Nelle scorse settimane, Mountain View ha ridotto il limite giornaliero delle API gratuite per Gemini 2.5 Flash da 250 a sole 20 richieste, rendendo di fatto inutilizzabili migliaia di piccoli flussi di automazione basati su piattaforme come n8n o script personali. Questa mossa non è solo un cambio di parametri tecnici, ma un segnale politico chiaro: la fase della “cortesia evangelica”, in cui si regalava potenza di calcolo per addestrare i modelli sui dati degli utenti, è terminata per far spazio a una ricerca più aggressiva del ROI.

Questa stretta arriva in un momento di estrema tensione competitiva. Gemini 3 Pro è stato accolto positivamente ed è sicuramente in grado di fare molto, ma OpenAI ha risposto velocemente con ChatGPT 5.2 e, sopratutto, con uno stato di “codice rosso” pensato per migliorare velocemente il prodotto. 

Mountain View ha ridotto il limite giornaliero delle API gratuite da 250 a sole 20 richieste, rendendo di fatto inutilizzabili migliaia di automazioni.

Strategie di business e la fine del “pranzo gratis”

Tuttavia, la riduzione delle opzioni gratuite può essere un duro colpo. Per le aziende e i professionisti che hanno costruito prototipi sul tier gratuito di Google AI Studio, la sorpresa è stata amara. Molti hanno visto fallire i propri workflow con l’errore 429 (rate limit) senza preavviso. Secondo quanto riportato da fonti vicine alla Google, la riduzione serve a combattere abusi e frodi, ma è evidente che l’obiettivo sottostante sia spingere gli utenti verso i piani a pagamento

Una strategia legittima da parte di Google ma ancora una volta ci ricorda quanto sia complessa la situazione IT moderna, dove quasi tutti noi ci troviamo a dipendere dai capricci di un fornitore. Sopratutto quando questo fornitore può cambiare le regole del gioco a suo piacimento, quando vuole. .

Sicuramente, dal punto di vista della governance aziendale, affidarsi a strumenti gratuiti per processi critici è un rischio che nessuna PMI può più permettersi; d’altra parte certi cambiamenti unilaterali possono impattare anche chi paga per il prodotto – vedi il recente caso VMWar/Broadcom. 

Affidarsi a strumenti gratuiti per processi critici è un rischio che nessuna PMI può più permettersi.

GPT-5.2: la risposta muscolare di Sam Altman

Dall’altra parte della barricata, OpenAI ha lanciato GPT-5.2 nelle versioni Instant, Thinking e Pro, puntando tutto su una riduzione drastica degli errori macroscopici e su una maggiore competenza nel coding. La sfida è ora sul terreno della “personalità”: mentre Demis Hassabis di Google DeepMind rivendica una Gemini 3 capace di “ribattere” e non essere servile, la nuova creatura di Altman cerca di riconquistare il primato nelle classifiche di ragionamento logico.

Sul piano dei profitti, ChatGPT ha più utenti ma Google riesce a “infilare” il prezzo di Gemini in migliaia di abbonamenti Workspace. Questi utenti poi potrebbero trovare più facile e comodo continuare a usare i prodotti Google piuttosto che cambiare. Ma non è detto. 

Resta da capire se questa accelerazione frenetica non stia alimentando una bolla pericolosa. Hassabis stesso ammette che innoviamo così velocemente da non esplorare nemmeno il 10% delle capacità di un modello prima di passare al successivo. 

Quante aziende sono davvero pronte a gestire questo tsunami di cambiamenti senza perdere l’orientamento? La risposta non arriverà da un prompt, ma dalla capacità umana di governare la tecnica invece di subirla.