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Nel tennis moderno tutti cercano potenza. Jannik Sinner, invece, cerca il limite. E poi lo governa.

Ventotto chili. A volte ventinove.
Numeri che per la maggior parte dei professionisti suonano quasi estremi, e che per gli amatori sono semplicemente impensabili. Ma nella racchetta del numero due del mondo nulla è casuale: ogni dettaglio è una dichiarazione di identità.

APPROFONDIMENTI


La domanda non è “quanto tira la corda Sinner”, ma perché la tira così tanto.

Una scelta che racconta un’idea di tennis

In un’epoca in cui il tennis sembra spinto verso l’esasperazione fisica, Sinner va in direzione opposta: più tensione, meno effetto trampolino, più controllo assoluto.
Le sue Head Hawk Touch 1,30 non sono una concessione allo spettacolo, ma uno strumento chirurgico.

Sinner saluta l’anno che lo ha cambiato: trionfi, cadute e una frase che dice tutto

«Generalmente incordo a 28 kg, qualche volta anche a 29. Questo mi permette di spingere senza paura di perdere precisione», ha spiegato l’azzurro.
Tradotto: posso colpire sempre al massimo, perché so che la palla resterà dentro.

E c’è un altro dettaglio che dice tutto della sua ossessione per il controllo: Sinner fa incordare i telai la mattina stessa del match.

Nessuna perdita di tensione, nessuna variabile incontrollata. La racchetta deve rispondere esattamente come il suo braccio.

Reattività e controllo: le vere parole chiave

La Hawk Touch è una corda che restituisce poco, ma dice la verità.
Se colpisci male, non ti perdona. Se colpisci bene, ti amplifica.

È qui che entra in gioco la qualità più sottovalutata e più devastante di Sinner: il timing.
Non la potenza pura, non la forza bruta. Ma la capacità di arrivare sempre sulla palla nel momento perfetto, facendola viaggiare più bassa, più tesa, più veloce degli altri.

I numeri confermano che Sinner è tra i migliori al mondo per velocità media di dritto e rovescio. Ma ciò che colpisce davvero è un altro dato invisibile: quanto raramente va fuori giri.
Questo è il vero vantaggio di una tensione così alta: non dover mai togliere braccio.

Non è per tutti. Non deve esserlo.

La teoria dice che una tensione più bassa favorisce la potenza grazie all’effetto trampolino, ma sacrifica il controllo. Ed è vero.
La media nel tennis professionistico si aggira intorno ai 24 kg: Federer scendeva anche a 22, Alcaraz e Nadal restano tra 24 e 25, Djokovic oscilla tra 26 e 28 a seconda degli avversari.

Sinner sta stabilmente sopra quella soglia.
E non è un caso che il suo tennis, per solidità e continuità, ricordi proprio quello del serbo: pressione costante, errori ridotti al minimo, capacità di comandare lo scambio senza forzare l’impossibile.

Nel passato qualcuno ha spinto ancora oltre, come Björn Borg che arrivava a 36 kg con racchette di legno. Ma quello era un altro tennis.
Quello di oggi è più veloce, più violento. E proprio per questo richiede un controllo superiore.

E se Sinner non fosse un’eccezione ma il primo di una lunga serie? Il dato choc del 2025

La racchetta come estensione della mente

Il piatto corde 16×19, il monofilamento spesso da 1,30 mm, la tensione uniforme tra verticali e orizzontali: tutto nella racchetta di Sinner parla la stessa lingua.
Niente compromessi. Niente scorciatoie.

È una scelta che non cerca aiuto dall’attrezzo, ma pretende responsabilità dal giocatore.
Se vinci, è merito tuo. Se sbagli, anche.

E forse è qui il vero segreto del numero due del mondo: Sinner non vuole una racchetta che lo protegga. Vuole una racchetta che lo rispecchi.

Alla fine, tirare la corda non è un gesto tecnico. È un atto di fiducia.

Fiducia nel proprio braccio.
Nel proprio timing.
E nella capacità di camminare sempre sul filo, senza mai cadere.

Perché il tennis di Jannik Sinner non è potenza senza controllo.
È controllo portato al limite della potenza.