di
Lorenzo Cremonesi
Dopo le dimissioni di Yermak, nominato a capo dell’ufficio presidenziale l’ex capo dell’intelligence militare ucraina
BUKOVEL – Senza dubbio un patriota coraggioso sui campi di battaglia e un carattere forte, che non teme di pensare e soprattutto dire cose controverse. Due anni fa Kyrylo Budanov dichiarò a una conferenza stampa che secondo le sue informazioni Aleksej Navalny non era stato assassinato per volere di Vladimir Putin. Un’affermazione che contraddiceva le posizioni del fronte anti-russo in Europa e sicuramente dava fastidio al governo di Kiev.
Ma non importa. L’uomo che Volodymyr Zelensky ha scelto come capo del suo ufficio al posto del fedele amico di lunga data Andrey Yermak, dimesso per le sue implicazioni nel recente scandalo per corruzione ai vertici dello Stato, non ha certo bisogno di dimostrare le sue credenziali di combattente dedito alla causa dell’Ucraina libera contro le aspirazioni imperiali di Mosca.
Nato a Kiev nel 1986, si è graduato nel 2007 all’accademia militare di Odessa e subito è entrato nelle unità commando agli ordini dell’intelligence militare, il celebre Gur. Dall’inizio degli attacchi lanciati da Putin nel 2014 in Crimea e nel Donbass, Budanov partecipò a diverse operazioni di boicottaggio nelle retrovie russe rimanendo ferito più volte. Secondo il New York Times, lui e i suoi ufficiali seguirono alcuni corsi di addestramento organizzati dalla Cia.
Nel 2016 fu ancora ferito quando con il suo commando tentavano di minare un aeroporto nella Crimea occupata e dovettero guadagnarsi la via di fuga uccidendo parecchi soldati russi. Da allora gli agenti di Mosca hanno cercato diverse volte di assassinarlo. La più nota fu il 4 aprile 2019, quando la bomba piazzata sotto la sua auto per errore esplose in anticipo.
La svolta nella sua carriera fu il 5 agosto 2020, quando Zelensky lo nominò a capo del Gur nel contesto del ricambio generazionale fortemente voluto dall’allora neo-presidente deciso a ringiovanire i quadri dirigenti dello Stato e mandare in pensione la generazione nata e cresciuta in epoca sovietica.
Dopo l’invasione dell’Ucraina, lanciata da Putin il 24 febbraio 2022, il ruolo di Budanov è sempre stato centrale: ha coordinato i rapporti con la Cia e gli alleati, ha fortemente voluto gli assassini di generali e personalità della Nomenklatura di Mosca. Discreto, ma sempre presente, i media ucraini più volte hanno riportato che Yermak avrebbe voluto licenziarlo. Nel febbraio 2023 si parlò dell’imminente promozione a ministro della Difesa, ma poi non se ne fece nulla. Il Kyiv Independent segnala che fu lui a condurre la delegazione ucraina nei dialoghi di pace con Russia e Usa a Abu Dhabi pochi mesi fa.
Ma non mancano le perplessità. «Non è affatto detto che un bravo capo dei servizi di spionaggio sia anche capace di gestire le macchinazioni e gli intrighi della politica», sostengono gli scettici. Una teoria è che Zelensky lo voglia vicino per preparargli la via alla sua successione. Ma la teoria opposta replica che Zelensky in questo modo lo può controllare meglio. I sondaggi ipotizzano che possa addirittura vincere le elezioni presidenziali.
2 gennaio 2026 ( modifica il 2 gennaio 2026 | 21:57)
© RIPRODUZIONE RISERVATA