L’artista torinese ha ricevuto critiche sui social dopo la messa in onda del programma di Alberto Angela. Il motivo? La battuta sugli effetti della bagna cauda
«Se tu dovessi dire qualcosa a Torino per il suo futuro?». È la domanda che Alberto Angela, giornalista e divulgatore scientifico, pone a Luciana Littizzetto durante la trasmissione Stanotte a Torino, andata in onda su Rai1 la notte di Natale. «Dobbiamo imparare dai napoletani a “tenere” come quando dicono “tengo famiglia”. Perché quando facciamo delle cose pazzesche poi ce le portano via – è la risposta dell’artista torinese -. E invece dobbiamo tenere quello che abbiamo, coltivare quello che abbiamo e crescere».
È un’opinione che ha tutto il sapore di un bilancio da fine anno per il capoluogo piemontese. Continua Littizzetto: «Torino è una città che si muove parecchio. Ci chiamano bogia nen ma non è vero che non ci muoviamo. Ci muoviamo. Ma non è che facciamo troppo casino, non lo diciamo tanto. Siamo gente che “non si osa”. C’è un po’ questa espressione tipica piemontese – racconta la storica spalla di Fabio Fazio a Che tempo che fa -. No, non mi oso che vuol dire mi vergogno, ho paura di entrare nel perimetro di un altro, di dare fastidio, quindi sto sempre un passo indietro».
E ancora: «Ci sono degli spazi che restano sempre così a Torino. Grazie al cielo che abbiamo ancora il buonsenso di conservare la bellezza», è il commento personale di Luciana Littizzetto che si racconta ad Alberto Angela e che riprende anche in alcuni stralci video nel suo profilo social, a sottolineare quanto queste parole siano importanti per la conduttrice torinese.
Con qualche contro: la trasmissione ha registrato oltre tre milioni di spettatori (il 21% dello share), ma sui social sono centinaia le critiche a Littizzetto. Il motivo? La battuta sulla bagna cauda e l’effetto che fa a chi la mangia: «Scatenerò il putiferio perché ognuno la fa suo modo – aveva predetto Littizzetto -. Ci sono quelli che dicono che ci vuole una testa d’aglio per ogni commensale. È un piatto composto di olio, aglio, acciuga, poi c’è chi mette la panna, chi mette il latte. Danno delle torrette di terracotta che si chiamano fujot. Poi si prendono tutte le verdure, cotte oppure crude e si mettono dentro alla bagna calda che rimane bollente e la sua prerogativa è che ti si impregna non solo negli abiti, ma anche nella pelle, quindi la porti con te per giorni».
Le critiche sono centinaia, leggibili sui profili Rai o dagli account di Bicerin e altre realtà che hanno condiviso i video della trasmissione: «Non è vero che si puzza con la bagna cauda», o «Non mangiamo mica solo quello». E ancora: «Ci vuole una testa d’aglio a persona, se non si fa così non si può parlare di bagna cauda».
2 gennaio 2026 ( modifica il 2 gennaio 2026 | 10:46)
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