di Paola Cortellesi
Pensiamo a che cosa abbia significato, per chi ha partorito e cresciuto intere generazioni ma raramente è stata riconosciuta, essere finalmente nelle stanze dove si decide il futuro collettivo
Questo articolo fa parte del numero speciale di «7» in edicola venerdì 2 gennaio, dedicato agli anniversari del 2026.
Nel 1946 le donne italiane votarono per la prima volta.
Fu un momento che segnò l’inizio di una nuova stagione di libertà e partecipazione. Non fu un traguardo semplice né immediato: arrivò grazie alla perseveranza e al coraggio di quelle valorose attiviste nella vita sociale e politica che avevano combattuto il nazifascismo e avrebbero poi contribuito a redigere la nostra Costituzione, di donne e uomini che, per affermare la propria dignità e i propri diritti, avevano lottato duramente, pagando spesso un prezzo altissimo, a volte con la vita.
LA COSCIENZA DI POTER CONTARE
Proviamo a immaginare cosa abbia significato, per una donna di allora, prendere coscienza di avere il diritto di contare, di sapere che ciò che fino a poco prima le era proibito, era finalmente diventato possibile.
Con quale emozione avranno vissuto quel momento le donne comuni, quelle piegate dal lavoro fin dall’infanzia, destinate – nei casi migliori – a una vita di obbedienza, definite quasi esclusivamente dal loro ruolo di madri e mogli, indottrinate alla sottomissione e convinte di essere delle nullità?
LA GIORNALISTA ANNA GAROFALO, CHE VOTÒ IN QUEI GIORNI, RACCONTA «L’AUTORITÀ SILENZIOSA E PERENTORIA» DI SCHEDE ELETTORALI CHE «CI SEMBRANO PIU’ PREZIOSE DELLA TESSERA DEL PANE» E «STRINGIAMO COME BIGLIETTI D’AMORE»
COME UNA GOCCIA NEL MARE?
Pensiamo a queste donne, che erano la maggioranza: quelle che hanno partorito e cresciuto intere generazioni, che hanno contribuito a ricostruire un Paese devastato dalla guerra e che raramente sono state ringraziate. Pensiamo a cosa abbia significato per loro essere convocate ad esprimersi, a rendere visibile il proprio pensiero attraverso il voto e a partecipare alle decisioni che riguardavano il futuro collettivo: si saranno percepite come una goccia nel mare, o come parte attiva di qualcosa di più grande?
Nel costruire, insieme a Furio Andreotti e Giulia Calenda, una sceneggiatura per il cinema – una storia inventata, seppur ispirata da esperienze reali, condivise da molte famiglie italiane e tramandate nel tempo dalle nostre bisnonne – abbiamo immaginato l’odissea di Delia, una delle tante donne qualunque che non hanno fatto la storia e non abbiamo ricordato, costrette a una vita di prevaricazioni e violenze domestiche (condizione peraltro tragicamente attuale e tuttora un’emergenza); il suo faticoso tragitto verso quel giorno e, insieme, il percorso interiore, altrettanto difficile, che la conduce alla consapevolezza del proprio valore e del proprio ruolo nella società.

IL RICORDO DI ANNA GAROFALO
La giornalista Anna Garofalo racconta così l’orgoglio e l’emozione delle donne nel giorno delle prime votazioni politiche a cui presero parte, il 2 e 3 giugno 1946, chiamate a scegliere tra monarchia e repubblica e ad eleggere l’Assemblea Costituente: «(…) Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un’autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane».
«(…) Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d’amore. Si vedono molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio di donne timorose di stancarsi e molte tasche gonfie per il pacchetto della colazione. Le conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono diverso, da pari (…)».
Il suo sguardo restituisce la semplicità e la forza di quel momento: l’attesa, la cura per un gesto nuovo, la consapevolezza silenziosa di stare partecipando, per la prima volta, alla vita democratica del Paese.
Il referendum del 2 e 3 giugno del 1946 sancì la nascita della Repubblica Italiana. Si recarono alle urne tredici milioni di donne. Con un’affluenza dell’89,08 per cento, votarono circa 25 milioni di elettrici ed elettori.
ORA, LOTTA ALL’ASTENSIONISMO
Oggi, vedere crescere l’astensionismo fa male, perché ci ricorda quanto facilmente possiamo dimenticare il valore di ciò che abbiamo ottenuto e quanto la disillusione del singolo debiliti la forza prorompente della collettività. I diritti non sono intoccabili, ormai lo sappiamo, e la storia recente ci mostra con brutale chiarezza quanto velocemente il mondo possa cambiare, anche sul fronte delle libertà fondamentali. Per questo è essenziale che le nuove generazioni riconoscano il valore dei loro diritti. Perché siano pronte a difendere quelli che hanno ereditato, a combattere per quelli che rivendicano e a preparare la strada di chi deve ancora nascere.
2 gennaio 2026 ( modifica il 2 gennaio 2026 | 15:51)
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