Limitandoci alle e-Mtb full power (cioè con motore elettrico da almeno 85 Nm), ecco la mia personale classifica delle 10 migliori e-Mtb full power da me provate da un anno e mezzo a questa parte.
Per conoscere i criteri e le motivazioni di questa classificazione vi invito a leggere più avanti.
1 – Yeti LTe T3 (qui il test)
2 – Mondraker Crafty XR (qui il test)
3 – Santa Cruz Vala (qui il test)
3 – Santa Cruz Bullit (qui lo short test)
5 – Teewing Turbo Force Pro (qui il test)
5 – AmFlow PL Carbon (qui il test)
7 – Trek Rail+ 9.8 GX AXS (qui il test)
7 – Cannondale Moterra SL (qui il test)
9 – Specialized S-Works Turbo Levo G4 (qui lo short test)
9 – Orbea Rise LT (qui lo short test)
Di seguito le altre: Cannondale Moterra, Thok TP4, Olympia Murdok, Whyte Elyte Evo Stag Works e Merida eOne-Sixty 875.



Le 10 migliori e-Mtb full power: i criteri
Quali sono i criteri di questa classificazione?
In ordine di importanza sono i seguenti:
- 1 – bilanciamento telaio-motore
- 2 – sospensione posteriore
- 3 – drive unit
- 4 – versatilità
Analizziamole una alla volta.
1 – Bilanciamento telaio-motore
Il binomio telaio-motore è molto importante.
Il modo in cui il motore e la batteria sono collocate nel telaio, lo studio della posizione in sella del biker e le qualità meccaniche del telaio stesso sono i fattori più importanti nel valutare una e-Mtb.
Un motore valido su un telaio discreto non porta ad un risultato grandioso, ma ad un risultato onesto.
Discreto.
Un esempio? Teewing, Merida e AmFlow.
Ma è anche vero che un telaio molto valido con un motore non eccezionale non riesce ad emergere più di tanto.
Vedi la Olympia Murdok (foto in basso).

In più c’è la variabile batteria, cioè alla sua posizione nel tubo obliquo e alla possibilità di essere estratta per la ricarica.
Alcuni marchi si impegnano più di altri nel collocarla in basso: questo abbassa il baricentro e favorisce molto la confidenza di guida, come nel caso delle Whyte.
Altri marchi preferiscono la non estraibilità della batteria per la ricarica: questo significa che il tubo obliquo continua ad avere la sua classica struttura tubolare, favorendo leggerezza e solidità strutturale.
Quindi, il bilanciamento telaio-motore e le qualità della sospensione posteriore (punto 2) sono i due fattori più importanti nella valutazione di una e-Mtb.
2 – Sospensione posteriore
Lo schema sospensivo che possiamo prendere come riferimento è il 4 bar linkage (o quadrilatero deformabile) con giunto Horst.
Questo schema è molto valido e ha innalzato il livello minimo di prestazioni di tantissime e-Mtb ed Mtb in generale.
Ciò detto, non tutti i 4 bar linkage sono uguali e, soprattutto, ci sono marchi che non si accontentano delle prestazioni di uno schema a quadrilatero e ne sviluppano uno loro, creando, fra le altre cose, un’identità di marchio molto forte.
Vedi Yeti, Mondraker e, sebbene non figuri fra quelle da me provate negli ultimi tempi, Pivot o Ibis con lo schema DW-Link.


Ma non solo: nella valutazione di una sospensione posteriore, oltre a parametri quali efficienza di pedalata, sensibilità ai piccoli impatti, supporto a metà a corsa, esistenza al fondocorsa e comportamento in frenata, entra in gioco anche la resistenza torsionale della struttura della sospensione posteriore.
Cioè, quanto il produttore di quel telaio ha avuto accortezza nel calibrare rigidezza ed elasticità del materiale degli elementi che compongono la sospensione.
Un lavoro dietro le quinte tutt’altro che banale e che può fare una grande differenza.
3 – Drive unit
Poi e solo poi ci sono il motore e tutta la parte elettronica.
Bosch CX oppure Avinox: questi sono i protagonisti di oggi, sebbene in ambito full power esistano anche altri attori (Shimano, Specialized, Rocky Mountain, Sram, Brose, ZF…).
E come si valuta una drive unit?
I dati potenza e coppia sono un punto di partenza, ma poi entra in gioco la parte software, cioè come la drive unit riesce ad interpretare i tanti input che le arrivano durante la pedalata e trasformarli in un’erogazione fluida, prevedibile e addirittura predittiva.
Cioè, il motore deve capire e addirittura prevedere ciò che sto facendo ed assistermi in modo fluido ed efficace.


Ma non basta: l’utente deve poter modulare i parametri di assistenza tramite un interfaccia intuitiva e facile da utilizzare (app e/o display a bordo).
Niente di più difficile, ma allo stesso tempo sfidante da realizzare e su questi fronti tutti i produttori di drive unit si stanno impegnando sempre di più.
4 – Versatilità
Prendete le prime 3 e-Mtb nella classifica: sebbene siano tutte ben dotate di solidità e di una certa vocazione alla guida in discesa, in realtà sono tutte inaspettatamente versatili.
Magari la Vala è l’unica che palesa una certa propensione ad un utilizzo più vario, in verso stile trail-all mountain, grazie anche alla sua maggiore leggerezza.
Ebbene, l’attitudine ad essere utilizzata con facilità in tantissime situazioni è, a mio avviso, una dote importante e che conferma la bontà delle prime 3 doti.
Ma cosa significa che una e-Mtb è versatile?
Significa che posso usarla con soddisfazione in giri lunghi dove conta l’efficienza tanto di pedalata quanto di assistenza elettrica, ma anche in uscite con discese molto tirate, dove spiccano le qualità del telaio e della sospensione posteriore.

Un altro fattore che innalza la versatilità è la leggerezza.
E qui occorre fare un distinguo: leggerezza statica e leggerezza dinamica.
Leggerezza statica: è misurata da una bilancia.
Leggerezza dinamica: è la misura dell’agilità di una e-Mtb e dipende da geometria e baricentro.
Quale delle due è più importante?
Dipende dal tipo di mezzo.
Una Mondraker Crafty, per come è concepita, spicca per leggerezza dinamica, meno per leggerezza statica.
Una Moterra SL o una Amflow spiccano prima per leggerezza statica e poi anche per leggerezza dinamica.

Quindi una bici più leggera come Moterra SL, AmFlow, Teewing e Rise è anche più versatile?
Risposta affermativa.
E da questo punto di vista, secondo me, potremmo vedere delle novità nel corso di quest’anno.

Sul fronte versatilità c’è anche un altro aspetto cruciale e molto controverso: la capacità della batteria.
Rimanendo sulle prime 3 della classifica, qual è la più versatile?
Quelle con batteria da 800 Wh oppure quella con batteria da 600 Wh?
Per tutte c’è la possibilità di aggiungere un range extender, ma di fatto la risposta a questa domanda non è univoca, perché dipende dall’utilizzo che si fa della e-Mtb e dalle caratteristiche dell’utente.
Personalmente trovo una batteria da 800 Wh più versatile, perché, pesando quasi 90 Kg e vivendo ai piedi delle montagne, mi permette di affrontare uscite molto impegnative.
A complicare piacevolmente le cose c’è il caso Avinox: motore potente, batteria da 800 Wh e leggerezza statica elevata, ovvero un riferimento per versatilità.
Infatti, proprio versatilità e drive unit hanno permesso ad AmFlow e Teewing di raggiungere una posizione così ragguardevole nella classifica.
Quindi, riassumendo, ecco la classifica delle 10 migliori e-Mtb full power che ho provato con le valutazioni delle 4 voci:
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