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Lorenzo Cremonesi, da Bukovel (Carpazi Ucraini)

Il signore della Cecenia, fedele alleato di Putin, non compare in pubblico da tempo ed è notoriamente malato. Ma la sua scomparsa potrebbe rimettere la regione in mano ai separatisti, con un danno per il Cremlino

Che fine ha fatto Ramzan Kadyrov? In Russia la sua scomparsa dalla scena pubblica è ormai cosa nota, si dà per scontato sia ricoverato in terapia intensiva in un ospedale della capitale: i blogger russi e i media delle opposizioni all’estero lo raccontano in fin di vita o addirittura già morto. La notizia è ripresa anche dai media ucraini. Il Cremlino per ora tace, ma la cosa non sorprende affatto. Del resto, che la salute del 49enne leader ceceno fedele alleato di Putin, sia per il controllo della Cecenia che per la guerra in Ucraina, sia cagionevole è notizia nota già da molto tempo. 

Nel 2019 la Novaya Gazeta Europe rivelava il suo essere affetto da necrosi al pancreas che lo costringeva a cure e periodi di degenza. Agli inizi del 2025 è stato ricoverato in una clinica privata di Grozny. Un quadro medico preoccupante, che a maggio lo ha condotto a dichiarare in pubblico che «la malattia e la morte sono nel destino di ogni individuo». 



















































A luglio ha avuto un malore mentre nuotava in Turchia, tanto da dovere essere portato al pronto soccorso. E la vigila di Natale è stato ancora ricoverato poco prima di doversi recare a un importante riunione del Consiglio di Stato. La sua assenza è stata subito notata. 

Ancora la Novaya Gazeta Europe lo descrive come un paziente con gravi difficoltà di parola, impedimenti alla respirazione, dipendenza da sedativi e tutto questo nonostante alcuni video recenti lo mostrino sveglio e attivo intento a fare ginnastica per dimostrare che può continuare a governare la Cecenia. 

Secondo Michael Naki, un noto blogger imprigonato nel passato dai russi e riuscito a trovare rifugio nei Paesi Baltici, l’uscita di scena di Kadyrov potrebbe rappresentare un grave problema per Putin. «La sua assenza all’ultima seduta del Consiglio di Stato apre preoccupanti incognite per il regime e ne rappresenta l’intrinseca fragilità», scrive. A suo dire, lo stile assolutamente personalistico e accentratore con cui Putin guida il Paese si rivela vulnerabile ogni volta che un fedelissimo viene a mancare. «Il sovrano dipende da vassalli non rimpiazzabili», scrive Naki. 

Sin dalla sanguinosissima guerra civile cecena alla fine degli anni Novanta, Mosca ha sempre lavorato con i collaborazionisti per reprimere i separatisti. Putin all’inizio del suo governo nel Duemila ha costantemente utilizzato Kadyrov come strumento della repressione e suo Cavallo di Troia a Grozny. Ma adesso la sua possibile scomparsa rischia di rimettere in discussione il controllo di Mosca sulla Cecenia. , nota Naki. 

La macchina della polizia, abituata a sopprimere nel sangue ogni accenno di ribellione, potrebbe incepparsi. Il sogno imperiale del presidente russo è iniziato proprio con le stragi centinaia di migliaia di separatisti ceceni e adesso l’intera impalcatura mostra importanti crepe. 

2 gennaio 2026 ( modifica il 2 gennaio 2026 | 12:31)