di
Giuseppe Guastella
Almeno 40 vittime e 115 feriti nell’incendio divampato in pochi istanti all’interno del locale Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, alla festa per l’anno nuovo. Molti gli italiani all’evento: sei i dispersi, tredici gli ustionati
A mezzogiorno c’è un silenzio carico d’angoscia in rue Centrale. Potrebbe sembrare una oziosa mattina di Capodanno, se non fosse per l’aria che sa di morte. Tutto parrebbe assurdamente normale in questo Capodanno assolato se non fosse per qualche decina di persone ferme ad osservare attonite, le transenne messe dalla polizia e un lungo paravento bianco alto un paio di metri che impedisce la vista del bar Le Constellation in rue Centrale, e con essa tutto l’orrore al quale hanno assistito i suoi muri ancora fumanti.
Lì dentro, appena una decina di ore prima, sono morti più di 40 ragazzi e altri 115 sono rimasti feriti, bruciati, asfissiati o calpestati dai loro amici, mentre festeggiavano l’arrivo del 2026, in un incendio tanto devastante quanto assurdo. E che al momento non ha altra spiegazione se non la criticità dei sistemi di scurezza che avrebbero dovuto impedirlo, ammesso che ci fossero. La tragedia «è una delle peggiori nella storia del nostro Paese», dirà il Presidente della Confederazione Guy Parmelin, quando in serata il bilancio è quasi definito, anche se non in tutti i suoi contorni, a partire dall’identificazione certa delle vittime per la quale sarà necessario l’esame del dna.

Allo scoccare della mezzanotte, al piano interrato di Le Constellation si festeggia il primo dell’anno e, come in tutti gli altri locali a quest’ora, si balla e si canta. Qui, però, con l’entusiasmo irrefrenabile dei ragazzi poco più che adolescenti, perché la serata è riservata agli under 17. Tavoli e un bancone al piano terra, altri in quello interrato, dove ci sono anche un secondo bancone, ma centrale, un biliardo e una postazione per giocare a freccette. Per arrivarci bisogna scendere una stretta e ripida scala di una quindicina di gradini che ha giocato un ruolo devastante in questa vicenda. Non si sa ancora quanti ce ne sono lì sotto, forse un centinaio, forse di più. Sono tanti i ragazzi italiani e molti sono i milanesi arrivati in questa località esclusiva delle Alpi svizzere nel cantone Vallese con le proprie famiglie. Le Constellation è il ritrovo più popolare tra i giovanissimi, tanto che alcuni fuori fanno la fila nella speranza di poter entrare se uno dei tavoli si dovesse liberare.
È l’una e 30, arriva il culmine della serata. Testimonianze dicono che una ragazza portata sulle spalle da un cameriere fa ingresso nella sala al piano interrato agitando in alto una bottiglia di champagne nei cui collo è inserita una fontana di scintille. Queste avrebbero raggiunto il soffitto: l’innesco delle prime fiamme. Altri parlano di più persone con le medesime bottiglie, altri ancora della fiammata di un petardo. L’incendio si propaga con una velocità fulminea, forse favorito da uno strato di materiale sintetico isolante che copre il basso soffitto della sala. È il panico. I ragazzi si precipitano in massa sulla scala per tentare di guadagnare l’uscita e con essa la salvezza, mentre il fumo satura l’ambiente e non lascia respirare. Al piano terra ci sono altre persone, forse meno di quelle del sottostante, che prese anche loro dal terrore si lanciano verso la porta d’uscita che sta alla sommità di quella scala stretta che sale dall’interrato. La calca causata dai due flussi di corpi, dal basso e dal pianterreno, intasa l’unica via di fuga praticabile mentre le fiamme avvolgono e divorano l’intero locale e coloro che sono rimasti indietro.
Dominic, un 30enne di Crans-Montana che passa lì davanti, prova a intervenire. Racconta: «C’erano tante persone che cercavano di uscire, altre che tentavano di sfondare le vetrate che danno sulla strada senza riuscirci». Molti di coloro che raggiungono l’esterno sono in condizioni critiche: capelli bruciati, quasi nudi perché si sono tolti i vestiti che ardevano, sotto choc, chi piangendo, chi muovendosi come un automa in silenzio. «Quando ho provato a sorreggere un ragazzo che barcollava, appena gli ho toccato la pelle ha cominciato ad urlare dal dolore», dice Dominic.
Una professionista milanese di 60 anni, che vuole rimanere anonima, racconta che passava con la sua auto quando ha visto le fiamme. «Ho sentito un boato, sembrava l’esplosione di un attentato». Molti pensano la stessa cosa, qualcuno teme che sia stata presa di mira la sinagoga che sta accanto al locale. Invece il botto terrificante è la conseguenza di un «flashover», il fenomeno che si verifica quando il fuoco si propaga velocemente e violentemente in ambienti chiusi e la temperatura interna può salire anche di diverse centinaia di gradi. In queste condizioni, non c’è scampo per nessuno. La professionista milanese teme che lì dentro possa esserci anche suo figlio. In preda al terrore, guida per un pezzo di strada e, quando finalmente raggiunge al telefono il ragazzo, torna a Le Constellation per provare a dare una mano. «Ha attraversato la strada davanti a me un giovane con solo le mutande addosso. Aveva i capelli bruciati, un altro era seduto a terra in silenzio». In pochi minuti la notizia si diffonde in tutta Crans-Montana da cellulare a cellulare, da famiglia a famiglia, e raggiunge Milano e le altre città di provenienza dei ragazzi che in questi giorni di festa stanno nel paese, anche quelli che fortunatamente a Le Constellation non ci sono andati. Per tutta la notte centinaia di famiglie precipitano nell’angoscia. «Il dispositivo di emergenza è scattato immediatamente», dichiarano le autorità: 10 elicotteri, 40 ambulanze e più di 150 sanitari, mentre le vittime sono state trasportate in diversi ospedali svizzeri, italiani e tedeschi. «La popolazione svizzera è a fianco delle vittime e delle loro famiglie. Il Paese condivide il loro lutto con rispetto e raccoglimento», dichiara il presidente federale Parmelin in una conferenza stampa in cui viene dato il primo bilancio delle vittime: circa 40 i morti e 115 feriti. Ma ancora in serata, i numeri delle persone non sono definitivi, le prime ricostruzioni della Farnesina parlavano di 47 deceduti, a sera l’ambasciatore italiano dà la stessa cifra.
Dopo i soccorsi e il cordoglio unanime, il punto focale dell’inchiesta della Procura Federale sarà accertare perché non hanno funzionato i sistemi e le uscite di sicurezza. A queste domande e a molte altre dovrà rispondere la coppia francese proprietaria di Le Constellation.
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2 gennaio 2026 ( modifica il 2 gennaio 2026 | 09:13)
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