dove sono arrivati. È il calcio, bellezza.
TARIK MUHAREMOVIC
Tarik Muharemovic è un altro di quei giocatori usciti bene dall’esperienza della Juventus Next Gen. Di lui si è parlato meno, anche perché è stato ceduto al Sassuolo senza praticamente passare dalla prima squadra. L’anno scorso in B è stato un solido titolare nella promozione del Sassuolo, ma non era scontato potesse ripetersi in questa stagione, la sua prima in Serie A a 22 anni. Grosso continua a preferirlo anche ai nuovi arrivati e con Idzes forma una bella coppia di centrali, in una delle rare difese a 4 del nostro campionato.
Sembra anche una persona sicura di sé.
Muharemovic è un difensore abbastanza perfetto per il nostro campionato: alto, grosso, aggressivo sul pallone, a suo agio nei duelli individuali con gli attaccanti e nel difendere l’area di rigore, tanto che gli hanno dedicato una canzone dal titolo Muro Muharemovic. A queste caratteristiche aggiunge una grande sicurezza col pallone tra i piedi e un buon senso per il gol, tanto da avere già due reti e due assist in questo campionato. Proprio per queste caratteristiche, Muharemovic è già nel mirino di Inter e Juventus, che stanno pensando di portarlo nelle loro difese già a gennaio.
ISMAEL KONÉ
In estate Ismael Koné per un momento sembrava potesse andare alla Roma, scambiato dal Marsiglia assieme a un conguaglio economico per Evan N’Dicka. Per De Zerbi era un esubero, e Koné aveva fatto maluccio anche nel suo prestito al Rennes (di Massara). I fasti del Watford, in cui sembrava poter essere un prospetto di centrocampista di alto livello, sembravano piuttosto lontani. E invece ora i dieci milioni che andrebbero al Marsiglia in caso di salvezza del Sassuolo sembrano un colpaccio, uno di quelli a cui per anni il Sassuolo ci ha abituato. Fabio Grosso gli ha dato fiducia già dalla prima giornata e non è più uscito dal campo, imponendosi come titolare al fianco di Matic (altro ottimo acquisto estivo) e di Thorsvedt.
Di Koné ricordiamo il vistoso litigio con De Zerbi presente nel documentario dedicato all’OM, e Koné è sembrato un giocatore leggero e in alcuni frangenti un po’ ingenuo, ma con un talento atletico e tecnico notevole. Sta brillando per conduzioni palla (è nell’89° percentile per progressive carries) ma anche per spunti offensivi: ha segnato già tre gol, di cui uno molto bello contro il Milan, con uno scavetto d’interno che nasce da una pregevole idea.
FEDERICO BONAZZOLI
Un anno fa, Federico Bonazzoli era sceso in Serie B per giocare con la Cremonese, e quello sembra fosse il suo livello. Veniva da parecchie stagioni in Serie A in cui solo una volta aveva segnato 10 gol (stagione 2020/21, con la Salernitana), era un ex-enfant prodigio dell’Inter e insomma sembrava avesse detto quello che aveva da dire. E invece ha iniziato la stagione con quel gol in rovesciata al Milan che ricordiamo tutti. Poi ha segnato anche all’Inter e nella doppietta al Genoa c’è un’altra rovesciata (del suo legame con questo gesto tecnico così fuori dal comune abbiamo scritto qui). Cinque gol e un assist e in generale un buon incastro di caratteristiche con Jamie Vardy. Bonazzoli ama venire incontro, legare con la qualità del suo sinistro. Sembra avere il suo posto in Serie A e, insomma, chi lo avrebbe detto?
TOMA BASIC
La vicenda calcistica di Toma Basic alla Lazio è veramente curiosa. Arriva nel 2021 a 25 anni come possibile futuro titolare, dopo tre buone stagioni al Bordeaux, e nelle prime due stagioni con Maurizio Sarri diventa un giocatore di rotazione senza mai riuscire a imporsi in maniera davvero convincente. Al terzo anno però qualcosa si rompe con la società e finisce fuori rosa dopo aver rifiutato qualche destinazione. A gennaio finisce in prestito alla Salernitana, quindici presenze meste in una squadra che retrocede rapidamente. Torna alla Lazio e si vive l’estate 2025 da fuori rosa, rifiutando trasferimenti e con il contratto in scadenza 2026. A ottobre però Dele-Bashiru subisce una lesione muscolare, e complice l’assenza contemporanea di Guendouzi e Belahyane per squalifica e di Rovella e Vecino (a mezzo servizio) per infortunio Basic viene reintegrato in rosa per Genoa-Lazio, quinta giornata.
Da quel momento Toma Basic non esce più dal campo dello scacchiere di Sarri, diventando il box-to-box ideale per la Lazio di quest’anno. 2 assist, tante corse nei mezzi spazi a collegare centrocampo e attacco e soprattutto il gol decisivo nella vittoria con la Juventus, forse il momento più alto di questa stagione piena di problemi extra-campo per la Lazio. E Basic è tornato quello di Bordeaux anche dal punto di vista offensivo. È il primo centrocampista in rosa per non-penalty xG ogni 90 minuti (0.08) e addirittura il secondo giocatore in rosa, tra quelli con almeno 10 presenze, per expected assist sempre per 90 minuti (0.14). Per lui sicuramente uno sviluppo incredibile, considerando che a gennaio potrà scegliere dove giocare l’anno prossimo ed è riuscito a rilanciarsi. Non l’ideale per la Lazio a livello economico, dato che fino a quattro mesi fa voleva disperatamente liberarsi dei suoi 2.5 milioni lordi e che ora deve decidere se puntare ancora su Basic o meno. Di certo a livello di campo ha funzionato, ritrovandosi un titolare nel momento più basso della sua carriera.
ARTHUR ATTA
Sembra passata una vita ma era la prima partita di questa stagione, quella in cui Arthur Atta ghiacciava il sangue nelle vene dei tifosi dell’Inter con un tiro dal limite dell’area che regalava all’Udinese la vittoria a San Siro. Da attrezzo buffo nel magazzino di Runjaic, interessante e misterioso, Arhtur Atta si è trasformato quasi immediatamente in uno dei giocatori con più fascino e mercato del campionato. Di lui si è parlato per un interesse dell’Inter, ma anche del Barcellona e del Manchester City. Troppo?
La formula di Atta è una di quelle classiche che fanno innamorare i tifosi, ma anche una delle più rare nel calcio moderno: un giocatore longilineo – un metro e novanta di ossa, si direbbe – con movimenti lenti ma tecnica felina; una mezzala che porta palla, ma anche fisica, difficile da spostare, forte in conduzione e negli spazi stretti, un dribblatore di due metri con visione di gioco e tiro. In una Serie A in cui a centrocampo potrebbe giocare un frigorifero con le rotelle, Arthur Atta è un’eccezione, quasi uno scherzo della natura. Non è uno sgobbone né un riferimento per alzare il pallone come era Sergej Milinkovic-Savic (forse il giocatore che gli somiglia di più, più di Pogba a cui è stato paragonato), e a 23 anni da compiere non ha molta esperienza.
Quando si è infortunato al flessore – occhio che non è un infortunio semplice da recuperare in pieno – sembrava già fuori scala per l’Udinese e forse anche per la Serie A. Non ha dimostrato molto, forse non abbastanza per fidarsi a occhi chiusi del suo talento, ma il cuore ha le sue ragioni che la ragione non sa capire…
TIAGO GABRIEL
Tiago Gabriel sembra un giocatore del tutto nuovo ma è arrivato in Serie A un anno fa, nel mercato di gennaio, per due milioni di euro dall’Estrela Amadora. La sua carriera giovanile è stata accidentata. Ha iniziato nel settore dello Sporting ma poi è andato via, non sembrava all’altezza. Quando Corvino lo ha preso aveva giocato appena 11 partite tra i professionisti con l’Estrela Amadora.
È stato piuttosto impressionante vederlo ambientarsi così facilmente in un campionato difficile come la Serie A. Tiago Gabriel è alto un metro e 96, e i calzettoni bassi lo fanno sembrare ancora più alto. Di testa le prende tutte: è il difensore che in Serie A vince più duelli aerei, ed è tra i primi cinque in Europa. Quando deve difendere in avanti non è solo aggressivo, ma ha anche una tecnica abbastanza pulita di intervento e un tempismo da grande difensore. Una rarità in un campionato di centrali difensivi che vanno innanzitutto allo scontro fisico. Le statistiche testimoniano anche questa abilità, visto che è tra i primi cinque difensori centrali in Europa per possessi conquistati. Un dato notevole, considerando anche lo stile difensivo meno uomo su uomo come quello del Lecce, che gioca con una linea a quattro. È molto bravo ad approfittare dei primi controlli non precisi degli attaccanti e infilare la sua gamba per intercettare. Sono qualità ricercate, e infatti si parla di lui per tutte le squadre di Serie A. Corvino ha ammesso che il prezzo è comunque superiore ai 25 milioni, e che sono già arrivate richieste: il calciomercato va sempre più veloce.
Tiago Gabriel, comunque, rimane un difensore di 21 anni che commette qualche ingenuità. Quando deve difendere all’indietro, o marcare in area, i suoi limiti sono molto più esposti. Non è molto veloce nei recuperi e si fa manipolare a volte troppo facilmente dall’attaccante in area: sia con gli smarcamenti che con l’uso del corpo.
Viene il dubbio che l’hype attorno a Tiago Gabriel sia legato soprattutto al fatto che è un giocatore pulito e bello da vedere. In ogni caso, non è poco.
EBENEZER AKINSANMIRO
Akinsanmiro ha compiuto da poco 21 anni e quando ne aveva 18 aveva attirato l’attenzione dell’Inter arrivando in finale al torneo di Viareggio. Lo scorso anno ha giocato in prestito in Serie B alla Sampdoria e quest’anno con il Pisa si è conquistato una sorprendente chiamata in Nazionale maggiore, infatti adesso sta giocando la Coppa d’Africa con la Nigeria. Si è detto stupito lui stesso, considerata la qualità dei giocatori nigeriani sparsi in giro per il mondo. Per ora, nelle prime due partite del torneo, con davanti gente come Ndidi, Chukwueze, Onyeke e Iwobi, non ha ancora visto il campo, ma evidentemente anche lui ne deve avere un po’ di qualità, se è stato chiamato.
Non che sia un giocatore particolarmente vistoso, Akinsanmiro è un box-to-box dinamico, con grande forza e resistenza, ma quando deve fare la giocata non si tira indietro. Se solo la sua tecnica nei passaggi fosse pari al suo controllo del pallone sarebbe un giocatore fuori dal comune, invece c’è qualcosa da sgrezzare, da ripulire. Lui ha detto di sognare di tornare all’Inter, e che Calhanoglu è il suo giocatore preferito (anche se non gli somiglia). Sembra un’idea prematura, ma chissà che a giugno non ci avrà fatto quanto meno venire il dubbio.
IDRISSA TOURÉ
Prima partita di campionato del Pisa e subito: chi è quel numero 7 con le braccia di un culturista su cui il Pisa gioca tutti i suoi palloni lunghi? In una squadra di giganti, Idrissa Touré sembra il gigante che sa fare più cose, quello potenzialmente più utile anche in una squadra che non deve lottare per la retrocessione. Per chi non lo sapesse: ha 27 anni ed è al Pisa già da cinque stagioni, le prime quattro ovviamente passate in Serie B. Touré si porta dietro un’aura talmente minacciosa che a quanto pare quando è arrivato in Italia non lo volevano far scendere dall’aereo e hanno chiamato la Polizia (no, il razzismo non c’entra, è solo la sua aura…). Tedesco di Berlino, Touré sempre perfetto per il nostro calcio di duelli in cui abbiamo venduto i numeri dieci al diavolo in cambio di esterni a tutta fascia con cui vincere le guerre. Datelo a Gasperini e iniziate a pregare per gli esterni sinistri del campionato.
RAFIK BELGHALI
Questa estate i veri “soglianers” – cioè la setta di fan del ds dell’Hellas Sean Sogliano – poteva essere più o meno sicura che Belghali sarebbe stato uno dei migliori laterali del campionato. Perché? Così, per pensiero magico: perché un esterno del campionato belga di origine algerina pagato due milioni non poteva che essere un fenomeno. Un bidone o un fenomeno.
Alla fine forse Belghali non è un fenomeno ma in un campionato in cui gli esterni sono generalmente degli stantuffi meccanici a cui hanno estratto il chip della creatività, Belghali sembra fare uno sport leggermente diverso. Non si limita a correre sul binario, a crossare dalla trequarti, a scaricare verso la punta: Belghali dribbla, fa gol, prova delle giocate un po’ più complesse. Niente di trascendentale, ha un controllo talvolta macchinoso, ma abbastanza per sembrare già meglio del giocatore che ha sostituito, ovvero Jackson Tchatchoua; abbastanza per finire dentro voci di mercato alla prima sessione disponibile (ma non può comunque muoversi a gennaio, visto che aveva già giocato una partita in Belgio e per la FIFA non si può giocare per tre squadre diverse nella stessa stagione).
A livello fisico è una garanzia: ha una corsa leggera ma costante per tutta la partita. È cresciuto col mito di Hakimi e dunque difendere, come potete immaginare, non è esattamente la sua priorità.
In un’intervista del 2023, quando giocava ancora in seconda divisione, indicava i propri obiettivi: giocare in prima divisione belga, trasferirsi in uno dei cinque maggiori campionati, esordire in Champions, essere convocato dall’Algeria. A parte l’esordio europeo, due anni dopo ha raggiunto tutti questi obiettivi. In questo momento è impegnato in Coppa d’Africa, dove sta giocando titolare sulla fascia destra dell’Algeria.
GIOVANE
Il 25 agosto Giovane ha esordito in Serie A e prima ancora di segnare il primo gol il suo nome veniva accostato a quasi tutte le squadre di alta classifica. Sono passati alcuni mesi, Giovane ha segnato 3 gol e il suo nome continua a essere raccontato come un desiderio comune, una necessità impellente per quasi tutte le squadre italiane.
Non ricordo un salto più rapido tra esordio e hype; come se fossimo convinti che Giovane fosse già forte ancor prima ancora di vederlo davvero in campo. A fine settembre, con ancora zero gol segnati in Italia, Palladino lo menzionava come un suo desiderio irrealizzato. Un giocatore che la Fiorentina non gli ha comprato. Lo ha detto come se il futuro con Giovane sarebbe potuto essere diverso. Esiste una tempolinea in cui Giovane guida l’attacco della Fiorentina di Palladino seconda o terza in classifica?
Ma insomma, cos’è tutto questo hype per Giovane, che in questo momento ha gli stessi gol in campionato di Moreo e Ostigaard? Un giocatore che se sommiamo tutti i suoi gol in carriera non sarebbe capocannoniere nemmeno dell’attuale Serie A, cioè quella in cui non segna nessuno?
Ci sarà senz’altro un movimento di procuratori, ma non è solo quello. C’è il fatto che Giovane ha un talento grezzo interessante. È tecnicamente dotato, sa portare palla in conduzione e tecnicamente calcia molto bene. Calcia bene e segna poco: due aspetti in apparente contraddizione che ci parlano però soprattutto della frenesia, della scarsa lucidità quando si tratta di prendere delle scelte negli ultimi metri. Un difetto che condivide col compagno Gift Orban – rendendo la stagione dell’Hellas Verona a tratti tragica. Rispetto a Orban, però, Giovane ama partire più lontano dalla porta avversaria, magari defilato verso destra; è anche un modo per nascondere alcuni dei suoi difetti: il gioco spalle alla porta, il primo controllo non sempre preciso e peggiorato dall’uso esclusivo del piede sinistro nella gestione della palla. Quando però Giovane gioca fronte alla porta, partendo da sinistra col raggio del campo aperto in diagonale, è un giocatore pericoloso: è veloce, forte nel corpo a corpo in velocità e col suo piede vede molto bene il gioco in verticale (già 4 assist in stagione).
Se in conduzione usa solo il sinistro, quando calcia usa bene anche il piede debole. Ha già dimostrato di essere presente nelle partite, lavorare, vincere i duelli. È un giocatore quindi su cui si può lavorare, ma che oggi risulta piuttosto acerbo e che sembra aver bisogno di una certa libertà tattica per esprimere i suoi pregi. Chi è disposto a rischiare?
DAVIDE BARTESAGHI
A settembre Davide Bartesaghi era uno di quei nomi di giovani chiamati a scaldare le lunghe panchine delle squadre di Serie A, oggi è il nuovo Maldini: più sorpresa di così è difficile. In mezzo c’è stata la fiducia di Allegri, ma anche una sua crescita evidente e inesorabile. Basti pensare che la scorsa stagione faceva parte della rosa del Milan Futuro retrocesso in Serie D e oggi già si parla di lui come possibile giocatore della Nazionale.
Bartesaghi è stato bravo ad approfittare dei problemi fisici di Estupiñán, che avrebbe dovuto essere il titolare a sinistra. Ma è stato bravo anche Allegri a non nascondersi dietro strani esperimenti pur di non dare spazio a un giovane alla prima esperienza in Serie A. Bartesaghi è subito diventato importante per il Milan: fisicamente non ha subito l’impatto con la Serie A e come quinto di sinistra offre equilibrio alla squadra. Se a destra Saelemaekers è chiamato a portare creatività e imprevedibilità, lui può essere più meccanico, cercare di dare supporto a Leao o Rabiot nella catena di sinistra. Col pallone è comunque pulito e sicuro, i suoi cross sono già di un buon livello e nella fase difensiva deve dare più sicurezza di Estupiñán ad Allegri. Per ora può bastare.